Chi deve rinunciare al ricorso per poter accedere alla rottamazione 2023

Nell’edizione rottamazione cartelle 2023 resta il requisito della rinuncia al ricorso. E cosa succede per chi ha già un giudizio pendente?

di , pubblicato il
rottamazione cartelle

Una rottamazione cartelle 2023 light. Una versione di pace fiscale più sobria nella bozza del testo della manovra di bilancio 2023 rispetto a quella che si era annunciata.

La Legge di bilancio oggi, 28 novembre 2022, dovrebbe già approdare alla Camera per l’inizio dell’iter parlamentare che porterà alla versione definitiva. Iter che dovrà concludersi entro la fine di quest’anno se non si vuole rischiare l’esercizio provvisorio.

Una mano alle famiglie italiane, oberate da una situazione di vivibilità quotidiana divenuta quasi insostenibile, arriva con alcune misure finalizzate ad annullare alcuni debiti con il fisco e altre misure dirette a spalmarne il pagamento a condizioni vantaggiose.

La guerra dei prezzi continua, e oggi pur volendo pagare un debito fiscale non ci si riesce perché o si pensa a pagare bollette di luce e gas e a sfamarsi o a pagare una cartella esattoriale.

In pratica, non si riesce a pagare un debito non per intenzione di evadere ma perché effettivamente manca quella liquidità necessaria per poterlo fare.

Lo stralcio fino a 1.000 euro (come funzionerà)

Nella versione rottamazione cartelle 2023 rientra lo stralcio dei carichi fino a 1.000 euro, affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015.

In pratica, il testo in circolazione della manovra (come licenziata dal Governo) dice che saranno automaticamente annullati, alla data del 31 gennaio 2023, i debiti di importo residuo, fino a 1.000 euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015.

In sostanza tutti i debiti iscritti al ruolo dal 2000 al 2015, saranno automaticamente cancellati (quindi senza necessità di fare alcuna domanda) purché di importo non superiore a 1.000 euro.

Si tenga presente che la norma si riferisce al singolo debito e non alla cartella. Pertanto alla singola imposta. Per fare un esempio, laddove un cittadino abbia un debito iscritto a ruolo che si riferisce all’omesso versamento IRPEF di 900 euro (anno 2012) e ne ha anche uno di 800 euro riferito all’IRAP (anno 2014), saranno automaticamente annullati entrambi.

Tale operazione di annullamento sarà fatta entro il 31 gennaio 2023. L norma dice anche che resteranno definitivamente acquisite le somme versate anteriormente alla data dell’annullamento. Quindi, le somme già pagate dal cittadino prima dell’annullamento non formeranno oggetto di rimborso.

Rottamazione cartelle, la rinuncia al ricorso

C’è poi la vera rottamazione cartelle.  Sarebbe la quater dopo la rottamazione ter. Parliamo della definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022.

Si tratta della possibilità di pagare solo l’imposta, senza sanzione e interessi.

Nel testo attuale, è detto che sarà possibile pagare in unica soluzione (entro il 31 luglio 2023) oppure in un numero massimo di 18 rate, scadenti il:

  • 31 luglio 2023
  • 30 novembre 2023
  • 28 febbraio 2024
  • 31 maggio 2024
  • 31 luglio 2024
  • 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2024.

Chi intende aderire a questa edizione della rottamazione cartelle dovrà presentare domanda (all’Agenzia Entrate Riscossione) entro il 30 aprile 2023.

C’è però un’importante condizione da rispettare, ossia rinunciare al ricorso. Inoltre chi presenta domanda e ha eventuali giudizi già pendenti riguardanti quel debito, dovrà indicare nella domanda stessa di rinunciarci.

Ribadiamo che quanto illustrato in questo articolo potrà essere oggetto di successivi aggiornamenti per via di eventuali modifiche apportare al testo della manovra in esame parlamentare.

Argomenti: , ,