Permessi legge 104, posso usarli per portare mia figlia in vacanza?

Permessi legge 104, possono essere usati per andare al mare con il familiare con handicap grave?

di Angelina Tortora, pubblicato il
Permessi legge 104 e lavoro notturno

Permessi legge 104 per assistere il familiare con handicap grave, il quesito di un nostro lettore:

Buongiorno, sono il padre di una ragazzina certificata disabile totale senza revisione.
Ci alterniamo con mia moglie nell’assistenza ma solo io usufruisco dei permessi 104 (3 giorni al mese).
Le chiedo, se decidessi di portare mia figlia a trascorrere qualche giorno in vacanza, brevi periodi durante i quali la ragazzina necessita di assistenza come a casa, potrei usufruire in quel periodo dei permessi 104. Ovviamente intendo dire che la ragazza sarebbe sempre con me e mia moglie.  Grazie

Permessi legge 104 per la figlia con disabilità grave

L’art. 33 della legge 104/92 prevede che la persona con handicap grave possa essere assistita dal familiare che ne abbia i requisiti previsti dalla legge.

In merito al quesito posto dal nostro lettore, sono intervenute due sentenze della Corte di Cassazione, che si sono espresse su due casi il 4984 del 4 Marzo 2014 e, 8784 del 30 aprile 2015. Le storie esaminate riguardano persone che, durante i giorni di permesso, vengono trovate in vacanza, oppure fuori città o a feste. Spesso ci viene chiesto cosa posso o non posso fare nei tre giorni di permesso concessi per assistere il familiare con handicap grave possessore della legge 104 art. 3 comma 3.

La normativa, non arriva a specificare esattamente i compiti o le attività che è possibile svolgere durante le ore di permesso legge 104/92. Certamente, andare ad una festa o partire per le vacanze durante queste giornate, non è un comportamento corretto.

Tutela della piena integrazione

La Legge 104/92 nasce per promuovere e tutelare la piena integrazione della persona con disabilità nella società e nel mondo del lavoro, attraverso l’adozione di misure necessarie che passano anche per il diritto alla assistenza.

La persona con disabilità ha il diritto di ricevere assistenza per potersi integrare nella società, quello che la legge tutela.

La natura di questa agevolazione, non prevede che l’assistenza sia erogata espressamente per accudire fisicamente la persona, l’assistenza infatti può esplicitarsi anche in attività che sono di aiuto o di supporto alla persona con disabilità, come ad esempio l’acquisto di un medicinale, il pagamento di una bolletta, o altro.

Permessi legge 104, cosa è possibile fare durante le ore di assistenza?

La normativa, non prevede neanche che, durante le ore di assistenza, il familiare debba rimanere a contatto con la persona da assistere e, certamente, non vi è un elenco di attività possibili o lecite.

Su questo interviene un interpello del Ministero del Lavoro, il numero 30, del 6 Luglio 2010, nel quale il Ministero si esprime sulla possibilità di utilizzo del congedo straordinario, D.Lgs 151/2001, (una agevolazione differente rispetto ai permessi ma, è la motivazione espressa che qui ci interessa) per assistere il familiare con grave disabilità, qualora questi presti a sua volta attività lavorativa nel periodo di godimento del congedo da parte del familiare che presta assistenza.

Interpello del Ministero del LAvoro n. 30/2010

Nell’interpello si legge “non sembra conforme allo spirito della normativa porre, a priori, un limite alla fruizione del congedo da parte di colui che assiste il familiare disabile. Tale prassi risulterebbe peraltro in contrasto con i principi formulati dalla L. n. 104/1992 che mira invece a promuovere la piena integrazione del disabile nel mondo del lavoro e l’adozione delle misure atte a favorirla, così come in contrasto con le finalità di cui alla L. n. 68/1999. Infatti, l’assistenza si può sostanziare in attività collaterali ed ausiliarie rispetto al concreto svolgimento dell’attività lavorativa da parte del disabile, quali l’accompagnamento da e verso il luogo di lavoro, ovvero attività di assistenza che non necessariamente richiede la presenza del disabile, ma che risulta di supporto per il medesimo (ad esempio prenotazione e ritiro di esami clinici).”

Conclusioni

Riteniamo che assistere quotidianamente una persona con disabilità grave, sia un compito gravoso, non solo per la fatica fisica che questo comporta ma, anche, per la fatica psicologica del trovarsi accanto una persona che, spesso, dipende completamente da chi assiste. Inoltre le ore di permesso e le agevolazioni lavorative in generale, non sono certamente sufficienti a prestare una assistenza adeguata, soprattutto nei casi più gravi. In sostanza, crediamo non rientri in un comportamento contro la norma, pensare che, durante le ore di permesso 104 o durante i giorni di congedo straordinario, il familiare che assiste, possa poter utilizzare, detto tempo anche per riposarsi dalla fatica che l’assistenza ad una persona con grave handicap comporta ma, siamo anche dell’idea che, non debba essere possibile stravolgere la natura dell’impianto normativo.

In base concetto, chiedere il congedo legge 151 o i permessi Legge 104, per accompagnare il familiare con handicap grave in vacanza non dovrebbe costituire un comportamento illegittimo e sanzionabile.

Fonte: Se hai domande o dubbi, contattami: [email protected]

Giorgia Di Cristofaro (Superabile)

Interpello del Ministero del Lavoro, il numero 30, del 6 Luglio 2010

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Lettere, Quesiti permessi legge 104, News diritto, Legge 104