Pensioni: ecco quando 18 anni di contributi valgono 20 o 40 ne valgono 42

Le maggiorazioni contributive che permettono di potenziare la contribuzione versata e raggiungere i requisiti utili alle pensioni.

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Nel sistema previdenziale quando si parla di maggiorazioni, si fa riferimento 9 volte su 10 a quelle somme aggiuntive sulle pensioni collegate a determinate situazioni reddituali e patrimoniali dei pensionati e delle loro famiglie. In altri termini si tratta di somme aggiuntive che l’Inps liquida ai pensionati nel momento in cui hanno un trattamento pensionistico troppo basso, al di sotto o quantomeno prossimo, alla soglia della povertà. Ma le maggiorazioni secondo il sistema previdenziale sono anche quelle relative ai contributi previdenziali versati. Infatti spesso i contributi previdenziali che un lavoratore versa, valgono di più. Esistono infatti maggiorazioni per chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età, oppure quelle per le lavoratrici che durante la carriera hanno avuto dei figli. E poi ci sono le maggiorazioni per tante altre tipologie di lavoratori con problematiche varie o con particolari attività lavorative svolte.

“Buonasera, mi chiamo Gianna ed ho un quesito da porvi.

Prima di tutto vi spiego la mia situazione. Ho fatto sempre lavori di poche settimane al mese, tutti nel settore privato. Inoltre o 66 anni di età (compiuti a luglio) e sto verificando la possibilità di andare in pensione. Ho contributi anche prima dei 18 anni di età (11 mesi), ho avuto 3 figli ed ho un marito di 70 anni che prende una pensione di 590 euro al mese. Ancora oggi lavoro, anche se non ho il posto fisso. Mi trovo con 18 anni di contributi circa, almeno stando a quanto mi ha detto il mio CAF. Non lo so se avrò la possibilità di andare in pensione l’anno prossimo a luglio al compimento del mio 67imo anno di età. Qualcuno mi dice però che possono godere di sconti e aumento dei contributi sia perché ho iniziato a lavorare minorenne che per il fatto di aver avuto 3 figli.
Di cosa si tratta effettivamente?”

La maggiorazione contributiva per chi ha avuto figli

Per le donne si può sfruttare la maggiorazione contributiva di 4 mesi per ogni figlio avuto fino ad un massimo di un anno. In pratica, 4 mesi di sconto a figlio o 4 mesi di aggiunta di contribuzione per figlio avuto. Una possibilità questa che riguarda però solo lavoratrici che entrano nel perimetro delle pensioni contributive. In termini pratici, lavoratrici che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996, oppure quelle che optano per il calcolo contributivo nonostante siano dentro il sistema misto. Una occasione anche per quelle che possono utilizzare il computo nella Gestione Separata INPS.

Per chi ha iniziato col retributivo nulla da fare

Per la nostra lettrice queste normative rappresentano un muro praticamente insormontabile per poter godere della maggiorazione di 4 mesi per ogni figlio avuto. Avendo iniziato a lavorare prima dei 18 anni ed avendo la lettrice 66 anni compiuti, significa che la sua carriera ha avuto i natali prima del primo gennaio 1996, ovvero nel sistema retributivo. La maggiorazione contributiva per le mamme scatta solo a condizione che la carriera sia iniziata prima. Va verificata solo la possibilità di optare per il sistema contributivo, anche se appare difficile vista la frammentarietà della carriera della stessa lavoratrice. Dovrebbe approfondire la sua situazione contributiva al Patronato e verificare le varie opzioni di pensionamento per lei disponibili.

La maggiorazione per le pensioni dei precoci

Aver iniziato la carriera dopo il 1996 è un vantaggio perché permette pensionamento anticipato già a 64 anni di età con 20 anni di contributi ed una pensione pari ad almeno 1.310 euro, cioè 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale vigente alla data del pensionamento. Ma aver iniziato a lavorare dopo il 1996 è uno svantaggio perché non permette il pensionamento di vecchiaia a 67 anni di età con 20 anni di contributi per chi non raggiunge una pensione superiore a 700 euro al mese, cioè pari o superiore a 1,5 volte l’assegno sociale prima citato.

È vero però che i contributivi puri, che non hanno versamenti al 31 dicembre 1995 possono godere della maggiorazione contributiva per ogni periodo di contribuzione versato antecedente il 18imo anno di età.

Quando i contributi valgono 1,5 volte per le pensioni

Ogni anno di lavoro versato prima dei 18 anni (vale anche per le frazioni di anno e non solo per l’anno intero), vale 1,5 volte. Evidente che trattandosi di una opportunità dedicata ai contributivi puri, è un vantaggio che potranno sfruttare in futuro quanti oggi sono ancora giovani per una pensione. La nostra lettrice è tagliata fuori anche da questo. Infatti è vero che la sua carriera è iniziata prima della maggiore età, ma avendo oggi 66 anni, i contributi da minorenne ricadono nel sistema retributivo per forza, e quindi prima del 1996.

L’assegno sociale è una possibilità per chi non ha diritto alla pensione

Per la nostra lettrice, pare che non ci siano grandi possibilità di andare in pensione. A meno che non si trovi una strada alternativa come la prosecuzione volontaria. Serve però l’autorizzazione dell’INPS ed una procedura non certo facile. Anche lavorando da oggi al mese di luglio 2023 e quindi ai suoi 67 anni, non raggiungerà mai i 20 anni di contributi. Potrebbe verificare se ha contributi da riscattare (laurea per esempio, nel caso in cui la lettrice avesse completato il percorso universitario). Oppure se ha versamenti in gestioni previdenziali diverse.

A 71 anni la pensione di vecchiaia non la toglie nessuno

A 67 anni però la nostra lettrice avrebbe diritto all’assegno sociale. Sempre che, non ci siano molti altri redditi oltre alla pensione del marito (importo che non dovrebbe precludere la possibilità per la lettrice). Altrimenti, tutto slitterebbe a 71 anni di età con la pensione di vecchiaia per cui bastano 5 anni di versamenti.

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