Pensione futura, la bomba sui quarantenni di cui non si parla

La pensione dei quarantenni sarà da fame. Eppure nessuno si preoccupa di loro, se non di tenerli più a lungo al lavoro.

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La pensione dei quarantenni sarà da fame. Eppure nessuno si preoccupa di loro, se non di tenerli più a lungo al lavoro.

Tutti alla ricerca della soluzione migliore per andare in pensione prima. La fine di quota 100 il 31 dicembre 2021 ha scatenato un ampio dibattito politico per trovare una soluzione che accontenti tutti.

E’ pacifico che per rendere sostenibile il sistema pensionistico italiano bisogna eliminare le pensioni anticipate. O quanto meno penalizzarle, sulla scorta di quanto avvenuto con Opzione Donna.

Pensione futura, ai giovani non pensa nessuno

In questo senso, la proposta di Tridico per una pensione flessibile, a tappe, sarebbe la soluzione ideale. Ma a quanto pare non la si vuole prendere in considerazione più di tanto e si punta ancora sulle quote.

Nessuno si preoccupa quindi di chi verrà dopo, cioè dei quarantenni lavoratori. Cioè quella generazione di nati negli anni 80 e che andranno in pensione con un monte contributivo poco rivalutato e con un sistema di calcolo puramente contributivo.

A conti fatti, si tratta di una beffa. Il tasso di sostituzione per chi potrà vantare una carriere lavorativa senza interruzioni e con una retribuzione discreta, sarà del 55-60%. Chi oggi guadagna 1.500 euro al mese, avrà quindi una pensione poco più che dimezzata.

Senza parlare di chi avrà accumulato lavori saltuari, mal pagati, con vuoti contributivi e periodi di disoccupazione. Il che pare sia diventata la regola oggi come oggi. Per costoro la pensione arriverà dopo i 70 anni e sarà una prestazione da fame.

Assegni da fame per i quarantenni

Eppure il governo Draghi sembra non preoccuparsi dei giovani. Cioè di coloro che lavorando sostengono le pensioni degli anziani, di coloro che hanno lasciato il lavoro magari dopo soli 19 anni e 6 mesi di lavoro (bay pensionati) o di chi ha ricevuto il premio della pensione retributiva senza adeguate coperture.

Il peso di questo sfacelo ricade unicamente sui giovani di oggi. E nessuno sembra preoccuparsene. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 non potrà beneficiare nemmeno della pensione integrata al minimo (515 euro al mese).

Il presidente del Inps Pasquale Tridico ha più volte messo in evidenza la necessità di occuparsi dei giovani che dovrebbero essere sempre più incentivati nel mercato del lavoro.

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