Monete da 1 e 2 centesimi addio: dal 1° gennaio non sono più prodotte, che cosa cambierà

Le monetine da 1 e 2 cent vanno in pensione, la Zecca non le conia più dal 1 gennaio. Ecco i nuovi scenari.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Le monetine da 1 e 2 cent vanno in pensione, la Zecca non le conia più dal 1 gennaio. Ecco i nuovi scenari.

Dal 1° gennaio 2018 addio alle monetine da 1 e 2 cent. La Zecca non le conia più dall’inizio dell’anno ma le odiate monete di rame continueranno a circolare fino ad esaurimento.

Che cosa cambierà con l’addio delle monetine

Finalmente, sarebbe il caso di dirlo, le monete da 1 e 2 centesimi che tanto ci disturbano e che non di rado non vengono neppure accettate dalle macchinette per pagare i parcheggi saranno tolte dalla circolazione. Quelle già attive rimarranno valide, dunque tutte quelle che abbiamo ancora nel nostro portafoglio saranno sempre legali ai fini dei pagamenti fino a quando esisteranno fisicamente. La loro produzione però è stata stoppata da inizio gennaio.

Prezzi in salita?

Le conseguenze dello stop alle monetine saranno un risparmio di 20 milioni di euro da usare per l’ammortamento dei titoli di Stato ma come scrive il Fatto Quotidiano il pericolo potrebbe essere una crescita dei prezzi. L’addio ai ramini da un lato sembra positivo, considerando che il più delle volte creano solo disagio, ma lo stop alla produzione potrebbe causare un rincaro dei prezzi anche se di solito i pagamenti in contanti vengono arrotondati per eccesso o per difetto al multiplo di 5 più vicino.

Da quando è entrato in vigore l’euro, di monetine da 1 o 2 cent ne sono state prodotte 6 miliardi, un costo per lo Stato pari, rispettivamente, a  4,5 centesimi e 5,2 centesimi a moneta. Molti paesi come Finlandia, Olanda, Irlanda e Belgio hanno già optato per l’arrontondamento a 5 centesimi. L’abolizione delle monetine da 1 o 2 cent di fatto porterà ad un risparmio per le casse dello stato ma non si può dire che il pericolo aumento prezzi sarò scongiurato. A spiegare la situazione è Vincenzo Donvito, presidente dell’ADUC, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori: “Se nel 2016, le famiglie italiane hanno speso quasi 11 miliardi e mezzo di euro per la spesa alimentare complessiva, partendo da un aumento medio dei prezzi dello 0,2% causato da un arrotondamento per eccesso (passando da 10,58 euro a 10,6 euro), si scopre che quella stessa spesa potrebbe aumentare di circa 23 milioni all’anno. Vale a dire il risparmio ottenuto dallo Stato non coniando i ramini. Vale allora la pena non produrre più queste monete ? ”

In un paese come il nostro, in cui il contante sembra ancora avere la meglio rispetto ai pagamenti con carta, il problema potrebbe porsi nei casi di quei prezzi come 0,99 centesimi per cui il pericolo rincaro non è proprio un’utopia. L’unica soluzione sarebbe quella di pagare con carte di debito, app o carte di credito per bypassare quei prezzi che finiscono per 0,99 cent.

Leggi anche: Monete da 1 e 2 centesimi: addio dal 1 gennaio 2018, effetti sull’economia

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