Mobbing: che cos’è, come difendersi e quando si può denunciare

Che cos’è il mobbing sul lavoro, come difendersi e come chiedere il risarcimento del danno.

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Che cos’è il mobbing sul lavoro, come difendersi e come chiedere il risarcimento del danno.

In quest’articolo cerchiamo di capire che cos’è il mobbing sul lavoro, come nasce e come ci si può difendere denunciandolo.

Quando scatta il mobbing

Il tema del mobbing sul lavoro è sempre controverso perché è collegato alla supremazia di fatto del datore di lavoro nei confronti del dipendente. Nonostante la legge offra garanzie civili e tutele penali per il lavoratore vittima di mobbing, non è sempre facile capire quando esiste e, soprattutto, quando denunciare il datore di lavoro. Il mobbing si considera tale quando si ripetono delle condotte illecite del datore di lavoro, come maltrattamenti, degradazioni, lesioni della dignità con lo scopo di ostacolare la crescita del dipendente, offendendolo e portandolo a licenziarsi pur di liberarsi da questi soprusi. In poche parole per esserci mobbing deve esserci la volontà di far soffrire il lavoratore e ostacolarlo. Molto importante è anche la durata del mobbing, che per dirsi tale deve durare per più tempo e non solo per pochi giorni. Il mobbing riguarda anche i colleghi di lavoro o superiori e non solo il datore di lavoro.

Alcuni esempi di mobbing sono il demansionamento, cioè quando si costringe il dipendente a svolgere mansioni inferiori rispetto a quelle per cui era stato assunto, oppure tutte quelle situazioni in cui si fa sentire il dipendente inadeguato e umiliato. Anche l’emarginazione sul lavoro è considerato mobbing, così come le critiche, la diffusione di notizie false, le maldicenze, la persecuzione e la limitazione alla possibilità di carriera nei confronti di un lavoratore. Sono altresì mobbing i provvedimenti di trasferimento, sanzioni disciplinari e visite mediche fiscali reiterate. Come detto in precedenza questi comportamenti devono avvenire per più tempo e non occasionalmente. Inoltre, deve esserci l’elemento personale nei confronti di uno specifico dipendente. La Cassazione ha dichiarato che per sussistere il mobbing devono esserci questi cinque elementi: comportamenti ostili in serie, ripetitività dei maltrattamenti per un adeguato periodo di tempo, che è di circa 6 mesi, il danno della salute e del decoro del dipendente, l’intento persecutorio e un rapporto di causa-effetto tra il comportamento del datore e il danno subito dalla vittima. In mancanza di questi elementi si può parlare di straining, ossia una forma di mobbing più leggera che non prevede comportamenti sistematici e una frequenza alta.

Questo presuppone la posizione di inferiorità di chi li subisce, la frequenza di comportamenti sfavorevoli, l’ambiente di lavoro e atteggiamenti come misure disciplinari ingiustificate etc.

Come difendersi

Per difendersi dal mobbing il dipendente deve dimostrare tutti gli elementi citati. Egli può licenziarsi per giusta causa e conseguire l’assegno di disoccupazione, presentare un ricorso urgente in tribunale, rifiutarsi di lavorare e chiedere il risarcimento del danno. Quest’ultimo è compreso nelle regole generali su tutti i danni patiti dal lavoratore patrimoniali e non patrimoniali.

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