Troppo lavoro ed esaurimento nervoso: si possono chiedere malattia o invalidità?

Troppo lavoro genera stress correlato: quando può dare diritto ad assenza per malattia ed essere considerato perfino invalidante?

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Troppo lavoro genera stress correlato: quando può dare diritto ad assenza per malattia ed essere considerato perfino invalidante?

“Sono esaurito per il lavoro”: alzi la mano chi, in un periodo di forte stress a lavoro, non ha pronunciato per sfogo una frase del genere lamentandosi con il partner, con gli amici o i parenti. Ma la situazione può degenerare e comportare una diagnosi medica. In questo caso lo stress per il troppo lavoro o le eccessive responsabilità e pressioni nella gestione degli incarichi rientra nella sindrome da burnout, o esaurimento nervoso, e ha effetto anche a livello di assenza per malattia.

Sindrome burnout: come riconoscere i sintomi della malattia

Chi soffre da stress per troppo lavoro può manifestare affaticamento, irascibilità e sbalzi di umore, attacchi di panico, disturbi psicosomatici (dermatite, gastrite, mal di testa, tachicardia etc). Accenni di questi sintomi probabilmente, soprattutto in alcuni periodi a ridosso di scadenze importanti, occorrono a tutti ma se la situazione degenera la malattia può essere invalidante.

Stress da lavoro: ecco quando l’Inail riconosce malattia o inabilità

Di per sé lo stress da lavoro correlato non è qualificabile come malattia. Tuttavia può diventarlo ed essere indennizzato dall’Inail come malattia professionale se comporta danni fisici o psicologici al lavoratore stressato. E in alcune sentenze è stata riconosciuta anche l’inabilità per stress da lavoro: certamente quest’ultima rappresenta un’ipotesi rara ed estrema soprattutto perché occorre che sia dimostrabile il nesso tra causa ed effetto. Più facile è questa prova nei casi in cui, per esempio, il burn out deriva da pratiche non lecite come il mobbing.

La depressione (disturbo depressivo maggiore, Mdd) è oggi considerata una patologia invalidante al pari di altre infermità fisiche. Di seguito le tabelle che descrivono la percentuale di invalidità della depressione:

– sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
– sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
– sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31 al 40%;
– sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
– sindrome depressiva endogena media: dal 41 al 50%;
– sindrome depressiva endogena grave: dal 71 all’ 80%;
– nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media gravità: dal 21 al 30%;
– nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%;
– nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41 al 50%;
– nevrosi ansiosa: 15%;
– psicosi ossessiva: dal 71 all’ 80%.

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