Gravidanza dopo i 35 anni: è sempre a rischio per le lavoratrici?

Gravidanza dopo i 35 anni è sempre da considerare a rischio? Ecco i diritti delle donne incinta che lavorano.

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Gravidanza dopo i 35 anni è sempre da considerare a rischio? Ecco i diritti delle donne incinta che lavorano.

Sempre più donne hanno il primo figlio dopo i 35 anni per scelta o necessità di studio o lavoro o ancora economiche e di certo questo, oggi, a livello sociale non stupisce affatto. Ma natura e fisico si sono adeguati ai tempi che cambiano? Cosa dire dell’orologio biologico e dei rischi connessi al parto, soprattutto al primo? Le gravidanze over 35 anni sono tutte a rischio?

A chiedere una maggiore sensibilizzazione sulla questione è l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineando come, nell’85% dei casi non si registrano complicanze legate all’età mentre, nel restante 15% le donne richiedono un monitoraggio intensivo.

Non creare allarmismi e accettare i cambiamenti sociali (basti pensare che un tempo erano considerate “attempate” le donne che avevano il primo figlio a 25 anni) non significa negare fattori naturali. Un recente studio americano pubblicato da PLoS Medicine e basato su un campione di 828.269 donne nello Stato di Washington, analizzate dal 2003 al 2013, ha confermato di recente che partorire il primogenito dopo i 35 anni aumenta il rischio di complicanze in gravidanza fino al 20% rispetto a gestanti di età compresa tra i 25 e i 29 anni.

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Gravidanza a rischio: diritto delle donne sul lavoro e maternità anticipata

In caso di gravidanza considerata a rischio alle gestanti viene imposto riposo e, quindi, le lavoratrici possono richiedere la maternità anticipata percependo la relativa indennità Inps prima del periodo di congedo maternità tradizionale. E’ un diritto che viene riconosciuto sempre alle donne che svolgono lavori usuranti o mansioni fisiche pesanti o che lavorano in ambienti potenzialmente nocivi per la salute della donna e del bambino.

Documenti necessari per richiedere la maternità anticipata 2017 sono:
• certificato di gravidanza;
• documentazione medica del ginecologo che attesta la gravidanza a rischio;
• documento di identità.

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