Dopo Quota 102 non ci sarà una riforma pensioni che dura tre anni: Draghi spiega perché

La riforma della pensioni è necessaria per dare certezze ai contribuenti, anche attraverso un confronto con i sindacati.

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Quota 102 è solo una misura di carattere temporaneo, la riforma delle pensioni va attuata al più presto per dare certezza ai contribuenti su come e quanto poter andare in pensione. A tal fine è essenziale un confronto costruttivo con i sindacati.

In sintesi, può essere così riassunto l’intervento del Premier Mario Draghi durante la conferenza di fine anno.

Quota 102 e riforma delle pensioni. Dalle misure temporanee a quelle durevoli

Il prossimo anno sarà possibile andare in pensione in anticipo rispetto ai requisiti fissati dalla Legge Fornero grazie alla c.d. quota 102. Quota 102 che prenderà il posto di quota 100. Grazie a quota 102, si potrà andare in pensione con un requisito anagrafico pari a 64 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Sia quota 100 che quota 102 sono misure di carattere temporanee. I contribuenti hanno bisogno di maggior certezza sulle condizioni da rispettare per andare in pensione. Superando i limiti evidenti della Legge Fornero.

Da qui la necessità di porre le basi per una vera riforma delle pensioni.

L’apertura di Draghi e l’incontro con i sindacati

Oggi Draghi incontrerà i sindacati pochi giorni dopo lo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil.

Il primo passo è la discussione sulla modifica della Legge Fornero.

Durante il suo intervento nella conferenza stampa di fine anno, sulle pensioni, Draghi ha dichiarato che:

C’è stata una catena infinita di riforme durate 30 anni. Questo continuo riformare inietta una incertezza nelle persone che ha effetti negativi sulle abitudini di consumo e investimento e quindi sulla crescita economica”.

Insomma, “bisogna dare ai pensionati la certezza che il sistema non cambi ogni 3 anni”. Sulla riforma delle pensioni,  “l’apertura del tavolo con i sindacati sulle pensioni era mia intenzione già un mese e mezzo fa” e  “i provvedimenti presi in manovra sono transitori, per affrontare il prossimo anno: che servisse una riforma più ampia mi pareva normale”.

Diverse le questioni da affrontare: “Una maggiore flessibilità in uscita, come si fa ad avere un sistema che garantisca un certo livello di pensioni per giovani e precari; cosa si può fare per riprendere la strada della previdenza complementare; oggi chi va in pensione e vuole continuare a lavorare viene punito”.

Dunque, si alla riforma, nel rispetto della sostenibilità del sistema contributivo.

Insomma, misure permanenti e sostenibili.

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