Certificazione Unica 2023, focus sulle sanzioni

L’omesso, tardivo o errato invio della Certificazione Unica 2023 non resta impunito. Ecco un focus completo sulle sanzioni

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Certificazione Unica 2023 focus sanzione

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato qualche giorno fa il modello definitivo Certificazione Unica 2023 (anno d’imposta 2022).
Un modello che oltre ad essere consegnato dal datore di lavoro al lavoratore (dipendente/collaboratore) deve essere inviato, dallo stesso datore di lavoro, anche all’Agenzia delle Entrate.

Sia per la consegna che per l’invio, occorre rispettare determinate scadenze. Che sono diverse a seconda che la Certificazione Unica sia necessario o meno per la predisposizione del Modello 730/2023 precompilato.

Le scadenze della Certificazione Unica 2023

Con la certificazione unica, ricordiamo, il datore di lavoro (azienda privata o pubblica) “certifica” le remunerazioni erogare e le ritenute d’imposta operate nell’anno d’imposta oggetto del modello. Quindi, del 2022 se ci riferiamo alla Certificazione Unica 2023.

Queste le scadenze che il datore di lavoro deve rispettare:

  • se trattasi di Certificazione Unica 2023 necessaria al 730 precompilato;
    • consegna al lavoratore entro il 16 marzo 2023;
    • invio all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo 2023.
  • laddove è una Certificazione Unica 2023 NON necessaria al 730 precompilato;
    • consegna al collaboratore entro il 16 marzo 2023;
    • invio all’Agenzia delle Entrate entro il termine di presentazione del Modello 770/2023 (anno d’imposta 2022). Ossia, entro il 31 ottobre 2023.

È un esempio di certificazione necessaria a 730 precompilato, quella da consegnare al lavoratore dipendente. È, invece, un esempio di certificazione NON necessaria al precompilato quella che certifica i compensi corrisposti a un professionista con partita IVA.

Se il rapporto di lavoro dipendente è cessato, la certificazione deve essere consegnata al lavoratore entro 12 giorni dalla cessazione.

Certificazione Unica 2023 omessa, tardiva o errata: le sanzioni

L’invio di una Certificazione Unica 2023 errata o comunque l’omesso invio non resta senza sanzioni. Il datore di lavoro, dunque, deve prestare particolare attenzione a questo adempimento se non intende sborsare altri soldi al fisco.

L’attuale sistema sanzionatorio al riguardo prevede una sanzione piena pari a 100 euro per ogni Certificazione Unica omessa, tardiva o errata, con un massimo di 50.000 euro per anno e per sostituto d’imposta.

Quindi, ad esempio, l’omesso invio di 4 certificazioni, comporta una sanziona complessiva di 400 euro.

Previsti però anche degli sconti su questa sanzione. È anche stabilito, infatti, che nel caso di invio di una Certificazione Unica 2023 errata entro il termine ordinario, ossia 16 marzo 2023 o 31 ottobre 2023 a seconda del caso, il sostituto d’imposta può inviarne un’altra a correzione della precedente. Se ciò è fatto entro 60 giorni dal citato termine, la sanzione sarà pari a 33,33 euro (ossia 1/3 di 100 euro) per ogni certificazione errata, con un massimo di euro 20.000 per anno e sostituto d’imposta.

Se, invece, fa ciò entro i primi 5 giorni, non si applicherà alcuna sanzione.

Esempio

Il datore di lavoro invia la Certificazione Unica 2023 di un lavoratore il 14 marzo 2023. Il 17 marzo si accorge che quella certificazione è errata.

Quindi:

  • se la corregge e la invia entro i primi 5 giorni dal 16 marzo, ossia entro il 21 marzo, non ci sarà nessuna sanzione;
  • se la corregge e invia dopo i 5 giorni ma entro 60 giorni dal termine ordinario, quindi entro il 15 maggio 2023, ci sarà la sanzione di 33,33 euro.

Se però lascia passare anche i 60 giorni, la sanzione sarà quella piena. Vale a dire 100 euro.

Trovi qui le istruzioni e modello Certificazione Unica 2023.

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