Capienza fiscale: cos’è e come si calcola

Con il termine di capienza fiscale si intende la tua capacità, in base a quanto guadagni, di abbattere l'imposta sul reddito e recuperare i bonus

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Ci sono delle circostanze che ci portano ad usare con frequenza termini tecnici fino ad allora sconosciuti. In questo periodo chi cerca info sul bonus 110, potrebbe aver sentito parlare spesso di capienza fiscale. E potrebbe anche aver letto che la capienza fiscale è indispensabile per la detrazione del 110 e che i soggetti che non ne hanno a sufficienza, potranno valutare la cessione del credito. Ma che cosa si intende esattamente con questa espressione?

 

Che cos’è la capienza fiscale

Che cosa si intende con capienza fiscale? Equivale al

“la capacità del contribuente di abbattere l’imposta sul reddito utilizzando le detrazioni dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche”.

Come si calcola

La capienza di un contribuente si calcola partendo dall’imposta lorda dovuta (risultante dalla propria dichiarazione dei redditi). Questa andrà rapportata alla rata annuale da detrarre. Se il reddito dovesse variare, questo confronto andrà rifatto.

Esempi

Sappiamo che le detrazioni permettono di recuperare una percentuale della spesa, entro un tetto massimo prestabilito. Sulla base di questa regola possiamo fare alcuni esempi di calcolo della capienza fiscale.

  • Caso 1 – “Il contribuente A ha effettuato lavori di ristrutturazione per un importo pari a 40.000 euro: in teoria potrebbe detrarre il 50% della spesa, ovvero 20.000 euro in dieci rate annuali da 2.000 euro ciascuna. Immaginiamo che debba corrispondere un’Irpef lorda annuale di 3.000 euro l’anno. In questo caso la capienza fiscale risulta ampiamente sufficiente.
  • Caso 2 – “Il contribuente B ha speso 150.000 euro per una grossa ristrutturazione e ha un’Irpef lorda di 4.000 euro. Potrà portare in detrazione il 50% di 96.000 euro (perché la spesa supera il tetto massimo) ossia 48.000 euro, in dieci rate da 4.800 euro. In questo caso la capienza non basta perché l’importo da detrarre annualmente (4.800 euro) è superiore all’imposta lorda dovuta (4.000 euro).
    I restanti 800 euro che eccedono andranno persi.
  • Caso 3 – “Il contribuente C, sta portando in detrazione alcune spese ma, per un anno dei dieci, si ritrova nella no-tax area. Questa rata della detrazione si considera persa e non può essere recuperata dopo i dieci anni né nelle dichiarazioni successive. Non è neanche possibile trasferire al coniuge questa singola rata. I familiari conviventi possono dividere la detrazione, ma questo deve essere stabilito subito, al momento di pagare il lavoro in casa oggetto di incentivo.

No tax area e cessione del credito per la detrazione

Chi rientra nella cosiddetta no-tax area non può portare in detrazione i bonus come quello ristrutturazione e simili. In questa area agevolata che permette di non pagare l’Irpef accedono i redditi bassi. La soglia è fissata in base alla categoria di appartenenza, ossia:

  • 8.000 euro per dipendenti e pensionati
  • 4.800 euro per autonomi occasionali o cessione di diritti d’autore
  • 500 euro per chi percepisce solo redditi da terreni, redditi agrari e redditi dei fabbricati
  • 185,92 euro per redditi provenienti esclusivamente da terreni
  • 28.158,28 euro per compensi per attività sportive dilettantistiche
  • 65.000 euro di compensi derivanti da attività da lavoro autonomo se si opta per il regime forfettario.

In questo caso, non puoi usufruire delle tradizionali detrazioni fiscali, ma potresti optare per la cessione del credito per incapienti o per lo sconto in fattura. In entrambi i casi trasferisci a terzi la detrazione.

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