Bufale online: chi ci guadagna? L’inchiesta de Le Iene

Siti di bufale e catene di false notizie sui social: vi siete mai chiesti perché? Ecco chi ci guadagna e cosa hanno scoperto Le Iene

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Siti di bufale e catene di false notizie sui social: vi siete mai chiesti perché? Ecco chi ci guadagna e cosa hanno scoperto Le Iene

Sul web ormai è spesso difficile distinguere tra notizie vere e false: le bufale online sono all’ordine del giorno e sui canali social, tramite le catene di Sant’Antonio e i click facili di chi condivide senza verificare la fonte, trovano terreno fertile per proliferare. Vi siete mai chiesti chi ci guadagna? Le Iene se lo chiedono da un po’: ecco cosa hanno scoperto.

Il business delle bufale online, ecco quanto vale e chi ci guadagna: la verità de Le Iene

Già a febbraio scorso Le Iene si erano occupate del business delle bufale online intervistando due figure cruciali in questo mondo dell’informazione e dis-informazione online, noti sul web per essere cacciatori di bufale: Paolo Attivissimo e David Puente. L’invito agli utenti è quello di non lasciarsi trasportare dalle reazioni emotive che una notizia genera ma di verificare sempre le fonti. La teoria sostenuta dal programma di inchiesta di Italia Uno è che, a differenza di quanto si pensa, con le bufale online si guadagna eccome, soprattutto tramite i banner pubblicitari sui siti (che spesso richiamano nel nome portali e giornali famosi per confondere l’utente). Matteo Viviani nell’ultima puntata de Le Iene andata in onda il 2 aprile è tornato sull’argomento bufale online. Il problema è che spesso queste bufale riguardano argomenti cruciali e delicati e diffonderle su internet può concorrere a generare allarmismi ingiustificati.

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