Bonus infissi con detrazione all’85%: la finestra va aperta non spalancata o si rischia l’effetto boomerang

L'aumento della detrazione per le ristrutturazioni e dell'ecobonus potrebbe riguardare anche il bonus infissi e serramenti. Tuttavia, un punto interessante di un operatore del settore, ci spiega perché potrebbe convenire fermarsi all'85%. 

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L'aumento della detrazione per le ristrutturazioni e dell'ecobonus potrebbe riguardare anche il bonus infissi e serramenti. Tuttavia, un punto interessante di un operatore del settore, ci spiega perché potrebbe convenire fermarsi all'85%. 

L’aumento della percentuale di detrazione per le ristrutturazioni e dell’ecobonus potrebbe interessare anche il bonus infissi e serramenti. Tuttavia, un punto interessante di un operatore del settore, ci spiega perché sarebbe forse più opportuno fermare l’aumento alla percentuale dell’85% (se non addirittura del 75%).

Nel decreto maggio potrebbero esserci novità importanti sulle detrazioni dei lavori in casa, più nello specifico potrebbero salire le percentuali detraibili per il bonus ristrutturazioni e ecobonus fino al 100 o addirittura 120%. L’idea è quella di rilanciare attraverso l’aumento dei bonus il settore edilizio che, come altri, ha risentito della crisi. A spiegare i possibili effetti controproducenti della misura è stato Francesco Mangione, manager di SPI Finestre. Operando nel settore Mangione ha chiaramente tutto l’interesse affinché gli incentivi su infissi e finestre siano più convenienti. Ecco perché il suo parere, riportato dalla rivista di settore Guidafinestra, assume un valore professionale ancora più alto.

Quale percentuale di spesasi potrà portare in detrazione su infissi e finestre con il nuovo bonus?

Certo l’ipotesi di un bonus finestre al 120% suona allettante ma, osserva l’imprenditore, potrebbe determinare un effetto boomerang per l’intero settore dei serramenti.

La sua analisi parte ricordando quello che accadde quando venne introdotto l’ecobonus: “in una certa regione d’Italia, che non nominerò perché l’adoro, avvenne che l’importo medio degli interventi di sostituzione delle finestre era ben tre volte tanto i costi imputati nel resto del territorio nazionale. C’è chi ci mise tutto dentro: le inferriate, le vasche Jacuzzi ecc. Ahi, i centri edili. Quando la cosa emerse nelle statistiche annue, anzitutto ci andò bene perché rischiammo la cancellazione tout court dell’ecobonus grazie alla mano pesante dell’allora ministro Tremonti. In secondo luogo, vi fu un immediato e silenzioso intervento dell’Agenzia e l’anno dopo, miracolosamente, tutto rientrò in linea nella media nazionale. Ma non è finita qui perché vi è sempre incombente su di noi la minaccia tombale annidata nei cassetti dei ministeri: il Decreto Edifici 2 con i prezzi minimi e massimi dei serramenti al metro“.

Sul carattere di urgenza degli interventi migliorativi a sostegno del settore edilizio dopo il Coronavirus, non ci sono dubbi: “Qualunque cosa” di migliorativo rispetto a oggi, direi, ma SUBITO!! Non possiamo aspettare oltre”.

Il problema, quindi, non sarebbe la linea del governo di aumentare le detrazioni sulle finestre e, in generale la percentuale per l’ecobonus, quanto l’aliquota a 100 o addirittura 120% che potrebbe distorcere l’obiettivo e aumentare il rischio di truffe. Non solo, si rischia di sfalsare il mercato e le scelte del consumatore su prezzo e qualità del prodotto: “verrebbe annullata la sana competizione che porta il consumatore a valutare, in primis le sue effettive esigenze e poi, a scegliere la migliore offerta qualità prezzo”.

L’intervista segue con un esempio pratico: “un serramento delle medesime dimensioni e con le medesime performance può costare al consumatore 500 euro oppure 3000. Dipende se si tratta di un serramento in PVC di colore bianco, ideale per una onorevole applicazione in un alloggio di edilizia popolare in uno stabile degli anni 60/70, in questo caso 500 euro.
Altra cosa è il medesimo serramento realizzato in acciaio corten o addirittura in lega di bronzo per un appartamento in palazzo storico al centro di Milano o di Roma. In questo caso, 3000 €.

E’ come un orologio da polso, dove la funzione sarà la medesima sia che tu acquisti uno Swatch da 100 euro oppure un Rolex da 10 mila. Nel caso dell’orologio ti dai un budget, guardi il tuo portafoglio e poi decidi. Se qualcuno ti paga l’orologio, la tua scelta non sarebbe ponderata e coerente con le tue vere esigenze”.

L’intervento si conclude con un accenno ad un altro tipo di truffa, speriamo un rischio marginale ma comunque da ipotizzare: venditori disonesti potrebbero accordarsi con i clienti sul gonfiare la fattura per poi spartirsi la parte in eccesso del bonus.

Da qui la conclusione: “ritengo che il limite massimo di bonus debba essere 85%. Naturalmente con tutte le ulteriori modalità affermate da Pietro. In primis, apertura cassetto fiscale mensile e 5 anni di detrazione e limite di 12/18 mesi. Per poi passare al 65%”.

 

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