Andare in pensione con la Quota 41, a riposo chi ha lavorato tanto e ricambio generazionale

Per andare in pensione con la Quota 41 non sarà il 2022 l'anno giusto. Ma ci sono chances che la misura possa essere accessibile a partire dal 2023. Le anticipazioni, gli scenari e le attese.

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Addio a Quota 41 per tutti è definitivo? Perché restiamo ancorati al requisito anagrafico

Per andare in pensione con la Quota 41 non sarà il 2022 l’anno giusto. Ma ci sono buone chances che la misura possa essere accessibile a partire dal 2023. Ovverosia, con la vera riforma sulle pensioni, quella strutturale senza passare dalla Quota 100 alla Quota 102. Così come succederà nel passaggio dal 2021 al 2022.

E senza andare di proroga in proroga così come previsto per l’Ape Sociale. Ed anche per Opzione Donna. Andare in pensione con la Quota 41 significherebbe dire addio al rispetto dei requisiti anagrafici. Basterebbero infatti 41 anni di contributi previdenziali obbligatori versati. E nessun vincolo di età. Così come è riportato in questo articolo.

Andare in pensione con la Quota 41, a riposo chi ha lavorato tanto e ricambio generazionale

Nel dettaglio, andare in pensione con la Quota 41, a partire dal 2023, potrebbe essere la misura cardine della riforma. Ed in tal caso il Governo italiano accoglierebbe le istanze dei Sindacati. Che da tempo, tra le varie proposte sul tavolo, caldeggiano proprio l’introduzione della Quota 41. Anche al fine di superare in maniera strutturale lo scalone della riforma Fornero.

Oltre andare in pensione con la Quota 41, i Sindacati al tavolo con il Governo italiano, da qui al mese di marzo del 2022, ribadiranno sostanzialmente delle posizioni già note. Ovverosia, andare oltre la Quota 100 introducendo, a partire dai 62 anni, meccanismi di uscita dal lavoro anche differenziati. E tenendo conto anche dei lavori che rispetto agli altri sono più gravosi.

A riposo chi ha lavorato tanto e ricambio generazionale con la riforma del 2023

Andare in pensione con la Quota 41 permetterebbe il riposo a chi ha lavorato tanto. E nello stesso tempo favorirebbe il ricambio generazionale. Ovverosia, spalancare le porte del lavoro ai giovani che, più di tutti, nei prossimi anni rischiano di pagare un conto salato.

A causa dei buchi contributivi generati dalle carriere lavorative discontinue. Su questo aspetto, non a caso, i Sindacati chiedono, tra l’altro, pure l’istituzione della pensione di garanzia. Per i giovani di oggi che saranno i pensionati di domani. A patto che davvero arrivino a maturare i requisiti per la pensione.

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