ETF: cosa sono, vantaggi e svantaggi, come usarli

Parliamo di ETF, con caratteristiche sia dei fondi che delle azioni, replicando un benchmark permettono di investire con diversi vantaggi, vediamo quali.

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Parliamo di ETF, con caratteristiche sia dei fondi che delle azioni, replicando un benchmark permettono di investire con diversi vantaggi, vediamo quali.

Esiste un modo relativamente sicuro per investire i propri risparmi? Come potrei diversificare al meglio il mio portafoglio a basso costo?

Sono solo due delle domande più frequenti che ci pongono i nostri lettori. Nel mondo della finanza si possono trovare degli strumenti d’investimento cosiddetti “efficienti per definizione”, gli ETF (Exchange traded fund) fondi a gestione passiva il cui compito è quello di replicare un benchmark.

Grazie agli Etf, è possibile ottimizzare in modo del tutto semplice ed automatico una serie di aspetti fondamentali per gli investitori, con un orizzonte temporale abbastanza lungo.

 

Come funzionano questi strumenti?

Come già detto, gli Etf hanno il compito di seguire un benchmark, un indice di riferimento appartenente a categorie molto eterogenee fra di loro. Al giorno d’oggi ne esistono diversi, che possiamo idealmente suddividere in base a:

  • Tipo di mercato: azionario, obbligazionario, commodities ecc;
  • Area geografica: Mondiale, europeo, americano, area bric, Italia e così via.
  • Settore d’appartenenza: industriale, tecnologico, farmaceutico ecc.

Questi strumenti hanno anche una loro quotazione e vengono regolarmente scambiati in borsa proprio come un qualsiasi titolo azionario, per questo motivo sono adatti sia ad un tipo di investimento cosiddetto buy and Hold (il classico cassettista), sia ad operatività più dinamiche è speculative.

Quali sono i vantaggi degli etf?

La forza di questi strumenti risiede in una serie di vantaggi che qualsiasi investitore non dovrebbe mai trascurare. Senza nessuna pretesa di esaustività nella trattazione dell’argomento, verranno di seguito elencati i vantaggi più importanti:

 

Diversificazione di portafoglio:

Grazie agli etf è possibile operare una diversificazione estrema dei propri investimenti, pensiamo ad esempio ad un classico Etf che replica lo Standard And Poor 500 (l’indice americano di riferimento). Comprando uno strumento del genere e come se comprassimo i 500 titoli americani a maggiore capitalizzazione. Tutto ciò sarebbe quasi del tutto impossibile nell’ipotesi di acquisto dei singoli titoli, anche soltanto pensando a tutti i costi di negoziazione che ne deriverebbero.

Per ovvie ragioni, con questo tipo di investimento si riesce ad abbattere la volatilità ed il rischio tipico degli strumenti azionari classici.

Un indice, diversamente dalle singole azioni, non può mai fallire: le società di cui fanno parte verranno semplicemente sostituite da delle nuove che rispetteranno tutti i parametri necessari per farne parte.

 

Costi di gestione ridotti.

I costi sono davvero irrisori, quasi nulli. I più famosi gestori, riescono ad applicare solamente dei costi di gestione, che in molti casi si aggirano intorno allo 0.1% l’anno. Altri costi da considerare sono quelli corrisposti al broker per la negoziazione dei titoli, generalmente intorno ai 10,00 euro ad eseguito.

 

Alti rendimenti.

Alcuni tra i più famosi indici portano con se di anno in anno rendimenti di tutto rispetto. Dalla sua nascita ad oggi, il già citato S&P500, può vantare un rendimento medio annuo del 10% circa, estremamente soddisfacente se si considera che la maggior parte dei fondi comuni di investimento gestiti da professionisti non riesce a fare di meglio.

In alcuni casi questi strumenti distribuiscono rendite annue, dividendi per quanto riguarda etf su indici azionari, cedole sugli obbligazionari. In altri casi è possibile optare per un etf nella sua variante cosiddetta “ad accumulazione”. In questo secondo caso, si avrà un incremento del valore della singola quota, in relazione proprio al dividendo/cedola maturata. La scelta più saggia e consigliata sarebbe rappresentate dala seconda, in quanto le cedole non distribuite, per la normativa fiscale vigente, non possono essere tassate, e l’intero importo andrà ad incrementare, di volta in volta, il valore dello strumento. Si può parlare in questo caso di “capitalizzazione composta”, in cui i rendimenti contribuiscono a generare altri rendimenti in modo del tutto automatico ed efficiente e si assisterà nel lungo periodo ad una loro crescita di tipo esponenziale.

 

Efficienza fiscale.

Per la normativa italiana, i rendimenti realizzati grazie a questi strumenti, vengono considerati redditi da capitale e tassati con un’aliquota (oggi più alta rispetto che in passato) del 26%. Ma attenzione: ovviamente, a venir tassato sarà il cosiddetto capital gain.

In altre parole, il momento impositivo coincide col momento dell’effettiva realizzazione del guadagno. Verranno quindi tassati i dividendi o le cedole di anno in anno percepiti, nonché l’eventuale rendimento derivante dalla compravendita dello strumento. Va da se, che in presenza di un etf ad accumulazione, i guadagni potranno essere tassati solo in fase della sua liquidazione. Il momento impositivo potrà quindi essere posticipato all’infinito. In questo modo i guadagni generati di anno in anno non verranno tassati e potranno essere ricapitalizzati in toto. In presenza di un regime di capitalizzazione composta, posticipare il momento impositivo è sicuramente la scelta ottimale.

 

Facciamo un esempio per chiarire:

Investo oggi una somma di 100.000,00 euro su uno strumento finanziario che corrisponde cedole annue del 10% in un orizzonte temporale decennale. Abbiamo davanti a noi tre possibilità:

Ipotesi 1:

Lo strumento in questione è a distribuzione delle cedole che non vengono ricapitalizzate, si parla in questo caso di capitalizzazione semplice.

La formula per calcolare il Montante in capitalizzazione semplice è il seguente:

M = c + (c * i * t).

Dove:

M = montante

C = capitale

I = tasso di interesse

T = tempo

Attenzione: di anno in anno agli interessi maturati va tolta una somma di denaro pari al 26% di imposta.

In questo caso, a fine periodo avrò in tasca un capitale di 174.000,00 euro, cosi calcolato:

100.000,00+((100.000.00*0.10) – 26%)*10.

 

Ipotesi 2:

Il medesimo strumento distribuisce, di volta in volta le proprie cedole. Queste vengono immediatamente reinvestite dopo essere state accreditate al netto del 26% d’imposta. Il risultato sarà pari a 204.193,92 euro, cosi calcolato:

Nel primo anno avremo un interesse pari a: ((100.000,00 x 0,10) – 26% = 7.400,00 euro netti, i quali verranno immediatamente reinvestiti in modo che nel secondo anno gli interessi matureranno su 107.400,00 (100.000,00 + 7.400,00), e così via fino al decimo anno.

 

Ipotesi 3:

Lo strumento ricapitalizza automaticamente i rendimenti delle cedole. A fine periodo il nostro montante sarà di ben 217.936.94 euro.

In matematica finanziaria la formula per calcolare il rendimento di un’operazione in capitalizzazione composta è la seguente: M = c (1+i) ^ t

Dove:

M = montante

c = capitale investito

i = tasso di interesse

t = tempo

Dunque nel nostro esempio:

100.000,00 (1 + 0,10)”10 = 259.374.

24 euro. – 26% = 217.936.94.

In sintesi i risultati nelle tre ipotesi:

Ipotesi

Montante

Capitalizzazione semplice

174.000,00

Capitalizzazione composta non ottimale

204.193,92

Capitalizzazione composta efficiente.

217.936.94

 

Come si evince, poche nozioni riescono a fare la differenza, pur investendo, in tutte e tre le ipotesi, nel medesimo strumento, allo steso tasso d’intesse e per lo stesso periodo di tempo. I risultati sono estremamente differenti: Tra la prima e la terza ipotesi abbiamo un sorprendente incremento del rendimento di ben 43.936.94 euro.

 

In conclusione:

Pur declinando da ogni responsabilità di investimento. Si può quindi affermare che un etf sullo S&P500 ad accumulazione, rispetta pienamente tutte le caratteristiche trattate finora. Ma attenzione: si tratta di rendimenti passati che, pur fornendoci ottime proiezioni, nulla garantiscono sul futuro.

Si tratta pur sempre di rendimento medio annuo, che dunque sarà oggetto della volatilità del mercato, soltanto con orizzonte temporale abbastanza lungo, almeno oltre 20 anni, potremmo verosimilmente attenderlo.

Pur essendo l’intera questione un po’ più complessa, l’obbiettivo di questo articolo, è far prendere coscienza ai nostri lettori, di come sia possibile migliorare i nostri rendimenti in maniera semplice.

Il consiglio ultimo è quello di farsi sempre seguire, nella scelta di strumenti d’investimento, da consulenti finanziari esperti, meglio se non monomandatari e quindi privi di conflitti d’interessi. Essi sapranno a meglio consigliare in base al profilo ed agli obbiettivi che ogni individuo cerca di raggiungere.

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