Zara e Forever 21: il segreto dei negozi di fast fashion e la risposta dei marchi di lusso

Alcuni marchi low cost di moda avrebbero copiato alcuni capi di abbigliamento di famosi stilisti per poi rivenderli a prezzi fortemente ridotti.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Alcuni marchi low cost di moda avrebbero copiato alcuni capi di abbigliamento di famosi stilisti per poi rivenderli a prezzi fortemente ridotti.
Un interessante approfondimento di Business Insider a cura della Retail Reporter Mary Hanbury, ha messo in luce un caso pronto ad esplodere nel mondo della moda. Nell’articolo della giornalista newyorchese vengono prese di mira Zara e Forever 21, due note aziende di negozi di fast fashion. Quest’ultime sono accusate di aver copiato alcuni capi di abbigliamento di famosi stilisti per poi rivenderli a prezzi fortemente ridotti. Tale fenomeno sarebbe consentito nell’habitat naturale della moda perché ancora oggi non esiste alcuna legge che tuteli aspetti fondamentali come il copyright di un’opera creativa, al contrario di quanto avviene invece nella musica, in letteratura, e nell’arte, espressione più ampia per identificare tutto ciò che è artistico (da una semplice fotografia al dipinto di un celebre pittore).

L’assenza della tutela di copyright nel mondo della moda

Ad oggi, non esiste alcun provvedimento che tuteli il copyright nel settore della moda. Questo che cosa significa? Banalmente, se uno stilista famoso come Valentino crea un abito da oltre 3.000 – 4.000 dollari, offrendogli la possibilità di sfilare in una delle passerelle più famose del mondo, nulla vieta ad uno stilista meno dotato di copiare volontariamente il capo di abbigliamento di Valentino, che verrebbe successivamente rivenduto ad un prezzo nettamente inferiore rispetto al prodotto originale dai negozi cosiddetti di fast fashion. Di questo, fondamentalmente, vengono accusate – tra le altre – Zara e Forever 21. Negli ultimi anni, Zara ha notevolmente aumentato la propria influenza nel settore della moda commerciale, divenendo uno dei punti di riferimento più concreti per centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo.

Come rispondono i grandi marchi

Sempre stando a quanto dichiarato dalla giornalista Mary Hanbury, giornalista di Business Insider, gli stilisti di lusso per arginare tale fenomeno starebbero pensando di offrire dei prodotti che i clienti possono acquistare direttamente dalla passerella, un cambio di passo importante, visto che tra le sfilate di moda e la vendita in negozio trascorrono in genere sei mesi.
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Argomenti: Economia Europa, Economia Italia, Economia USA