Un nuovo modello di business per le banche nel 2021

I prossimi nove mesi saranno molto intensi per il sistema bancario che si troverà ad affrontare diversi cambiamenti. Il Covid19 ha accelerato molti processi in atto ed alcune novità sono all’orizzonte. Analizziamo le sfide del settore e le diverse possibilità di sviluppo.

di , pubblicato il
Un nuovo modello di business per le banche nel 2021

La crisi sanitaria di Covid-19 ha trasformato il sistema bancario, che si è dovuto adeguare velocemente ai repentini mutamenti che hanno coinvolto la clientela e la struttura organizzativa interna. La digitalizzazione è stato il focus e il motivo dominante dell’anno passato e probabilmente questo tema proseguirà per tutto il 2021. L’eco-sistema finanziario si è dovuto adattare alla rinnovata situazione emergenziale seguendo le esigenze dettate dalla pandemia, dai ripetuti lockdown e dalle difficoltà della gestione operativa delle attività quotidiane.
Lo smart working ha evidenziato la necessità di una nuova conduzione del lavoro, con connessioni di rete veloci, relazioni a distanza, flessibilità, agilità organizzativa, e trasferimento dei dati e delle informazioni sul cloud, per garantire la continuità dei servizi. Il cliente invece ha mostrato il suo interesse e i suoi bisogni in ambito digitale attraverso le richieste di attività più facilmente accessibili, user frendly ed ottimizzate per lo stato di emergenza.
E’ stato quindi necessario trasformare il processo, dove possibile, e rendere più agevoli e personalizzati i servizi tramite aggiornamenti ed integrazioni funzionali dell’home banking e lo sviluppo dell’open banking, ovvero la condivisione delle informazioni tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, che permettono un modo di “fare banca” più personale, taylor made, facile ed accessibile.
Nello Scenario ICT 2021 presentato al Forum ABI Lab è stato mostrato come l’88% circa degli istituzionali intervistati hanno rivisto le risorse destinate agli investimenti tecnologici durante lo scorso anno e stanno progettando di portare avanti questa strategia anche per il 2021. La crisi sanitaria ha accentuato l’attivazione dei servizi per rendere autonomo il cliente nella finalizzazione del rapporto bancario e nella maggioranza delle operazioni, senza entrare in filiale.

Tutto questo grazie alla digitalizzazione.
Ad aggiungersi al carico di implementazioni derivanti dal cambio nel modello lavorativo e operativo interno, la banca si è trovata inoltre a gestire tutta la catena del credito collegata ai “decreti ristori” e gli incentivi messi in campo dal governo per supportare le PMI in difficoltà. In tutto questo, il sistema ha dovuto anche garantire la solidità patrimoniale e rassicurare le authority di vigilanza sulla stabilità del processo.
Questo è stato affrontato utilizzando tutte le risorse e il know how a disposizione per superare l’apice della pandemia. Oggi, però, il settore si trova ad affrontare i cambiamenti dell’era finale della crisi e le sfide offerte dal nuovo contesto economico e sociale.

Un nuovo modo di fare banca

Il Report “2021 banking and capital markets outlook” di Deloitte ha analizzato la situazione che si sta delineando nel sistema bancario, mettendo in risalto il ridimensionamento di alcuni aspetti che, prima della crisi sanitaria, apparivano in forte accelerazione.
La share economy, uno degli argomenti caldi pre-crisi, sembra per il momento accantonata per dare maggiore spazio ad altri temi come: la riorganizzazione del framework lavorativo, lo sviluppo tecnologico, la cybersecurity, la finanza sostenibile, il fintech e la gestione e controllo dei nuovi rischi operativi che si sono manifestati con il cambio di contesto.
La banca tradizionale, quindi, riparte con nuove implementazioni da affrontare e problematiche da risolvere. Anche il report “World Retail Banking Report 2021” di Capgemini ed Efma mostra una view similare. Una nuova era governata dall’innovazione tech, dove il sistema tradizionale dovrà investire risorse e know how per restare al passo con i nuovi competitor sul mercato, il Fintech e le Challenge Bank.
Dal sondaggio effettuato da Capgemini, circa l’81% degli intervistati ha preso in considerazione la possibilità di lasciare la propria banca tradizionale per indirizzarsi verso realtà più digitali, in modo da soddisfare le loro esigenze di semplicità, velocità e flessibilità. Anche le analisi di Allied Market Research evidenziano come il mercato internazionale stia cambiando. Le piattaforme di banking digitale nel 2019 possedevano un valore di circa 3,95 miliardi di dollari, mentre ad oggi le previsioni rivedono tale dato portandolo a 10,87 miliardi di dollari nel 2027.

I nuovi canali digitali infatti sono in grado di raggiungere il cliente tramite siti web e applicazioni per i dispositivi mobili adottando soluzioni “intelligenti” e in grado di soddisfare il cliente nell’arco di poco tempo e in modo funzionale.
Le banche dovranno quindi incrementare gli sforzi e migliorare le competenze per garantire uno standard di servizi che possa competere con le realtà più moderne, e costruite con il solo obiettivo di creare clienti attraverso il mondo virtuale. Il settore dovrà quindi costruire un impianto che sfrutti nel modo migliore i dati a disposizione, tramite la data governance e la business intelligence, ed implementare un servizio ed una user experience fino ad oggi carente.
Oltre a tutto questo, resta sempre attuale il tema del “risiko” nazionale ed internazionale, che ha portato durante lo scorso anno ad un riassetto delle principali realtà e colossi del mercato. Questa attività rimane ancora nell’agenda di molti istituzionali, che vedono nella crisi sanitaria una buona opportunità per nuove acquisizioni, operazioni di M&A e accordi di partnership sia a livello locale che internazionale.

Banche e sostenibilità ESG

Da non trascurare anche il tema della finanza sostenibile e del rischio climatico, topic attuale e all’ordine del giorno, con l’ESG e l’imminente entrata del nuovo regolamento SFDR sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari.
La funzione di controllo del rischio all’interno della banca dovrà garantire la gestione dei “climate risk” e inserirlo all’interno degli stress test e del framework di attività del risk management.
Nel novembre 2020, la BCE ha pubblicato una “Guida su rischi climatici e ambientali” che elenca alcuni punti sulle aspettative da parte della authority di vigilanza inserendoli nel contesto di totale sinergia del rischio ambientale nelle scelte strategiche dei soggetti controllati, come parte della propensione al rischio del processo di credito.


La definizione del termine di rischio ambientale è stata quindi ridisegnata: il “physical risk”, ovvero il rischio finanziario causato da un evento climatico negativo, e il “transition risk”, la perdita derivante dal progressivo passaggio verso un’economia più sostenibile in relazione all’ambiente.
Questo sarà quindi un altro punto di svolta da inserire in agenda, alla luce dei nuovi sviluppi in materia regolamentare, che coinvolgerà diverse funzioni all’interno della banca e che comprenderà l’elaborazione di nuovi applicativi in grado di individuare e quantificare le condizioni avverse.

La risposta bancaria ai nuovi rischi

I cambiamenti di scenario, che si sono manifestati con l’era del Covid-19, hanno infine portato in superficie nuove problematiche all’interno del sistema di gestione del rischio. La delocalizzazione di molte attività operative e lo smart working, con ampio utilizzo di soluzione web based, hanno condotto gli enti creditizi ad affrontare i possibili impatti derivanti dai crimini finanziari e dalla necessità impellente di aumentare la cybersecurity.
Anche l’aumento della volatilità sui mercati ha generato un incremento del rischio legato agli investimenti in conto proprio e, di conseguenza, la stabilità finanziaria.
Infine, la solidità delle PMI è stata messa a dura prova dalla pandemia, così come tutta la filiera che ancora oggi conduce l’azienda al recupero di risorse finanziarie per sopperire alla crisi, ha subito una forte pressione. In primis il sistema bancario, che ha dovuto analizzare il merito creditizio e le capacità di acceso alle risorse, il rischio connesso al rapporto e la capacità di fronteggiare il debito da parte dell’azienda cliente.
Ogni singolo ostacolo che il settore ha dovuto superare nel 2020 e le prossime sfide di quest’anno sono tutte legate in qualche modo all’evoluzione del reparto IT e delle soluzioni tecnologiche all’interno dell’impresa finanziaria. Il 2021 sarà l’anno dell’innovazione tecnologica, soprattutto in relazione ai servizi rivolti ai clienti. Di conseguenza saranno richiesti sempre maggiori aggiornamenti da parte dei regolatori nella loro costante attività di ispezione dei soggetti vigilati.
Il regulatory reporting, la centrale dei rischi, le segnalazioni di vigilanza, Anacredit, e tutti i servizi che le banche utilizzano ogni giorno, per confrontarsi con il mercato e le nuove regole imposte dall’authority internazionale e locale, avranno sempre più bisogno di interconnessioni evolute che solo una suite di analisi e supporto è in grado di offrire.
La spinta ulteriore è data dall’ormai imminente entrata in vigore delle nuove norme Basilea 4, che accentuano ancor di più il processo di integrazione e coerenza del sistema informativo regolamentare.
Save Consulting, tramite il software Tigre Arm, viene incontro al sistema per rendere più semplici, agevoli, e automatizzati i singoli passaggi, in modo che l’intermediario finanziario sia sempre aggiornato con le più recenti normative ed in regola con i temi di compliance.
In un contesto in continua evoluzione, dove le variabili e i rischi connessi al mutamento delle condizioni economiche, sociale e sanitarie sono sempre in movimento, l’innovazione del processo tecnologico appare l’unica soluzione per restare al passo con i cambiamenti. Il 2021 appare quindi un anno ricco di spunti, per coloro che sapranno coglierli, e di sfide da affrontare.

di Davide Savelli

Argomenti: ,