Smart working: retromarcia inaspettata delle big tech, da Google ad Amazon

Anche le big tech iniziano a fare retromarcia con lo smart working?

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Lo smart working rischia di diventare un lontano ricordo, o almeno questo è il trend che si respira negli Stati Uniti. La patria delle big tech vede un trend in controtendenza rispetto ai facili entusiasmi di inizio pandemia. Se dodici mesi fa, infatti, sembrava certo un cambio di paradigma rivoluzionario nel mondo del lavoro, oggi le cose sono molto diverse.

Da Google ad Amazon, passando per Microsoft e Twitter, pare che i giganti della tecnologia hanno cambiato idea. La questione centrale è: tornare al passato, dopo la pandemia, è un fatto positivo, oppure costituisce una clamorosa occasione mancata?

Google e l’addio allo smart working

Dal 1° settembre di quest’anno scatterà il piano di rientro in ufficio dell’azienda Google, da quanto si apprende da una lettera inviata una settimana fa da Fiona Cicconi, capo del personale Google, ai dipendenti. Si potrà ancora lavorare da remoto, certo, ma solo dietro l’osservazione di rigidi paletti. Tra questi, vi è anche la presentazione della richiesta formale scritta se si intende lavorare in smart working per più di 14 giorni in un anno. Ma non solo, perché i dipendenti dovranno produrre anche una documentazione che attesti come si trovino in circostanze eccezionali.

Amazon punta di nuovo al lavoro in presenza

Non c’è però solo Google a fare retromarcia sullo smart working come nuova modalità di lavoro. Anche Twitter, infatti, secondo quanto riporta la BBC, è protagonista di un parziale passo indietro. Se nel maggio 2020 il numero uno Jack Dorsey annunciava la possibilità per i suoi dipendenti di lavorare da casa per sempre, oggi a quella stessa frase bisogna aggiungere “in un ruolo o in una situazione che glielo permetta”, chiarisce la BBC citata da Business Insider.

Lo stesso discorso dicasi per Amazon. In un messaggio inviato ai dipendenti, il colosso di Seattle ha confermato il ritorno al lavoro in presenza. Sia Google che Amazon, per giustificare la retromarcia delle ultime ore, puntano sulla maggiore efficacia della cultura in presenza per imparare insieme, collaborare e inventare.

Nell’ultimo anno, il lavoro da remoto ha avuto una grossa spinta ma è anche vero, che più volte sono stati anche sottolineati i difetti dello smart working. Non è affatto detto che una volta che la pandemia sarà terminata, le aziende continueranno ad avvantaggiare questa modalità di lavoro. Gli esempi delle big tech potrebbero infatti aprire nuovi scenari futuri e stravolgere quello che sembrava diventato il futuro.

Vedi anche: Smart working, effetto pandemia: com’è cambiato il lavoro nell’ultimo anno

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