Reddito e istruzione: perché in Italia lo status si eredita e la meritocrazia conta sempre meno

Interessante studio di Banca d'Italia sulle classi sociali. In Italia è molto difficile migliorare le condizioni economiche di base.

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Interessante studio di Banca d'Italia sulle classi sociali. In Italia è molto difficile migliorare le condizioni economiche di base.

In Italia è sempre più difficile migliorare la propria condizione economica, ancor più vero se guardiamo alla componente generazionale. A dirlo un interessante studio di Banca d’Italia che parla di “persistenza intergenerazionale delle condizioni economiche” ossia è sempre più complicato migliorare la propria condizione di base.

Italia ultima per le condizioni economiche migliori

L’esempio lampante parte da un padre diplomato e il figlio ugualmente diplomato, un padre laureato e il figlio laureato. A partire dal titolo di studio i figli tendono a seguire le orme genitoriali e anche per il reddito se è alto quello della famiglia sarà alto anche quello dei figli. In parole semplici la situazione economica della famiglia finisce per avere conseguenze nella situazione economica dei figli una volta che questi saranno adulti. Si parla, ovviamente, di medie poiché non è raro vedere giovani laureati o con una carriera brillante o una situazione economica florida arrivare da una famiglia modesta con i genitori neppure diplomati. La realtà però sembra confermare che sono molti di più i casi in cui chi arriva da famiglie con una situazione economica modesta o nella media tenderanno a rimanere in quella situazione per tutta la vita.

Nell’ultimo rapporto sulla situazione del Paese il Censis ha pubblicato una lista di paesi europei in cui si parla di condizioni socio-economiche dei figli adulti rispetto ai genitori. L’Italia è all’ultimo posto per condizioni economiche migliori. Ciò significa che nel nostro paese è molto difficile migliorare le condizioni economiche di base. Insomma chi arriva da una famiglia benestante probabilmente manterrà così il proprio status economico con tutti i privilegi del caso (scuole migliori, agganci lavorativi etc) al contrario chi non ha la fortuna di nascere in famiglie abbienti faticherà maggiormente ad emergere.

Quando a contare è la ricchezza della famiglia

Nell’indagine “Istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia” Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio scrivono che “La mobilità intergenerazionale costituisce un elemento cruciale in termini di uguaglianza”. Chi ha di base un buon reddito ha più possibilità “di inserirsi e mantenersi nelle posizioni elevate della struttura occupazionale”. Secondo gli studiosi l’istruzione pesa meno rispetto al passato ma invece contano le entrate, la ricchezza, la posizione geografica, e il quartiere in cui si vive. “ A parità di livello d’istruzione – dice la Banca d’Italia – chi parte con un buon reddito di partenza ha maggiori probabilità di inserirsi”. 

Secondo Stefano Scarpetta, direttore del dipartimento Lavoro e affari sociali dell’Ocse, servirebbero 150 anni per i bambini nati in famiglie a basso reddito per arrivare al reddito medio: “ è un paradosso tutto italiano: nonostante l’Italia abbia un sistema di accesso all’istruzione facile, poco costoso rispetto ad altri Paesi, se i genitori hanno un livello di istruzione al di sotto del diploma di scuola media superiore, i due terzi dei figli avranno un livello altrettanto basso. All’università arrivano già in pochi, e sono ancora meno quelli che si laureano. E l’Italia ha disinvestito in scuole tecniche di qualità. Solo il 6% dei figli di genitori con la scuola dell’obbligo arriva alla laurea”.

Una situazione emersa maggiormente dagli anni ‘70 in poi quando l’istruzione dei figli ha iniziato ad essere legata maggiormente a quella dei genitori. Fino alla metà degli anni ‘70 l’ascensore sociale funzionava di più mentre ora i titoli di studio più alti sono posseduti da giovani che arrivano da famiglie agiate. Nonostante chiunque ad oggi abbia la possibilità di studiare a pesare sono altri fattori come le conoscenze giuste. Come scrive Repubblica, nel saggio di Roberto Contessi, professore di storia e filosofia al liceo Giulio Cesare di Roma “Scuola di classe. Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno”, si fa notare come: “alcuni genitori sono in grado di mettere i figli in condizione di avere le conoscenze giuste.

Pesa il contesto di provenienza”. Insomma, una triste realtà molto più italiana che di altri paesi. 

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