L’imposta di bollo sul deposito titoli aumenta del 10%. Come evitarla

Acquistare un BTP Italia o tenere nel cassetto titoli per lunghi periodi sarà penalizzante per i risparmiatori. Esistono però delle scappatoie, ma occorre trattare con le banche e conoscere alcune cose

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Acquistare un BTP Italia o tenere nel cassetto titoli per lunghi periodi sarà penalizzante per i risparmiatori. Esistono però delle scappatoie, ma occorre trattare con le banche e conoscere alcune cose

Dopo la levata di scudi del mondo finanziario contro l’ipotesi di innalzare la tassazione sul capital gain e sulle cosiddette rendite finanziarie dal 20 al 22%, il governo Letta fa marcia indietro. Ma non completamente. Nella bozza della legge di stabilità è rimasto il balzello che innalza dallo 0,15% al 0,165% il prelievo annuale sui depositi bancari. Giornali e televisioni non ne parlano, ma i risparmiatori italiani lo sanno benissimo e, a meno di una cancellazione dell’aumento durante l’iter parlamentare, dal 2014 si pagherà il 10% in più per possedere titoli in portafoglio. Una vera e propria mazzata che, oltre a tradire il messaggio governativo di chi ha tuonato che non sarebbero state messe le mani nelle tasche degli italiani, rende sempre meno conveniente investire in Italia. Chi volesse, ad esempio, acquistare i prossimi BTP Italia che il Tesoro venderà e tenerli fedelmente in deposito fino a scadenza (4 anni) per beneficiare del “bonus fedeltà” , sarà costretto a pagare imposte sul deposito più alte vanificando così il beneficio che ne deriverà alla fine del periodo d’investimento. Ma non è solo questo. A fronte di tassi d’interesse reali tendenti allo zero, un aumento dell’imposta deposito titoli rende del tutto sconveniente investire in strumenti finanziari tradizionalmente sicuri. Il governo si propone di incassare 900 milioni in più all’anno dall’aumento dell’imposta sui conti in banca, ma poi, come sempre, tali cifre saranno disattese. In difetto ovviamente. Vediamo perché.

 

Imposta di bollo depositi, come evitare il pagamento 

 

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Escludendo la soluzione estrema di trasferirsi in un paradiso fiscale o in un paese a tassazione agevolata, esistono,  delle scappatoie lecite. Per evitare di pagare l’imposta che viene calcolata in base alla comunicazione di rendicontazione sugli strumenti finanziari posseduti che la banca invia al cliente, l’investitore può tranquillamente scaricare il deposito vendendo i titoli per riacquistarli subito dopo. Una mossa che traders e professionisti sanno gestire bene soprattutto in concomitanza con l’invio annuale dell’estratto conto deposito titoli. In questo caso, però, è opportuno scegliere una banca che adotti una rendicontazione annuale a favore del cliente e non periodica semestrale o trimestrale, altrimenti diventa più complicato evitare l’ostacolo. Tuttavia questo “trucco” non è gratuito, dato che l’operazione di compravendita ha un costo commissionale che il risparmiatore dovrà sostenere a favore della banca per vendere e riacquistare i titoli. Oltretutto bisogna calcolare la possibile perdita in conto capitale fra acquisto e vendita e la rinuncia alla maturazione di eventuali interessi (se si tratta di obbligazioni e fondi). A volte il gioco non vale la candela, soprattutto se, alla fine dei conti, non si va a risparmiare nulla rispetto al pagamento dell’imposta sul deposito titoli. Occorre quindi fare tutta una serie di calcoli preventivi.

 

Banche che non fanno pagare l’imposta di bollo sui depositi

 

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Un’alternativa valida sarebbe, invece, quella di trasferire gli strumenti finanziari posseduti presso banche che propongono l’esenzione del pagamento dell’imposta. L’operazione è completamente gratuita e richiede normalmente dai 10 ai 20 giorni (dipende dalle banche). Si tratta più che altro di aderire a proposte commerciali che talvolta gli istituti di credito lanciano per attirare nuovi clienti. Sono soprattutto le banche online a farlo (come Binck, Youbanking, Webank, Fineco in passato, ecc.) ma anche gli istituti fisici che però non reclamizzano con messaggi pubblicitari, per cui è necessario che, a fronte di particolari consistenze patrimoniali, il cliente vada a trattare col miglior offerente che c’è sulla piazza. Sono molti i casi dove, a fronte di una nuova apertura di conto corrente, banche locali e regionali offrono al nuovo cliente l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo sul deposito titoli per un certo periodo a patto che si sottoscrivano almeno in parte taluni prodotti emessi dalla banca stessa o si diventi soci. Ovviamente non esiste una regola precisa, ma è evidente che sarà la banca a versare per conto del nuovo cliente l’imposta di bollo sul deposito titoli a fronte di una remunerazione da capitale più vantaggiosa per l’istituto stesso.

 

Il prestito titoli e l’esenzione dall’imposta di bollo

La terza via, un po’ più tortuosa, è quella di stipulare con la banca un contratto di prestito titoli. Questa opzione permette alle banche di dare “in affitto” gli strumenti finanziari ad altri clienti traders o professionisti che operano sul mercato riconoscendo solitamente al prestatore un piccolo interesse sul conto corrente. [fumettoforumright]Difficilmente tali banche propongono al cliente che stipula un contratto del genere l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo, ma è del tutto evidente che dal punto di vista tecnico è fattibile e se non è il risparmiatore a chiederlo, non sarà certo l’intermediario a proporlo, dato che la banca ci guadagna. Tecnicamente, sul deposito titoli non cambia nulla e gli strumenti finanziari rimangono sempre visibili e nella piena disponibilità del cliente, ma a tutti gli effetti la presenza degli stessi è solo figurativa poiché nella sostanza  i titoli vengono prestati a terzi sui quali penderà l’obbligo di pagarvi le imposte collegate al deposito. Anche in questo caso, non tutte le banche si adoperano comodamente per questo tipo di operazioni e tanto dipende anche dalla natura degli strumenti finanziari posseduti. L’approccio è più facile con le banche online che si dedicano prevalentemente alle attività di trading e presso le quali sono depositati titoli azionari o obbligazionari quotati sui mercati regolamentati. Lo stesso vale per chi possiede strumenti finanziari emessi dalla banca dove si ha il conto, a fronte del contratto di prestito titoli, è l’istituto stesso che, per tenersi buono il cliente, prende a prestito i propri titoli.

 

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Argomenti: Economia Italia, tassazione rendite finanziarie