Lavoro: i mestieri del passato che non sono scomparsi e creano un giro d’affari per 30 miliardi

Gli antichi mestieri non sono davvero spariti, alcuni ancora fruttano un giro d’affari di 30 miliardi e 733mila imprese impegnate.

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Gli antichi mestieri non sono davvero spariti, alcuni ancora fruttano un giro d’affari di 30 miliardi e 733mila imprese impegnate.

Si parla spesso di lavoro e di come i mestieri del passato spariranno per lasciare spazio a figure nuove e legate alla rivoluzione digitale e all’automazione del lavoro. Sicuramente c’è della verità in questo concetto ma ad oggi, almeno secondo i dati della Camera di Commercio Milano, Monza Brianza e Lodi, i mestieri di un tempo oltre a non essere scomparsi creano un giro d’affari di 30 miliardi e 733mila imprese impegnate. Ma quali sono questi lavori nello specifico?

I lavori di un tempo che fruttano ancora

Tra i mestieri del passato, che a questo punto tanto passato non è, ci sono panettieri, spazzacamini, sarti, tessitori, lavandai, orologiai, calzolai, ricamatori, corniciai e maniscalchi. Si tratta di figure che oggi non vengono pubblicizzate e che i giovani tendono a lasciare da parte. In realtà nel nostro presente questi mestieri, oltre a non essere affatto scomparsi, creano un business importante. Solo la Lombardia, come scrive anche ilfattoquotidiano.it, vanta un giro d’affari di 7 miliardi grazie a panettieri, lavandai, sarti e altre figure vecchio stampo che garantirebbero lavoro a 862mila addetti. Sono soprattutto gli stranieri ma anche i giovani imprenditori under 35 ad aver fiutato l’affare dei vecchi lavori come sbocco importante in un mercato praticamente fermo. Si parla di una crescita del +3,9% rispetto all’anno scorso.

Le regioni dove vanno per la maggiore

Tra le regioni con più imprese dedicate ai vecchi mestieri ci sono Campania, a quota 7mila, Sicilia, Puglia, Lombardia e Piemonte. La media va da 6.672 e 3.606. Le province dove i giovani hanno maggiormente puntato ai vecchi mestieri sono Salerno con 2.139, Foggia con 1675, Napoli con 1.516 e Catania con 1.437.

La crescita c’è stata anche da parte delle imprese straniere, cresciute del 4,1% soprattutto in Lombardia, Lazio e Campania mentre guardando alle singole città spiccano Roma, Milano, Avellino, Benevento e Caserta.

In genere le regioni in cui ancora gli antichi mestieri vanno forte sono Puglia, Sicilia e Campania ma ci sono particolarità provinciali molto interessanti. In Emilia Romagna, ad esempio, vanno ancora forti i maniscalchi, in Veneto i lavoratori del vetro, in Lombardia i fabbricanti di ricami, orologiai e calzolai, basti pensare che ci sono ancora 800 tessitori e altrettanti tra ricamatori, calzolai e spazzacamini. Molti giovani hanno fiutato l’affare e pensato di investire in piccole imprese legate ai vecchi lavori, quelli che si pensavano dimenticati, senza prospettive.

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