La crisi da Covid riafferma il problema dei PIGS, Grecia e Portogallo rischiano di più

Turismo al collasso in tutta Europa, ma a pagare maggiore pegno sono quei paesi che hanno puntato più degli altri sull'accoglienza per rilanciare le loro economie.

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Turismo al collasso in tutta Europa, ma a pagare maggiore pegno sono quei paesi che hanno puntato più degli altri sull'accoglienza per rilanciare le loro economie.

La stagione turistica nel mondo intero è stata irrimediabilmente compromessa quest’anno per l’emergenza Coronavirus. Le frontiere restano in molti stati ancora chiuse, data la crisi sanitaria in corso, mentre in quelli che le hanno riaperte da poco, tra cui l’Unione Europea (con alcune eccezioni, tra cui verso gli USA), le prenotazioni last minute non hanno potuto minimamente sopperire a quelle mancate dei mesi precedenti e alle numerose cancellazioni. La mobilità internazionale è ridotta ai minimi livelli, come testimonia la drammatica fine di Hertz, il colosso delle auto a noleggio, che ha dovuto presentare istanza di fallimento negli USA a inizio giugno.

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Il turismo è ridotto alle dimensioni nazionali. Lo stiamo verificando in queste settimane, nel corso delle quali spiagge e ristoranti si stanno riempendo dopo mesi di “lockdown”, ma quasi esclusivamente di connazionali. Gli stranieri non ci sono o appaiono qua e là come mosche bianche. Lo stesso accade altrove. E il turismo è un gigantesco giro d’affari, la cui implosione rischia di ripercuotersi disastrosamente sulla già pessima congiuntura.

I numeri ci segnalano che tutto il Sud Europa sta rischiando molto da questa crisi. Turismo e viaggi incidono per il 13% del pil italiano, il 14% di quello spagnolo, il 19% di quello portoghese e per oltre il 20% di quello greco. Per contro, contribuisce per meno del 9% al pil tedesco e al 9,5% di quello francese. Dunque, la bassa mobilità fa male a tutti, ma ai greci più del doppio che ai tedeschi, tanto per fare un raffronto. Come se non fosse bastata la caduta dell’economia ellenica nel passato decennio.

I numeri di Grecia e Portogallo

Grecia e Portogallo hanno puntato tantissimo sul settore dell’accoglienza per rilanciare le loro economie dopo la crisi del 2009. Il numero dei turisti stranieri è aumentato di quasi l’84% in Portogallo a circa 13 milioni di presenze nel 2018, del 121% in Grecia, dove le presenze sono esplose a ben 33 milioni, in parte attratte dai bassi costi, oltre che dalla bellezza dei luoghi.

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Lisbona e Atene, quindi, rischiano più di altri per il Covid. Più durano la crisi sanitaria, economica e la paura tra i turisti, maggiore l’impatto sulle loro economie, nonostante siano stati tra i paesi che meglio hanno saputo reagire all’emergenza, forse beneficiando delle piccole dimensioni e del minore traffico internazionale legato al business. Se i greci sono stati considerati la “pecora nera” d’Europa per via dei pessimi risultati economici e delle scarse riforme realizzate nel decennio passato, dei portoghesi si sono lodati i sacrifici compiuti e i risultati ottenuti in relativa fretta, oltre che per un clima di concordia esibito nei confronti di Bruxelles. Il paese è stato ricompensato sul piano politico con la nomina dell’ex ministro delle Finanze, Mario Centeno, a capo dell’Eurogruppo tra inizio 2017 e la fine del giugno scorso. In altre parole, è stato un portoghese negli scorsi 2 anni e mezzo ad avere presieduto le riunioni dei ministri economici dell’Eurozona, il simbolo più significativo della fiducia di cui Lisbona gode nei consessi continentali.

Presto per dire se tutto questo sia finito e se l’entusiasmo per l’arrivo al governo del conservatore Kyriakos Mitsotakis nel 2019 sia già destinato a cedere il passo ad altri sentimenti. In un certo senso, nessun governo sembra del tutto avere in mano il destino del proprio paese, dato che la crisi è internazionale più che mai. Il turismo è la faccia più immediata di questo disastro pandemico. Non importa quanto buona sia la tua offerta nel comparto dell’accoglienza e quanto bassi siano i prezzi, perché la paura paralizza i viaggiatori e le stesse restrizioni legali imposte qua e là nel mondo limitano di molto la mobilità.

E se Italia e Spagna, essendo grosse nazioni, hanno modo di rimpiazzare almeno il grosso dei turisti stranieri con quelli domestici, Grecia e Portogallo non possono, se non in minima parte. Corrono seriamente il rischio di finire in ginocchio, quando Atene ancora non si era nemmeno rialzata.

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