Il coronavirus mette ko il turismo italiano, cosa potrebbe aspettarci

Milioni di presenze in meno e posti di lavoro a rischio ma tra le tante incertezze future ci si aggrappa alla voglia di tornare a viaggiare degli italiani.

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Milioni di presenze in meno e posti di lavoro a rischio ma tra le tante incertezze future ci si aggrappa alla voglia di tornare a viaggiare degli italiani.

Che il settore turistico sia uno dei più colpiti dalla pandemia del coronovirus non è più una novità. Ora che il rallentamento sembra realtà e che si inizia a prospettare l’avvio della fase 2, viene a chiedersi che ne sarà del turismo italiano e in genere di un settore che nel nostro paese rappresentava il 12% del Pil e un giro d’affari di 146 miliardi.

Perdite per 90 milioni di presenze

Sembra ormai chiaro che la ripresa non sarà a breve termine. Qualcuno prospetta il periodo estivo come momento in cui si potrebbe riniziare a spostarsi ma, molto probabilmente, solo in luoghi vicini. Molto più in là la vera ripresa, forse direttamente l’anno prossimo. Aldilà delle scommesse su come e quando si potrà tornare a viaggiare, i dati parlano chiaro. Il periodo pasquale e quello legato ai ponti del 25 aprile e 1 maggio è andato in fumo. Assoturismo parla di un crollo di 260 milioni di presenze, considerando i turisti stranieri che venivano in vacanza nel nostro paese. A rimetterci non solo compagnie aeree, trasporti e tour operator ma anche i gestori di hotel, residence, case vacanza, parchi a tema, villaggi, lidi e tutto quello che ruota attorno ad un settore molto prolifico e che, se tutto va bene, potrebbe rivedere la luce solo tra qualche mese. 

Solo a maggio le perdite saranno di 90 milioni di presenze di turisti e a rischio ci sono 500 mila stagionali. Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo ha dichiarato che: “Si fermano gli alberghi, i B&B, i villaggi turistici e i camping; gli stabilimenti balneari valutano di rinunciare ai preparativi d’inizio stagione. Svaniscono i ricavi anche per i servizi del settore, dalle agenzie di viaggi alle guide, dagli Ncc ai bus turistici. Per non parlare della crisi dei pubblici esercizi e dei ristoranti, solo parzialmente alleviata dalla vendita a domicilio, che il più delle volte vuol dire passare per le piattaforme delle grandi multinazionali e subire una ulteriore riduzione dei margini”.

 

Italiani fiduciosi, prossime vacanze in Italia

Nonostante tutto gli italiani non sembrano perdere la speranza e in base ad un sondaggio di Confturismo-Confcommercio in collaborazione con SWG, è emerso che l’emergenza Coronavirus dovrebbe durare ancora due o tre mesi ma dopo ci sarà tutta l’intenzione di tornare a viaggiare. L’83% degli intervistati ha affermato che resterà in Italia mentre il 16 per cento ha paura di non avere la disponibilità economica per viaggiare. 

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