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Oggi: 14 Feb, 2026

Eccesso di capitale nelle banche italiane: dove finiranno i soldi?

Le banche italiane dispongono di capitale in eccesso per 14 miliardi di euro (dati al 30 settembre 2025). Ecco cosa significa per il mercato.
4 settimane fa
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Capitale in eccesso per le banche italiane
Capitale in eccesso per le banche italiane © Investireoggi.it

Di banche italiane parliamo sempre più spesso a proposito del risiko che coinvolge i principali istituti e che in questo inizio del 2026 sembra essere ripartito, seppure ancora solo sul piano delle indiscrezioni. Quello che a volte ci dimentichiamo di analizzare, è l’origine di questo shopping sul mercato domestico e all’estero: l’eccesso di capitale. Avrete sentito o letto questa frase e vi sarete chiesti cosa significhi. Con ciò si definisce il capitale a disposizione degli istituti di credito e sopra sia i target loro assegnati dalla Vigilanza europea, sia i target previsti in autonomia.

Capitale in eccesso delle banche italiane

Il riferimento è al CET1 ratio, che è il capitale primario ponderato per i rischi.

L’autorità europea vigila affinché esso risulti adeguato a fronteggiare situazioni di stress. In genere, i target interni sono fissati a livelli più alti per ragioni prudenziali e intorno a una media del 12-13% tra le grandi banche italiane. Al 30 settembre scorso, il capitale in eccesso rispetto a tali obiettivi ammontava a 14 miliardi di euro, in calo dall’apice di 15,4 miliardi segnato al 30 giugno del 2024.

Questo vuol dire che le banche italiane dispongono di capitale più che sufficiente per fronteggiare le avversità. E all’orizzonte non sembrano esserci nubi, se è vero che i crediti deteriorati a fine 2025 ammontavano solo a 29,7 miliardi, pari al minimo storico dell’1,4% rispetto alla massa dei crediti erogati. I 14 miliardi di capitale in eccesso risultano così suddivisi:

  • Unicredit 5,25 miliardi
  • MPS 3,3 miliardi
  • Intesa Sanpaolo 2,6 miliardi
  • BPER 1,8 miliardi
  • Banco BPM 1 miliardo

Ancora tante munizioni per Unicredit

Dunque, Andrea Orcel possiede ancora molte munizioni dopo avere rilevato circa il 26% di Commerzbank, il 6,68% di Generali e il 29,8% di Alpha Bank.

Ecco spiegato il suo attivismo in patria e all’estero, tant’è che la scalata a Banco BPM non gli riuscì l’anno scorso solo per le resistenze espresse dal governo tramite il decreto sul “golden power“. Al 30 settembre 2025, Unicredit esibiva un CET1 al 14,76% contro il target del 10,24% per il 2026 fissato dalla Vigilanza europea.

Possibili impieghi

La robustezza patrimoniale sta sostenendo i corsi azionari in borsa, perché è indice di una forte solidità finanziaria. Il paradosso è che quando il capitale in eccesso sale troppo o rimane tale a lungo, può deprimere i titoli. Infatti, la redditività complessiva si riduce, perché le banche stanno tenendo troppe risorse ferme senza investirle. Da cui la ricerca di opportunità per metterle a frutto. Le strade sono diverse: aumento dei dividendi agli azionisti, buyback azionario, acquisizioni e prestiti.

Pochi prestiti al settore privato

Orcel è solito affermare di puntare sulla maggiore remunerazione degli azionisti, qualora non riuscisse ad acquistare asset con una redditività superiore a quella di Unicredit, così da innalzarla nel complesso. L’altra faccia della medaglia di questo eccesso di capitale è che le banche italiane prestano poco denaro a imprese e famiglie. Se ne prestassero di più, logicamente il capitale disponibile si ridurrebbe. D’altra parte, le basse erogazioni sono indice di paura e diffidenza verso le condizioni dell’economia italiana e del settore privato, in particolare.

Dopo la batosta del decennio passato, quando i crediti deteriorati esplosero fino a 360 miliardi, incidendo per il 20% del totale, la prudenza è comprensibile.

I dati dicono che i depositi della clientela a fine dicembre ammontavano a più di 1.869 miliardi, mentre i prestiti a famiglie e imprese solamente a 1.312 miliardi. Altri 396 miliardi e rotti (al 30 novembre) risultavano investiti in titoli di stato. Gli italiani portano i soldi in banca e questi finiscono per finanziare solo in parte il settore privato. La buona notizia è che sembra esservi un’inversione di tendenza da alcuni mesi a questa parte. Su base annua i prestiti sono aumentati del 2,3% (sopra l’inflazione), cioè di circa 37 miliardi. Apparentemente, la soglia dei 1.300 miliardi funge da spartiacque: sopra, le banche starebbero tornando a supportare l’economia.

Italia non più preda (facile)

Il capitale in eccesso delle banche italiane rappresenta un segnale positivo anche per lo stato, che potrà confidare nel prossimo futuro su una maggiore domanda istituzionale per i titoli del debito. L’altra buona notizia è più di sistema: l’Italia avrebbe smesso di essere preda degli appetiti stranieri ed è diventata predatrice. Anche se la finanza all’estero continua ad essere ingolosita dai risparmi italiani (vedi Crédit Agricole in Banco BPM e il tentativo di Natixis in Generali), deve vedersela con la potenza di fuoco di banche e compagnie assicuratrici tricolori.

Capitale delle banche italiane trainato dagli utili record

Da cosa deriva questo eccesso di capitale? Le banche italiane hanno approfittato, come le altre europee, del rialzo dei tassi per incrementare i margini d’interesse. Hanno potuto registrare utili record dal 2023 e nel frattempo hanno diversificato il business, puntando maggiormente sui servizi. Si pensava che i profitti sarebbero scesi già con l’abbassamento dei tassi nell’Eurozona, mentre sono saliti l’anno scorso. A dimostrazione che la solidità non sia legata a contingenze, bensì strutturale. E’ il modello di business che è cambiato e che rende meno indispensabili le erogazioni per fare quadrare i bilanci.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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