Banca MPS (Monte Paschi di Siena) è tornata ieri a rifinanziarsi sul mercato obbligazionario con l’emissione di un nuovo covered bond della durata di 4 anni. L’istituto guidato da Luigi Lovaglio ha affidato il collocamento a Commerzbank, Crédit Agricole e Mediobanca in qualità di Joint Bookrunners e a Santander, Ubs, Unicredit e la stessa MPS come Global Coordinators. Il titolo arriva a scadenza il 22 gennaio del 2030. Stando alle prime indicazioni, le attese erano per un rendimento a +37 punti base (0,37%) sopra il tasso “mid-swap”, cioè in area 2,80%. Al termine del collocamento, lo spread esitato è stato a +30 punti con cedola al 2,625% e prezzo di re-offer di 99,577 centesimi.
La precedente emissione garantita nel giugno scorso ebbe ad oggetto una scadenza nel gennaio 2031 ed esitò un rendimento a premio di 54 punti, offrendo cedola al 2,75%.
Covered bond MPS ad alto rating
A fronte di un importo “benchmark”, gli ordini hanno superato i 2 miliardi di euro. I rating assegnati alle emissioni senior di MPS sono BBB- per Fitch, BBB per Morningstar e Baa3 per Moody’s. Le prospettive sono “stabili” per la prima e “positive” per le altre due agenzie. Per questa emissione, essendo garantita da asset appositamente scorporati dal patrimonio dell’istituto, i giudizi attesi sono più alti: AA+ per Fitch e Aa2 per Moody’s. Il successo dell’operazione arriva in un contesto in veloce evoluzione per l’emittente, che da pochi mesi ha completato la scalata a Mediobanca, un fatto che si riteneva molto improbabile solamente fino a un anno fa.
Rimonta dei subordinati dopo crac
Sono lontani i tempi in cui i bond di MPS fecero tremare il mercato.
Meno di un decennio fa, si rese indispensabile un salvataggio a carico dei contribuenti per impedire l’azzeramento delle obbligazioni subordinate in possesso delle famiglie per 1,6 miliardi. Ancora fino all’estate del 2022 i prezzi di questo segmento di debito toccavano i minimi. La scadenza del 23 luglio 2029 con cedola 10,50% (ISIN: XS2031926731) arrivò a sprofondare a soli 50 centesimi nel mese di settembre di quell’anno. Il mercato era disposto a spendere la metà del suo valore nominale per acquistarlo.
Ieri, lo stesso titolo si acquistava al 122% del valore nominale, implicando un basso del 144% in meno di tre anni e mezzo. Chi ebbe il coraggio e la fortuna di comprarlo ai minimi, ha potuto nel frattempo incassare cedole generosissime per oltre il 70% del capitale effettivamente impiegato. Il rendimento complessivo sarebbe, pertanto, superiore al 210%. Il rendimento alla scadenza, intanto, risulta sceso sotto il 3,80%, abbastanza basso per un titolo del debito teoricamente più rischioso rispetto a uno senior. Era sopra al 30% ai minimi di prezzo nel 2022.
Verso privatizzazione totale
Da notare che alle condizioni dell’emissione di ieri, il bond MPS offre meno del corrispondente BTp per durata. Ciò emerge confrontando i rispettivi rendimenti al netto della diversa imposizione fiscale: 26% contro 12,50%. Un apparente paradosso che si spiega con la solida fiducia che riscuotono sul mercato i “covered bond”, in quanto garantiti anche per il caso di insolvenza dell’emittente.
L’istituto senese non può più essere considerato a controllo pubblico, perché la residua partecipazione del 4,8% ancora in mano al Tesoro è diventata assai minoritaria, per quanto ancora determinante nel riassetto in corso della governance. La premier Giorgia Meloni ha prospettato una definitiva uscita del capitale, pur “senza fretta” e che gli analisti ritengono possa avvenire già entro l’anno.
giuseppe.timpone@investireoggi.it