Il quadro del contributo annuale dovuto alle Camere di Commercio per il 2026 è stato messo nero su bianco dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) con una nota di metà gennaio. Le regole distinguono tra soggetti che pagano importi “a forfait” e imprese che calcolano l’importo in base al giro d’affari, con riduzioni e arrotondamenti precisi.
Il diritto camerale, ricordiamo, è un versamento obbligatorio destinato alle Camere di Commercio. L’ammontare non è uguale per tutti: varia in base alla forma giuridica dell’impresa e, per molte attività, anche in base al fatturato. In altre parole, le regole separano chi rientra in categorie con importi fissi da chi, invece, deve effettuare un calcolo legato ai ricavi dell’anno precedente.
Nel documento ministeriale viene anche richiamata la cornice che, nel triennio 2023-2025, ha permesso alle Camere di Commercio di aumentare il diritto fino al 20% per finanziare progetti specifici deliberati dagli organi camerali e indicati in un allegato dedicato. Questo passaggio spiega perché, accanto a importi e percentuali, possa esserci una componente legata a iniziative territoriali.
Diritto camerale 2026: gli importi fissi
Per diverse tipologie di soggetti, come il diritto camerale 2025, anche per il 2026 non dipende dal fatturato ma è stabilito in cifra fissa, con differenze tra sede principale e unità locali. Ecco i principali importi indicati:
- Imprese individuali in sezione speciale (artigiani, piccoli imprenditori, coltivatori diretti): 44 euro per la sede e 8,80 euro per ciascuna unità locale.
- Imprese individuali in sezione ordinaria: 100 euro per la sede e 20 euro per unità locale.
- Società semplici non agricole: 100 euro per la sede e 20 euro per unità locale.
- Società semplici agricole: 50 euro per la sede e 10 euro per unità locale.
- Società tra avvocati (D.Lgs. 96/2001): 100 euro per la sede e 20 euro per unità locale.
- Iscritti al REA (Repertorio Economico Amministrativo): importo unico 15 euro.
- Imprese con sede all’estero: 55 euro per ogni sede secondaria o unità locale in Italia.
In presenza di più unità locali, quindi, il diritto camerale 2026 cresce per somma di quote, mantenendo però la logica “sede + unità” prevista per ciascuna categoria.
Calcolo sul fatturato 2025: fasce, aliquote e arrotondamenti
Per le imprese che non rientrano negli importi fissi, il diritto camerale 2026 si determina partendo dal fatturato 2025 e applicando le aliquote previste da un decreto interministeriale. La procedura operativa richiede attenzione: il calcolo va effettuato mantenendo cinque cifre decimali, poi l’importo ottenuto viene tagliato del 50%. Solo dopo si passa agli arrotondamenti: prima alla seconda cifra decimale e poi all’unità di euro, con regola “0,50”: per eccesso se la frazione è pari o superiore a 0,50, per difetto negli altri casi.
Le fasce di fatturato e le percentuali previste (o importo fisso) sono queste: fino a 100.000 euro si applica 200 euro; da 100.001 a 250.000 l’aliquota è 0,015%; da 250.001 a 500.000 0,013%; da 500.001 a 1.000.000 0,010%; da 1.000.001 a 10.000.000 0,009%; da 10.000.001 a 35.000.000 0,005%; da 35.000.001 a 50.000.000 0,003%; oltre 50.000.000 0,001% con un limite massimo previsto.
In pratica, il diritto camerale 2026 segue una logica a scaglioni: a ogni tratto di fatturato corrisponde una percentuale più bassa man mano che i ricavi salgono.
Prelievo e tetto massimo nel diritto camerale 2026
Un punto spesso trascurato riguarda il limite massimo. Il massimale teorico è indicato in 40.000 euro, ma anche questo valore subisce la riduzione del 50% prevista per il 2026: il tetto effettivo diventa quindi 20.000 euro.
Nel testo viene inoltre confermato, anche per il 2026, il meccanismo di “prelievo” collegato alle entrate da diritto annuale, con tre percentuali legate alla dimensione delle entrate della singola Camera di Commercio: 3,9% fino a 5.164.569 euro, 5,5% tra 5.164.569,01 e 10.329.138 euro, e 6,6% oltre 10.329.138 euro.
Nel complesso, tra importi fissi, calcolo per scaglioni, riduzione del 50% e arrotondamenti, il diritto camerale 2026 resta un adempimento con regole definite e numeri precisi: conoscere la categoria di appartenenza e il fatturato di riferimento è la chiave per inquadrare correttamente il diritto camerale 2026.
Riassumendo
- Il diritto camerale è un contributo obbligatorio dovuto alle Camere di Commercio.
- Gli importi variano tra cifre fisse e calcolo basato sul fatturato dell’anno precedente.
- Le imprese minori e speciali versano importi ridotti per sede e unità locali.
- Per molte società il diritto camerale 2026 dipende dagli scaglioni di fatturato 2025.
- Il calcolo prevede riduzione del 50% e specifiche regole di arrotondamento finale.
- Il diritto camerale 2026 ha un tetto massimo ridotto e percentuali di prelievo definite.