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Deficit al 3%: la sfida del governo Giorgia Meloni per centrare l’obiettivo

L'Italia vuole centrare il deficit al 3% del Pil con un anno di anticipo, ma i dati preliminari del Tesoro sforano un decimale di punto.
2 Aprile 2026
Deficit Italia al 3%?
Deficit Italia al 3%? © Investireoggi.it

C’è un numeretto che sta tenendo in ansia il governo di Giorgia Meloni da settimane e che sta diventando un assillo per la premier dopo la sconfitta al referendum costituzionale. E’ l’obiettivo per l’Italia di un deficit al 3% del Pil già nel 2025. Trattasi del disavanzo fiscale massimo consentito dal Patto di stabilità e, se non centrato, non consentirebbe al nostro Paese di uscire dalla procedura d’infrazione in cui siamo entrati insieme a tanti altri Paesi comunitari nel 2024 dopo una sospensione delle regole di 4 anni dovuta alla pandemia.

Deficit Italia al 3%, questione di zero virgola

I dati preliminari pubblicati dal Ministero di economia e finanze un mese fa danno conto di un deficit sceso dal 3,4% del 2024 al 3,1% nel 2025.

Per un pelo avremmo mancato l’obiettivo. Un decimo di punto percentuale, che in valore assoluto significa circa 2 miliardi di euro. I dati finali, sperano in Via Nazionale, possano certificare una situazione appena leggermente migliore, ma tale da farci centrare l’ambito target.

Il mancato raggiungimento del 3% del deficit in Italia è stato dovuto essenzialmente ad un colpo di coda del Superbonus. Il maxi-incentivo edilizio continua a pesare sui conti pubblici, sommandosi le vecchie agevolazioni con lo sconto in fattura alle nuove. Perché è così importante per Roma uscire dalla procedura d’infrazione? Ci sono più aspetti da considerare. Il primo è di credibilità internazionale. Le agenzie di rating hanno promosso molteplici volte il nostro debito pubblico negli ultimi tempi, mentre lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso fin sotto 60 punti base e ai minimi dal 2008 prima della guerra in Iran.

Maggiore flessibilità su difesa e legge di Bilancio

Rispettare gli impegni assunti con la Commissione europea con un anno di anticipo sarebbe come confermare di essere meritevoli della fiducia accordataci. Sul piano pratico, l’uscita ci consentirebbe di disporre di qualche margine sui conti pubblici. Ad esempio, potremmo investire nella difesa fino allo 0,5% in 3 anni senza computare tali spese ai fini del Patto. Una mossa che aiuterebbe la filiera produttiva domestica legata agli armamenti e renderebbe più credibile l’impegno NATO dell’Italia.

Infine, il governo potrebbe avere più flessibilità nel redigere l’ultima manovra di bilancio della legislatura. Dopo averne varate 4 all’insegna della prudenza fiscale, finalmente offrirebbe risposte ai suoi elettori. In gioco ci sarebbe un più robusto taglio dell’Irpef, ma anche il sostegno ai redditi sempre più necessario con le tensioni in Medio Oriente e la risalita dell’inflazione. Non immaginiamoci alcunché di impressionante, dato che partiamo pur sempre da un rapporto debito/Pil sopra il 137% e un deficit per l’Italia attorno al 3%; decimale più o decimale meno. Ma anche le virgole aiutano nei momenti di crisi.

Possibile aiuto da Bankitalia

Da Bruxelles, il commissario per la Politica regionale, Raffaele Fitto, si è mostrato fiducioso circa l’interlocuzione in corso con l’Italia. Alla Commissione converrebbe che il deficit fosse stato già centrato al 3% o poco meno nel 2025.

Ha bisogno che più suoi membri possibili investano nella difesa. Di certo, però, non può “taroccare” i conti. Al limite, si faranno le pulci alle varie voci di entrata e di spesa per capire dove sia possibile ricavare margini, entro le regole contabili.

Un possibile aiuto potrebbe essere arrivato l’altro ieri dalla Banca d’Italia, che ha comunicato di avere chiuso il bilancio 2025 con un utile netto di 1,65 miliardi di euro. Di questi, 340 milioni sono stati distribuiti ai partecipanti (banche e assicurazioni) in forma di dividendi. I restanti 1,272 miliardi saranno girati allo stato. Per competenza, dovranno essere caricati sulle entrate del 2025. Un importo in forte rialzo rispetto ai 644 milioni incassati dal Tesoro per il 2024 e anche superiore alle previsioni per circa 500-600 milioni.

Patto “stupido” resta in vigore

Questo maggiore contributo equivale a circa un quarto di decimale percentuale. Pochissima roba, ma che può far propendere il deficit dell’Italia dal 3,1% al 3%. Per un gioco di virgole, ci basterebbe che risultasse non superiore al 3,049%. Mancherebbero ancora all’appello altri 600-700 milioni tra eventuali maggiori entrate o minori spese. Ad occhio, il miglioramento rispetto alle stime preliminari dovrà ammontare a 1,1-1,2 miliardi, circa lo 0,05% del Pil. Questo è il motivo per cui il Patto fu definito a suo tempo “stupido” niente di meno che dall’ex presidente della Commissione, Romano Prodi, non certo un euroscettico. Può uno zero virgola ipotecare la politica economica di uno stato e persino in tempi di forti crisi internazionali?

Si può giustamente eccepire che, senza la fissazione di un tetto perentorio, le regole praticamente non varrebbero. La controreplica sarebbe che i conti pubblici andrebbero giudicati nel loro complesso e guardando ai trend. Tra il 2018 e il 2019 ci furono fortissime tensioni tra Roma e Bruxelles – eravamo ai tempi del primo governo Conte – riguardo all’obiettivo sul deficit. I commissari si opposero al 2,4% richiesto dall’Italia e alla fine acconsentirono al 2,04%. Per spostare quella virgola patimmo spread alle stelle e fuga dei capitali. Pochi mesi dopo, a causa del Covid, quelle stesse regole saltarono e il nostro disavanzo esplose al 9,5% del Pil. I fatti s’incaricarono di ridicolizzare gli screzi passati sul nulla.

Deficit 3% Italia tra errore statistico e revisione Pil

C’è un’altra ragione per cui sbattere la testa sullo 0,1% del Pil è francamente roba da manicomio: l’errore statistico. E’ accaduto più e più volte che l’Istat a distanza di mesi o qualche anno abbia rivisto al rialzo il Pil dell’Italia, migliorando a posteriori l’outlook fiscale. Potremmo scoprire nel prossimo futuro di avere già centrato il deficit al 3%, ma che semplicemente i dati iniziali non fossero del tutto corretti. Ciò non deve autorizzare a pensare che una discesa al 3% o al 2,9% ci permetterebbe di spendere e spandere. Ma molto più banalmente, non si può neanche immaginare il contrario per uno scostamento di qualche centinaio di milioni di euro. Anche per questo l’Europa manca di visione ed è irrilevante sul piano geopolitico, finendo per subire le decisioni altrui. E quelle sì che possono devastare economia e conti pubblici.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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