Fra 2 o 3 settimane al massimo Cuba rischia di rimanere senza un goccio di petrolio. L’isola avanza verso il blackout energetico totale, uno spettro che agita il regime castrista e gli abitanti. La previsione di Kpler non lascia margine al dubbio. Le scorte sarebbero di appena 460.000 barili. Il fabbisogno interno si attesterebbe a 100.000 barili al giorno, ma nel 2025 l’economia domestica si è dovuta accontentare di una media di appena 37.500 barili al giorno. Il 9 gennaio scorso, il Messico ha spedito 84.900 barili per una media giornaliera nel primo mese dell’anno di soli 3.000 barili.
Cuba senza petrolio
Per evitare il collasso definitivo il governo sta stringendo accordi con stati africani, al fine di ricevere quei barili venuti meno dal Venezuela con l’arresto di Nicolas Maduro. Una nave è da poco partita dal Togo. L’ultimo carico dalla Russia è arrivato ad ottobre, mentre il Messico ha confermato tramite la presidente Claudia Sheinbaum di volere mantenere livelli minimi di esportazioni petrolifere per “solidarietà”.
La situazione è disperata. Ogni giorno, le forniture di energia elettrica vengono sospese anche per 12-18 ore. Non solo la vita nelle case è diventata difficile, ma le attività non hanno modo di andare avanti. Anche un semplice bar o ristorante non riesce più a soddisfare i clienti, essendo impossibile cucinare per molte ore al giorno. Il presidente americano Donald Trump punta al cambio di regime per Cuba e impedisce l’attraversamento delle petroliere nei Caraibi con la presenza massiccia della marina USA nell’area.
Turismo e cambio in picchiata
Sta svanendo anche l’ultima fonte preziosa per tenere in vita l’economia: il turismo.
Nei primi 11 mesi dell’anno, gli stranieri che hanno visitato l’isola sono scesi a 2,3 milioni contro i 4,2 milioni del 2019, prima della pandemia. Il record era stato registrato nell’anno precedente a 4,8 milioni. Nei 12 mesi al febbraio 2025 i ricavi nel settore sono crollati di 8 miliardi di dollari, circa il doppio dell’anno precedente. La cifra corrisponde a circa un decimo del Pil e svela quanto l’economia cubana sia in profonda recessione.
Prima di Natale il Banco Central de Cuba aveva svalutato il tasso di cambio contro il dollaro del 70% e reso legali i pagamenti in valuta estera per cercare di dare soluzione alla carenza diffusa di merci. Per un dollaro servono ora intorno a 440 pesos contro una quarantina di 5 anni fa. Nell’ultimo quinquennio, i prezzi al consumo sono esplosi di oltre il 360% ad un ritmo medio annuo di quasi il 36%. La situazione è diventata insostenibile per gli abitanti dell’isola, molti dei quali sono andati all’estero negli ultimi anni per sfuggire alla miseria quotidiana.

Blackout energetico vicinissimo
Il blackout energetico è già in corso da mesi, mentre si attende quello definitivo che limiterebbe enormemente gli spostamenti dei militari sul territorio nel caso di attacco. Ed è questo lo scenario a cui si prepara il regime, che il 20 gennaio ha dichiarato lo “stato di guerra”.
L’amministrazione Trump non sferra per il momento un vero attacco in stile venezuelano, anche perché è già impegnato su più fronti, non ultimo in Iran. Spera che il collasso della dittatura comunista avvenga dall’interno. Per il momento, non si riscontrano proteste tali da minacciare il potere politico-istituzionale. Nell’estate del 2021, però, esplosero quasi all’improvviso con il boom dell’inflazione seguito alla riforma monetaria.
giuseppe.timpone@investireoggi.it