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Oggi: 08 Feb, 2026

Il crollo in borsa di Stellantis racconta il flop dell’elettrico imposto al mercato

Le azioni Stellantis sono precipitate in borsa nella seduta di venerdì, svelando il flop dell'elettrico imposto al mercato auto.
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E’ stata una seduta terrificante quella vissuta da Stellantis in borsa nella giornata di venerdì, quando le sue azioni sono arrivate a crollare del 28,7% ad un minimo di 5,82 euro. Circa 7 miliardi di capitalizzazione perduta, che diventano 65 dal picco dei 27 euro toccato nel marzo di due anni fa. E’ stata la reazione del mercato all’annuncio che la società cambierà strategia di produzione dopo il flop dell’elettrico nel comparto auto. Il CEO Antonio Filosa ha evidenziato svalutazioni per 22,2 miliardi di euro per la seconda metà del 2025, con la conseguenza che lo scorso esercizio esiterebbe una perdita netta sui 20 miliardi.

Nei prossimi 4 anni, sborserà 6,5 miliardi per attuare questo passaggio e per questo il CDA ha autorizzato l’emissione di obbligazioni subordinate perpetue fino a 5 miliardi. Infine, dividendo azzerato per quest’anno.

Crisi auto con flop elettrico

Questa è la storia di un flop aziendale che si commenta da sé. Fino alla fine del 2024, poco più di un anno fa, il suo allora CEO Carlos Tavares dava lezioni a tutti e sbraitava contro governi e opinione pubblica, i quali evidenziavano il fallimento della strategia portata avanti con l’elettrico con conseguente progressiva chiusura degli stabilimenti in Italia. Il manager portoghese si rifiutò di appoggiare la posizione più pragmatica dell’allora CEO di Renault, Luca de Meo, arrivando a scontrarsi con la propria stessa rete commerciale.

Stellantis ha fatto malissimo i conti e insieme ad altre concorrenti europee ne sta pagando il prezzo. Volkswagen perde in borsa il 60% dal picco del 2021 (-82 miliardi) e Renault oltre il 42% in meno di due anni.

I numeri non mentono: le auto elettriche non si vendono. E’ vero che la loro quota di mercato sia più che decuplicata da prima della pandemia, salendo al 17,4% nel 2025. Il fatto è che è il mercato auto è imploso nel continente. Si vendettero 15,8 milioni di auto in tutto nel 2019, mentre nel 2025 13,27 milioni. Nel periodo 2020-2025, sono mancati all’appello circa 20,7 milioni di auto rispetto al picco. Diverse centinaia di miliardi di fatturato e posti di lavoro in fumo.

Prezzi fuori portata e concorrenza cinese

Non c’è alcun rifiuto ideologico verso l’elettrico. Il flop delle auto alla spina si deve ai prezzi fuori portata. In media, in Europa (UE + Regno Unito + Svizzera + Norvegia) un’auto elettrica è stata venduta a 65.000 euro nel 2025. Un’auto a benzina o diesel a 33.000 euro, cioè la metà. In anni di alta inflazione, gli automobilisti europei hanno visto salire i prezzi complessivi e i divieti di circolazione ai danni dei veicoli con motore termico. Si sono rivolti in parte al mercato delle auto usate, i cui prezzi sono anch’essi saliti.

La quota di mercato di Stellantis in Europa è scesa all’11,2%, mentre si è consolidata nel segmento ibrido al 15%. Un dato che dice tutto: la casa italo-francese avrebbe dovuto puntare più che altro su di esso, anziché andare full-in sull’elettrico. Il flop lo pagano oggi gli azionisti, mentre già da anni lo sostengono i lavoratori con fabbriche chiuse, delocalizzazioni annunciate, cassa integrazione e licenziamenti.

Un disastro targato UE. La transizione imposta al mercato per legge ha distrutto capacità produttiva nel Vecchio Continente, accrescendo la concorrenza cinese. La sola Byd detiene ormai una quota di mercato in Europa sull’elettrico del 10%.

Mercato batte ideologia

Il crollo azionario di venerdì arriva dopo un declino che va avanti in borsa da quasi due anni. Racconta del flop ideologico del Green Deal prima ancora che del mercato elettrico, che le case automobilistiche hanno abbracciato nella convinzione che avrebbero così lisciato il pelo all’opinione pubblica che conta. Quando i manager smettono di gestire un’azienda per trasformarsi in opinion leader, la strada per il fallimento è tracciata. E’ accaduto impietosamente. La realtà ha presentato il conto: è il mercato a decidere se valga la pena acquistare un prodotto, non le ideologie calate dall’alto e a cui si aderisce per conformismo o animo pusillanime. Adesso, le case chiedono all’UE di eliminare l’obiettivo della sola produzione di auto elettriche dal 2035. Chiedono “neutralità tecnologica” dopo avere sbattuto la faccia contro i numeri.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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