L’argento torna ad aggiornare i suoi massimi storici e in queste ore sfiora gli 85 dollari l’oncia. Lo stesso fa l’oro, che si avvicina alla soglia record dei 4.600 dollari. E il ratio tra i due metalli scende nella mattinata di oggi a meno di 54,50, ai minimi da gennaio del 2013. Un anno fa, era a circa 90. Significa che negli ultimi mesi il metallo grigio ha nettamente sovraperformato il giallo. I numeri parlano da soli: +174% contro +67%. Siamo in presenza di ciò che gli analisti definiscono “rotazione”, cioè uno spostamento degli investimenti dall’uno all’altro metallo.
Ratio oro argento, rischio di falso positivo
Il ratio tra oro e argento segnala la propensione al rischio del mercato.
Quando è alto o sale, denota l’appetito degli investitori per gli asset più legati alla congiuntura economica e, di conseguenza, un certo ottimismo sull’andamento globale. Infatti, la domanda di argento per metà è dovuta ai suoi impieghi industriali. Viceversa, l’oro è acquistato perlopiù come bene di investimento contro tensioni internazionali, inflazione e crisi. Solo una parte minoritaria finisce nei processi produttivi.
Tant’è vero che in pandemia il ratio tra oro e argento schizzò a 120, captando l’elevato rischio percepito tra gli investitori. Il suo crollo sarebbe, dunque, una buona notizia per l’economia mondiale? Alla base c’è sempre la legge della domanda e dell’offerta. Il 2025 è stato il quinto anno consecutivo di produzione insufficiente per il silver, con uno squilibrio nell’ordine dei 118 milioni di once. E anche quest’anno la domanda supererà quasi certamente l’offerta. Le estrazioni restano insufficienti e le scorte diminuiscono.
Fattori trainanti del silver
Cosa spinge la domanda di argento? Il suo crescente impiego in produzioni relativamente nuove, come quelle legate alla transizione energetica (batterie di auto elettriche, pannelli fotovoltaici, ecc.) e all’Intelligenza Artificiale (chip per i data center, ecc.). C’è il rischio che il ratio con l’oro possa inviare un segnale di falso positivo sulla congiuntura. Più che un maggiore appetito per il rischio, sta accadendo che il mercato stia correndo a comprare oro per proteggersi da tre principali rischi percepiti: inflazione, debiti e guerre. Tuttavia, la domanda di argento corre ancora più in fretta per i motivi sopra indicati.
Questo non significa, quindi, che ci sia una maggiore propensione al rischio. Anzi, l’ennesimo record dell’oro dimostrerebbe il contrario. Solo che due comparti della produzione alimentano i consumi di argento. E l’IA, in particolare, assume un significato tutt’altro che semplicemente economico. La corsa degli Stati Uniti a garantirsi la supremazia tecnologica ricalca quella allo spazio durante la Guerra Fredda. Se allora la lotta fu tra Stati Uniti e Unione Sovietica, adesso al posto della seconda c’è la Cina.
Acquisti in calo nelle gioiellerie
Il crollo nella ratio tra oro e argento sarebbe provocato in parte anche dallo stesso forte rincaro del primo. Gli investitori si sono messi da tempo in cerca di metalli meno costosi dopo la lunga corsa aurea che dura da anni.
L’impatto è già negativo sulla domanda per scopo di gioielleria, in calo già nel 2025 per il trend debole in Cina e India. Un dato che conferma che il boom dei prezzi sia trainato da altre componenti e che i consumatori starebbero riducendo gli acquisti di gioielli sia in oro che argento, dati i prezzi esplosivi a cui sono arrivati. Pensate che il 2025 iniziava con l’argento a meno di 29 dollari e che nel corso del 2022 era sceso sotto i 18 dollari.
giuseppe.timpone@investireoggi.it