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Conti correnti: è vero che fare un bonifico ai figli fa scattare i controlli?

Ecco quando è pericoloso effettuare un bonifico ai figli e perché a volte può essere pericoloso, ma occhio ai facili allarmismi.
10 Aprile 2026
bonifico figli
Foto © Pixabay

Ma è davvero rischioso fare un bonifico a un figlio dal punto di vista fiscale? Tra realtà e falsi allarmi, resta il fatto che molti contribuenti vivono con una crescente paura dei controlli del Fisco, anche per operazioni del tutto lecite.

La paura di disporre liberamente dei propri soldi

Limiti all’uso del contante, soglie sui prelievi, controlli sui movimenti bancari: negli ultimi anni si è diffusa una vera e propria ansia da controllo fiscale.

Anche un semplice bonifico a un familiare può generare dubbi. In effetti, esistono situazioni in cui i trasferimenti di denaro tra parenti possono essere utilizzati in modo scorretto, ad esempio per ridurre artificialmente il patrimonio (come nel caso dell’ISEE) o per nascondere somme al Fisco.

Da questo punto di vista, è comprensibile che l’Amministrazione finanziaria tenga sotto osservazione determinate operazioni. Tuttavia, per chi agisce correttamente, resta la sensazione di non poter disporre liberamente dei propri soldi, nemmeno per aiutare un figlio in difficoltà.

Conti correnti: è vero che fare un bonifico ai figli fa scattare i controlli?

È importante evitare allarmismi. Non è vero che ogni bonifico a un figlio faccia automaticamente scattare controlli fiscali.

I movimenti bancari rientrano sì nelle banche dati a disposizione del Fisco, che possono essere utilizzate per verificare eventuali anomalie, evasione o comportamenti irregolari. Tuttavia, i controlli si attivano generalmente in presenza di incongruenze tra:

  • redditi dichiarati;
  • movimenti in entrata e uscita;
  • disponibilità patrimoniali.

Un bonifico isolato e coerente con la propria situazione economica non rappresenta di per sé un problema.

Causale ma non solo, ecco perché tutto deve essere giustificabile e dimostrabile

Ciò che conta davvero è la tracciabilità e la giustificazione dell’operazione.

Inserire una causale chiara (ad esempio “aiuto familiare” o “donazione”) è sempre consigliabile, ma non basta da sola.

In caso di importi elevati, il Fisco potrebbe verificare:

  • se la somma è compatibile con i redditi dichiarati;
  • se il trasferimento ha una motivazione plausibile;
  • se il beneficiario (ad esempio un figlio senza reddito) riceve somme coerenti con il contesto familiare.

Un bonifico di importo rilevante può quindi diventare un campanello d’allarme, soprattutto se inserito in un quadro di operazioni sospette.

Va però ribadito un punto fondamentale: un controllo non equivale automaticamente a una sanzione. Se il contribuente è in grado di dimostrare la provenienza lecita del denaro e la natura del trasferimento, non ci sono conseguenze.

In definitiva, fare un bonifico a un figlio è perfettamente lecito. L’importante è che l’operazione sia coerente, tracciabile e giustificabile, così da non creare problemi in caso di eventuali verifiche.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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