Andare in quiescenza dopo una carriera pari a 25 anni di contributi è assolutamente possibile. Certo, bisogna centrare la giusta misura di pensionamento e quindi bisogna completare anche altri specifici requisiti. Ma spesso 25 anni di contributi sono più che sufficienti per garantirsi una pensione. Poi sugli importi e quindi sul tenore di vita che la pensione riesce a dare ci sono tutti gli altri discorsi da fare che sono differenti da situazione a situazione. Perché 25 anni di contributi possono dare una pensione molto alta o molto bassa. Dipende dalla tipologia di carriera del contribuente.
Che pensione con 25 anni di contributi nel 2026? Ecco le possibilità e i calcoli
Andiamo con ordine e iniziamo dalle misure che consentono di andare a riposo dopo 25 anni di carriera.
La verità è che con una dote contributiva di questo genere, andare in pensione si può fare al 100% con le pensioni di vecchiaia ordinaria. Ma solo per chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. Perché per gli altri, non è detto che 25 anni di contributi bastino. La pensione di vecchiaia ordinaria si centra con 67 anni di età e con 20 anni di versamenti almeno. Ma se l’interessato ha iniziato a versare dopo il 1995, deve arrivare ad una pensione almeno pari all’assegno sociale altrimenti nulla da fare.
Pensioni con 25 anni di contributi, ecco alcune misure da sfruttare
Un’altra possibilità con 25 anni di versamenti è la pensione anticipata contributiva. Che si centra con 20 anni di contributi e con 64 anni di età. In questo caso, le soglie di pensione minima da centrare salgono di molto. Passano infatti a 3 volte l’importo dell’assegno sociale per tutti gli uomini e per le donne se non sono mai diventate mamme.
Poi a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale per le mamme una sola volta e 2,6 volte per quelle che di figli ne hanno avuti almeno due.
La pensione anticipata contributiva vale solo per chi vanta una carriera iniziata dopo il 31 dicembre 1995. Sempre con 25 anni di versamenti esiste solo una terza ulteriore possibilità. Ma passa dall’invalidità pensionabile. Una misura che permette di uscire a 56 anni le donne ed a 61 anni gli uomini è la pensione di vecchiaia con invalidità pensionabile. Basta l’80% di invalidità specifica ed una carriera di 20 anni almeno come contribuzione previdenziale versata.
Il calcolo delle prestazioni, ecco perché gli importi possono essere variabili
Prima abbiamo visto le varie pensioni che si possono prendere con 25 anni di contributi. Una cosa abbastanza facile da spiegare e con regole generali che tutti devono seguire. Invece per il calcolo non si può essere così generici. Ogni contribuente ha le sue regole da seguire. Sia perché c’è chi ricade nel sistema misto e chi nel sistema esclusivamente contributivo. E sia perché tutto dipende sempre dallo stipendio percepito durante la carriera. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 ha nel sistema contributivo il metodo di calcolo della pensione. Tutti i contributi vengono accumulati nel montante contributivo.
Che poi viene rivalutato al tasso di inflazione per poi essere moltiplicato per i coefficienti di trasformazione.
Migliori per chi esce ad una età più avanzata, peggiori per chi fa il contrario, cioè esce prima. Chi invece ha il primo versamento prima del 1996, ha diritto al calcolo misto. Retributivo fino al 31 dicembre 1995 per chi ha meno di 18 anni di contributi a quella data, oppure fino al 31 dicembre 2011 per chi ha già 18 anni di versamenti sempre a quella data. Invece il contributivo si applica ai periodi successivi. Il retribuivo impone il calcolo sulle ultime annualità di retribuzione e non sul montante.
Ma anche per il montante contributivo importanti sono le retribuzioni. Perché più alto è lo stipendio, maggiori sono i contributi versati. Basti pensare ai lavoratori dipendenti che nel FPLD versano il 33% al mese del loro stipendio, al montante. Per questo la pensione con 25 anni di contributi per qualcuno può essere alta, per altri bassa.