Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 02 Feb, 2026

La caduta di oro e argento prospetta una curva dei bond più piatta

Oro e argento in caduta libera sui mercati, con gli investitori in fuga dai metalli preziosi. Possibile una curva dei bond più piatta.
48 minuti fa
2 minuti di lettura
Curva dei bond più piatta
Curva dei bond più piatta © Investireoggi.it

Cosa succede al mercato obbligazionario in questi giorni? Malgrado tutto, i rendimenti sono molto stabili. Prendendo i Bund della Germania come riferimento per l’Eurozona, troviamo che il decennale è salito dal 2,83% di giovedì scorso al 2,85% di oggi. La scadenza a 2 anni è passata dal 2,06% al 2,08%. Pochissima roba per trarne una qualche conclusione. La sensazione è che gli investitori siano in attesa di capire come si evolveranno i fondamentali macroeconomici. La caduta di oro e argento di questi ultimi due giorni, tuttavia, prospetta una curva dei bond più piatta.

Curva dei bond, reazione a nomina di Warsh

I metalli preziosi sono collassati di prezzo rispetto ai massimi storici segnati giovedì 29 gennaio.

L’oro sfiorava i 5.600 dollari l’oncia, mentre adesso viaggia sotto i 4.800, pur in risalita rispetto alle prime ore di oggi. L’argento è precipitato da oltre 121 dollari agli attuali 83,50 dollari. Tutto per l’annuncio di Kevin Warsh come governatore della Federal Reserve designato dal presidente Donald Trump per succedere a Jerome Powell.

Considerato un “falco”, l’economista potrebbe tenere i tassi di interesse più alti per un periodo prolungato rispetto alle previsioni precedenti. Queste si erano basate sulla possibile nomina di Kevin Hassett, vicinissimo alla Casa Bianca e fautore di una politica sui tagli più aggressiva e in linea con i desiderata del presidente. Per la curva dei bond può significare molto. Tassi meno bassi nel prossimo futuro implicano un repricing con rendimenti più alti per le scadenze medio-brevi. Il mercato ora sconta un costo del denaro dello 0,50% più basso entro fine anno e invariato per tutto il 2027 negli Stati Uniti.

Lotta all’inflazione e debito pubblico

Tassi più alti tenderebbero a penalizzare anche le scadenze medio-lunghe. Tuttavia, questo può essere vero nel breve termine. Una politica monetaria meno accomodante serve a sostenere la credibilità della lotta all’inflazione. I rendimenti a lunga scadenza riflettono le aspettative d’inflazione e i rischi sovrani. Per quanto possa sembrare paradossale, non è la prima volta che spieghiamo che tassi più alti possano portare ad un calo dei rendimenti lunghi proprio per quanto accennato.

A meno che non prevarranno i timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici negli USA, Europa e Asia. Questo è il probabile motivo principale per cui i rendimenti lunghi non stiano reagendo alla nomina di Warsh. I mercati vogliono capire quale sarà la reazione dei governi. Con una politica monetaria meno accomodante, il Tesoro americano taglierà il deficit o lascerà salire la già alta spesa per interessi? Di solito, un minore accomodamento spinge i governi a risanare i conti pubblici per non subirne le conseguenze. Il problema è che tutte le economie principali sembrano ignorare i segnali.

Effetti in due tempi con calo dell’inflazione

Se gli USA è improbabile che taglino il deficit sotto elezioni di metà mandato, l’Europa ha la testa al riarmo e il Giappone agli stimoli fiscali. In questa situazione, un aumento o un minore calo dei tassi aggrava le condizioni fiscali, specie dove sono già più precarie: USA, Giappone, Regno Unito, Francia e Italia. Questo sarebbe un limite alla discesa dei rendimenti lunghi, anzi il repricing innalzerebbe anche questi ultimi e la curva dei bond semplicemente si traslerebbe verso l’alto.

Tassi più alti, però, hanno un effetto deflazionistico sull’economia. Lo stiamo vedendo in questi giorni con il crollo delle materie prime sui mercati internazionali. E le banche centrali potranno recuperare margini per tagliare i tassi quando l’inflazione sarà stata ricondotta sotto il loro controllo. Nel medio termine, quindi, una stretta monetaria o un minore accomodamento costituirebbe le premesse per un allentamento successivo. Poiché gli investitori tendono ad anticipare gli eventi, assisteremmo nei prossimi mesi a un probabile appiattimento della curva dei bond. I rendimenti medio-brevi resterebbero invariati, mentre i lunghi scenderebbero. Il premio richiesto per acquistare le scadenze più longeve si ridurrebbe.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

opposizione spese sanitarie
Articolo precedente

Precompilata 2026, opposizione spese sanitarie: oggi la prima scadenza, poi si riapre il 9 febbraio