La Bulgaria è il 21-esimo stato ad avere adottato l’euro e lo ha fatto a partire dalla mezzanotte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio. L’ingresso è avvenuto nel momento più difficile della sua storia recente. Secondo i sondaggi, la maggioranza della popolazione è contraria e poche settimane fa il governo è caduto alla vigilia del sesto voto di sfiducia dal suo insediamento nel gennaio scorso. A breve dovrebbero tenersi le ottave elezioni politiche in cinque anni. Un clima di profonda instabilità e di lacerazione interna, che non depone a favore dell’unità di Sofia nella transizione dalla sovranità monetaria alla moneta unica.
Bulgaria nell’euro divisa e instabile
Per mesi si sono tenute proteste di piazza contro l’euro, appoggiate apertamente dal presidente Rumen Radev, esponente della sinistra euro-scettica e considerato filo-russo. I bulgari hanno paura che, sull’esempio di quanto accaduto di recente anche in Croazia, i prezzi di merci e servizi aumenteranno. Temono anche la stagnazione salariale: la Bulgaria non potrebbe più fare eventualmente leva sul tasso di cambio per rilanciare la sua competitività, dovendo così agire sui costi tra cui il lavoro. Più in generale, non vogliono perdere il controllo della politica monetaria, che si traduce nella possibilità di fissare i tassi di interesse in autonomia.
Le ragioni dell’ingresso
Il governo dell’ormai premier dimissionario Rosen Zhelyazkov ha puntato sull’ingresso della Bulgaria nell’euro per aumentarne la stabilità monetaria e la credibilità internazionale. La mossa servirebbe nel tempo anche per ridurre i tassi di interesse su mutui e prestiti, stimolando la domanda interna. Cosa non meno importante, le imprese domestiche avranno più facile accesso ad un ricco mercato di oltre 350 milioni di consumatori. Infine, l’economia potrà beneficiare di un atteso aumento degli investimenti dal resto dell’area.
In sostanza, con l’ingresso nell’euro la Bulgaria s’integra ancora di più nell’economia europea e accresce le sue potenzialità di sviluppo. Ad oggi, infatti, resta l’economia più povera dell’Unione Europea, di cui fa parte sin dal 2007. Le resistenze appaiono comprensibili in uno stato da sempre in bilico tra Europa e orbita russa. Tuttavia, la sovranità monetaria come l’avrebbero voluta custodire i bulgari ostili all’euro non c’è da decenni. Il lev è stato agganciato fino all’altro ieri all’euro attraverso un cambio fisso attorno a 1,95.
Cambio fisso da decenni
Cosa significa questo dato? Non è vero che finora la Bulgaria aveva potuto fissare i tassi come meglio credeva e agire sul cambio per svalutare all’occorrenza. Lo sanno bene anche coloro che vi si sono recati come turisti negli anni passati: il rapporto tra euro e lev era stabile. Nei fatti era già come se la Bulgaria facesse parte dell’euro, salvo non avere alcuna voce sulla politica monetaria seguita dalla Banca Centrale Europea. Da questo gennaio ce l’avrà, visto che il governatore Dimitar Radev siederà nel board di Francoforte alla pari di tutti gli altri 20 colleghi dell’unione monetaria.
Bulgaria nell’euro, rischi inflazione reali
Il rischio nel breve periodo, semmai, sarà di godere di una politica sui tassi più espansiva di quanto sarebbe auspicabile per le condizioni macroeconomiche bulgare. L’inflazione a novembre era ancora del 5,2% contro il 2,1% medio nell’Eurozona. A Sofia servirebbe un costo del denaro più alto per contrastare il carovita, cosa che confliggerà con la sua appartenenza all’Eurozona e prima ancora con la necessità di convergere verso i suoi tassi.
I timori in Bulgaria per l’instabilità dei prezzi nel passaggio all’euro non sono infondati. Non soltanto la transizione si caratterizza un po’ ovunque per una fase di confusione nella fissazione dei listini con conseguente approfittamento di imprese e commercianti. Quando un’economia entra a far parte della più grande famiglia dell’euro, flussi di capitali dal resto dell’area si dirigono verso di essa, stimolando nel breve crescita e costo della vita. E questo potrà avere effetti politici devastanti per un Paese già diviso e poco convinto sull’adesione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it