Nel panorama del welfare aziendale esistono strumenti molto diversi tra loro, ciascuno con regole fiscali specifiche. In questo gruppo rientrano le borse studio figli dipendenti., un beneficio che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione per la sua semplicità gestionale e per il trattamento fiscale favorevole.
Questo tipo di iniziativa rappresenta una forma concreta di sostegno alle famiglie dei lavoratori e, allo stesso tempo, uno strumento di valorizzazione del merito scolastico e universitario. A differenza di rimborsi e voucher legati all’istruzione, le borse di studio non sono collegate a spese specifiche sostenute dal dipendente. L’azienda riconosce una somma con finalità premiale, senza dover verificare come venga utilizzata.
Borse studio ai figli dei dipendenti: trattamento fiscale
Il fondamento normativo di questa agevolazione si trova nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). In particolare, l’art. 51, comma 2, lettera f-bis), stabilisce che non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla totalità dei dipendenti o a gruppi omogenei, quando sono destinate ai familiari fiscalmente rilevanti per servizi educativi, di istruzione e per borse di studio. La norma include l’educazione prescolare, i servizi collegati come mensa e attività integrative, la frequenza di centri estivi e invernali e, appunto, le borse di studio.
L’aspetto più rilevante è la totale assenza dell’obbligo di documentazione di spesa. Mentre per altri benefit è necessario dimostrare l’effettivo costo sostenuto, nel caso delle borse di studio il riconoscimento avviene indipendentemente dalle uscite affrontate dalla famiglia. Questo principio è stato ribadito anche dall’Agenzia delle Entrate, che ha chiarito come tali somme possano essere erogate per premiare risultati di eccellenza in ambito scolastico e universitario, senza richiedere prove sull’utilizzo del denaro.
Il chiarimento dell’amministrazione finanziaria, contenuto nella Risposta n. 231/2024, rafforza l’interpretazione secondo cui la borsa di studio ha una funzione premiale e incentivante. L’obiettivo non è rimborsare un costo, ma riconoscere l’impegno e i risultati ottenuti dagli studenti figli dei dipendenti. Proprio per questo motivo, la somma resta esclusa dalla tassazione, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge.
Cosa deve fare il datore di lavoro
Dal punto di vista operativo, l’azienda che intende introdurre una misura di questo tipo deve muoversi con attenzione, pur in un quadro normativo favorevole. È fondamentale predisporre un regolamento interno chiaro e accessibile, nel quale vengano indicati criteri oggettivi di assegnazione. Tra questi possono rientrare, ad esempio, il raggiungimento di una determinata media scolastica, il conseguimento del diploma con lode o risultati significativi nel percorso universitario.
Un altro elemento centrale riguarda la platea dei destinatari. La borsa di studio non può essere riservata a singoli casi isolati, ma deve essere rivolta alla generalità dei lavoratori o a categorie definite in modo uniforme, come impiegati, operai o dirigenti. Questa impostazione evita il rischio di trattamenti discriminatori e consente di mantenere l’esenzione fiscale.
Nel regolamento deve inoltre emergere con chiarezza la finalità premiale dell’iniziativa.
La borsa di studio non deve essere presentata come un rimborso o come una forma indiretta di retribuzione, ma come un riconoscimento legato al merito dei figli dei dipendenti. Coerentemente con questa impostazione, non deve essere richiesta alcuna ricevuta o giustificativo di spesa.
Infine, è essenziale che il beneficio venga correttamente qualificato sotto il profilo fiscale, richiamando espressamente la disposizione del TUIR che ne prevede l’esenzione. Un corretto inquadramento consente all’azienda di evitare contestazioni e al dipendente di beneficiare integralmente della somma.
Borse studio: misure di sostegno per dipendenti e figli
Le borse studio figli dipendenti. si confermano, quindi, come uno strumento efficace di welfare, capace di unire semplicità amministrativa, vantaggi fiscali e attenzione al valore dell’istruzione.
In un contesto in cui il sostegno alle famiglie assume un ruolo sempre più centrale, questa misura rappresenta una scelta strategica per le imprese che investono nel capitale umano, guardando anche alle nuove generazioni.
Riassumendo
- Le borse studio figli dipendenti rientrano tra i benefit aziendali fiscalmente esenti.
- Non è richiesta alcuna documentazione di spesa da parte dei lavoratori.
- La normativa di riferimento è l’articolo 51, comma 2, lettera f-bis del TUIR.
- La finalità della borsa è premiare merito scolastico e universitario degli studenti.
- L’agevolazione deve riguardare tutti i dipendenti o categorie omogenee.
- Serve un regolamento aziendale chiaro con criteri oggettivi e trasparenti.
