E’ andato letteralmente a ruba il nuovo bond perpetuo di Eni, collocato ieri sul mercato per l’importo nominale di 1 miliardo di euro. Ha ricevuto ordini per 6 miliardi, provenienti soprattutto da Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Ad essersi occupato dell’operazione è stato un consorzio di banche composto da Banca Akros, BBVA, Bank of America, Citi, Deutsche Bank, Goldman Sachs, IMI-Intesa Sanpaolo, ING, Mediobanca, Mizuho, MUFG, Natixis, Société Générale e Unicredit in qualità di joint lead managers.
Bond perpetuo di Eni, caratteristiche salienti
L’emissione è avvenuta in conformità alla delibera del CDA di Eni dell’11 dicembre scorso, che aveva autorizzato la compagnia a tornare sul mercato obbligazionario entro i successivi 3 mesi.
Il nuovo bond perpetuo ha esitato un prezzo di 99,342 centesimi con una cedola fissa lorda del 4,125% all’anno fino alla prima data di reset del 19 aprile 2032. Se in questa occasione l’emittente non provvederà a rimborsare il capitale, dovrà pagare agli obbligazionisti per i 5 anni successivi una cedola variabile pari al tasso “mid-swap” a 5 anni più un margine di 163,7 punti base (1,637%).
Alla seconda data di reset del 19 aprile 2037 la cedola variabile sarà incrementata di ulteriori 25 punti base nel caso di mancato rimborso del capitale. E alla terza e ultima data di reset del 19 aprile 2052 il margine sarà incrementato ancora di 75 punti base, sempre che Eni non decida di rimborsare il capitale. La cedola variabile sarà rideterminata con cadenza quinquennale. La data di regolamento delle sottoscrizioni è stata fissata per il prossimo 19 gennaio. Il bond perpetuo di Eni sarà negoziato alla Borsa Italiana e alla Borsa di Lussemburgo.
Rischi dell’investimento
Trattasi di un’emissione “investment grade”, dati i rating assegnati dalle principali agenzie internazionali: BBB per S&P e Fitch, Baa2 per Moody’s. Quali sono i rischi insiti in questo tipo di investimento? Oltre a quello ordinario di credito, questa obbligazione presenta caratteristiche peculiari. L’emittente può sospendere il pagamento delle cedole come per i dividendi azionari e il titolo è subordinato rispetto ad altri debiti “senior”, per cui il rimborso nel caso di insolvenza avverrebbe dopo questi ultimi.
Eni è un colosso dell’energia, partecipato per il 30,5% dallo stato italiano tramite Ministero di economia e finanze e Cassa Depositi e Prestiti. In borsa vale quasi 51 miliardi di euro e nei primi 9 mesi del 2025 ha riportato un utile netto adjusted di 5,21 miliardi. Nell’intero 2024 era stato di 5,26 miliardi. Il mercato è sembrato molto ben disposto a finanziare la compagnia, in cambio di una cedola relativamente sostanziosa e pur addossandosi qualche rischio teorico in più.
Fame di rendimento sul mercato
Questa emissione, in effetti, ci dice più del mercato che non dell’azienda. Siamo in una fase in cui esiste fame di rendimento. I tassi di interesse avevano raggiunto l’apice nel 2024 nelle economie avanzate. Da allora sono stati tagliati più volte con la discesa dell’inflazione. Gli investitori temono che i rendimenti seguiranno un trend ribassista nei prossimi mesi e cercano di capitalizzare “bloccando” le occasioni che ritengono più proficue per inserirle nei loro portafogli.
Il bond perpetuo di Eni rientra tra gli asset che ben si prestano ad elevare il rendimento senza esporsi eccessivamente ai rischi. La solidità finanziaria dell’emittente rassicura. Il vero patema d’animo può sussistere alle date di reset: il rimborso ci sarà o meno? In un contesto di tassi calanti, dovremmo attenderci che l’emittente preferisca estinguere il debito contraendone uno nuovo a condizioni migliori sul mercato. In un contesto di tassi in rialzo, invece, il rimborso probabilmente non avverrebbe, ma gli investitori riceverebbero cedole agganciate ai tassi di mercato e, pertanto, sostanziose.
Bond perpetuo di Eni è senza scadenza
In genere, emissioni come il suddetto bond perpetuo di Eni vengono valutate dagli investitori con durata implicita pari agli anni di distanza dalla prima data di reset, nel nostro caso di 6,25 anni. E’ opportuno ribadire che questo automatismo non esiste e più episodi bancari (Santander nel 2019 e Deutsche Bank nel 2025) hanno smentito questa convinzione diffusa e rivelatasi errata. Perpetuo significa senza scadenza ed è quello che l’investitore deve mettersi in testa prima di aprire il portafogli. Ciò non toglie la possibile rivendita a terzi sul mercato secondario, anche se la minore liquidità che caratterizza gli scambi di questi titoli non garantisce il disinvestimento immediato e ai prezzi teorici vigenti.
giuseppe.timpone@investireoggi.it