Non ci aspetteremmo mai grossi movimenti sul mercato obbligazionario a certe latitudini. Invece, martedì 10 febbraio è accaduto che i rendimenti dei bond in Norvegia siano esplosi nel corso della seduta. Il decennale è schizzato dal 4,22% al 4,35% e la scadenza a 5 anni è passata dal 4,01% al 4,21%. E’ stata la reazione alla pubblicazione del dato sull’inflazione di gennaio, salita a sorpresa al 3,6% dal 3,2% di dicembre e sopra le stime del 3,1%. Il dato “core” stesso, al netto di energia ed effetti fiscali, è risalito dal 3,1% al 3,4%, mentre il consensus era per un calo al 3%. A trainare la crescita dei prezzi sono state le utenze domestiche.
Rendimenti bond Norvegia, fattore tassi
Mentre i rendimenti dei bond salivano, il cambio in Norvegia si apprezzava e oggi è ai massimi da 11 mesi contro l’euro. Guadagna il 6,3% rispetto ai minimi recenti toccati dalla corona contro la moneta unica il 17 dicembre scorso. Movimenti che si spiegano con la considerazione che la Norges Bank avrà maggiori difficoltà a tagliare i tassi di interesse dal 4% a cui sono stati portati nel settembre scorso. Ci troviamo dinnanzi ad un’apparente anomalia: titoli di stato con rating tripla A e allo stesso tempo dai rendimenti elevati.
Il paradosso si spiega proprio con il fatto che l’inflazione norvegese è stata in media più alta di quella nell’Eurozona negli ultimi anni: +37% contro +30,5% la crescita dei prezzi su base decennale. Un fenomeno che si deve in buona parte al fattore cambio. La corona perde quasi il 16% nello stesso decennio contro l’euro. Una possibile spiegazione sarebbe data dal fatto che Oslo detiene il più grande fondo sovrano al mondo, i cui asset valgono oggi quasi 2.200 miliardi di dollari. Un valore ancora più alto se rapportato al Pil di circa 500 miliardi. E poiché gli investimenti sono effettuati tutti all’estero, lo stato nordico registra un deflusso costante di valuta.
Bilanci in forte attivo e debito pubblico negativo
Detto ciò, i rendimenti dei bond in Norvegia appaiono fin troppo ghiotti. Rischio di credito sostanzialmente nullo e conti pubblici da fare invidia a chicchessia. Grazie alle entrate da petrolio e gas, il bilancio statale si è chiuso nel 2025 in attivo del 13%. Un fatto che non fa più notizia da queste parti. Ufficialmente, il debito pubblico ammonta al 43% del Pil. Tuttavia, includendo gli asset del fondo sovrano, otteniamo un dato netto sbalorditivo: -380% del Pil. In sostanza, la Norvegia non solo non ha debiti, ma è in forte attivo. Il rialzo dei rendimenti, pur brusco, di questa settimana non è un segnale negativo circa l’affidabilità creditizia di Oslo. Più semplicemente, il risultato di un adeguamento all’inflazione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it