Durante la scorsa settimana, mentre l’attenzione dei mercati era concentrata sui prezzi record dei metalli preziosi, l’Ecuador tornava a rifinanziarsi sui mercati internazionali per la prima volta dal default del 2020. Ha emesso un bond in dollari per 4 miliardi e dual tranche. Gli ordini sono stati per complessivi 18 miliardi, arrivati da oltre 340 investitori da tutto il mondo. L’iniziativa si è rivelata un successo, ma a carissimo prezzo: le cedole fissate sono alte.
Bond Ecuador, cedole alte e ammortamento del capitale
I bond emessi dall’Ecuador hanno scadenza rispettivamente il 29 gennaio 2034 e il 29 gennaio 2039, per cui presentano una durata iniziale l’uno di 8 e il secondo di 13 anni.
Tramite la scadenza più corta Quito ha raccolto 2,2 miliardi, con quella più lunga i restanti 1,8 miliardi. Le cedole sono dell’8,75% nel primo caso e del 9,25% nel secondo. Tassi ancora più alti, se si considera che il suddetto bond in doppia tranche prevede l’ammortamento del capitale tra 2032 e 2034 e tra 2037 e 2039 rispettivamente. Significa che il suo rimborso avverrà con pagamenti rateali di eguale entità negli ultimi tre anni. Di fatto, la durata effettiva delle scadenze si rivela più corta di quanto appaia guardando solo alla scadenza dell’ultima quota del capitale.
Pesano default di 2008 e 2020
La causa di cedole così alte non è difficile da comprendere. L’Ecuador, come detto, andò in default nel 2020 sotto la presidenza di Lenin Moreno e già nel 2008 con il presidente Rafael Correa aveva dichiarato bancarotta. Due eventi creditizi nel giro di una dozzina di anni ed entrambi sotto presidenti di sinistra con inclinazioni marxiste. Tanti per gli standard anche dei Paesi emergenti. Non a caso le agenzie internazionali hanno assegnato al nuovo bond rating bassi: Caa1 con outlook “stabile” per Moody’s, B- per S&P e Fitch.
Buyback da 4 miliardi
La situazione fiscale evolve positivamente. Negli stessi giorni in cui avveniva l’emissione del nuovo bond, il Tesoro annunciava il riacquisto di due obbligazioni, di cui una in scadenza nel 2030 (ISIN: XS2214238102) e l’altra nel 2035 (ISIN: XS2214238524). Entrambe furono emesse a seguito del processo di ristrutturazione del debito nell’estate del 2020. Alla prima sono stati destinati 2,5 miliardi e alla seconda 575 milioni. Grazie a questa operazione, i risparmi per il bilancio statale ammonteranno nel 2026 a 416 milioni, grazie alla minore spesa per interessi. Le offerte degli obbligazionisti erano arrivate a 4,6 miliardi.
Crisi di liquidità meno probabile
Il ritorno dell’Ecuador sui mercati internazionali è stato accolto positivamente da investitori e agenzie di rating. Da quest’anno il Paese dovrà tornare a pagare i debitori dopo un periodo di grazia di cinque anni. Ciò graverà particolarmente sul bilancio. Fino all’emissione dei giorni scorsi c’erano timori circa una possibile crisi di liquidità nel corso dei prossimi mesi. Le nubi si sono parzialmente diradate, anche se la situazione rimane sotto osservazione. Sul piano politico, sin dalla fine del 2023 alla presidenza c’è Daniel Noboa, conservatore con vedute liberiste sull’economia e fortemente impegnato a combattere la criminalità organizzata.
Bond Ecuador su con presidenza Noboa
Grazie al suo spirito riformatore, nel 2024 il Fondo Monetario Internazionale ha stanziato 4,4 miliardi di dollari in favore dell’Ecuador. I bond sono volati sul mercato secondario. Nella primavera dello scorso anno, prima delle nuove elezioni alle quali Noboa ha conquistato il secondo mandato, le due tranche da poco in parte riacquistate quotavano rispettivamente a 76 e 61 centesimi. Oggi, viaggiano l’una in area 98,40 e l’altra sopra 91 centesimi. Ma ci vorrà ancora molto tempo per riacquistare la fiducia degli investitori internazionali, come confermano le alte cedole pretese da questi per tornare a finanziare il governo di Quito.
giuseppe.timpone@investireoggi.it