Il “sell-off” di questi giorni non sta riguardando solo i metalli preziosi. E’ un brutto momento anche per le criptovalute. Il loro più famoso rappresentante, Bitcoin, è sceso di prezzo ai minimi da 10 mesi. Bisogna tornare ai giorni successivi all’annuncio dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump nell’aprile scorso per trovare valori così bassi. Nella mattinata di oggi le quotazioni stanno un po’ risalendo in area 77.700 dollari. Quando in Italia erano circa le 3.00 di notte, però, erano precipitate a meno di 74.570 dollari. Una perdita superiore ad un terzo rispetto ai massimi storici raggiunti nell’ottobre scorso a quasi 125.000 dollari.
Bitcoin ai minimi da 10 mesi, ma poco volatile
La buona notizia è che i token digitali si sono mostrati meno volatili di oro e argento nelle ultime sedute. E non è poco per un asset guardato il più delle volte con sospetto e diffidenza a causa proprio dell’alta volatilità dei suoi prezzi. Questa sembra essersi ridotta con l’ingresso sul mercato degli investitori istituzionali, tramite principalmente gli ETF negli ultimi due anni. I minimi di Bitcoin sono stati raggiunti non in maniera repentina, bensì all’interno di un trend discendente da mesi. L’appetito per il rischio sui mercati finanziari sta scemando tra tensioni geopolitiche e timori per l’aumento dei debiti, così come per la stabilità dei prezzi.
Timori per azioni Microstrategy
La designazione di Kevin Warsh a prossimo governatore della Federal Reserve da parte del presidente Donald Trump riduce i timori per un allentamento monetario estremo nella prima economia mondiale. Ciò sta impattando negativamente sui metalli preziosi, ma pesa anche sulle criptovalute.
Esse tendono a prosperare in un contesto globale caratterizzato da elevata liquidità. I minimi da 10 mesi di Bitcoin sono diventati un bel problema per Microstrategy. La società guidata da Michael Saylor ha accumulato 712.647 Bitcoin per un costo di 54,188 miliardi. In media, ha speso 76.037 dollari per gettone digitale.
Ora che le valutazioni del mercato sono arrivate a scendere sotto il costo medio, si teme per l’impatto sul titolo societario, che di fatto perde oltre il 67% e 90 miliardi di dollari di capitalizzazione dai massimi del luglio scorso. Questa è scesa anche sotto il costo medio degli asset a bilancio, un fatto che segnalerebbe la sfiducia del mercato per il futuro del valore societario. Ma nel pre-market il titolo oggi guadagna il 6,50% sulla timida ripresa delle criptovalute di queste ore. Tra gli analisti c’è il timore che Saylor sia costretto a vendere Bitcoin, facendo scivolare i prezzi ben sotto ai minimi attuali. Una tesi non condivisa da molti, in quanto l’asset non funge da collaterale di garanzia per i creditori e, dunque, la società non avrebbe alcun obbligo o convenienza a rivendere.
Balene comprano
In questo marasma, assistiamo a un riposizionamento dei portafogli da attenzionare. Le cosiddette “balene“, cioè gli investitori con almeno 1.000 Bitcoin in portafoglio, oggi detengono il 36,06% del totale.
Un dato superiore al 35,39% di tre mesi fa, pur in calo su base annuale. Significa che i grossi portafogli stanno comprando i “dip”, cioè approfittano del calo dei prezzi per aumentare le esposizioni. A vendere sono i piccoli investitori, entrati sul mercato di recente, attratti dal boom dei prezzi.
Trattasi di un dato significativo. Può implicare una ripresa dei Bitcoin dai minimi, specialmente quando ci sarà un calo (atteso) dei tassi reali. La tendenza sembra chiara: le banche centrali nei prossimi mesi e anni terranno i tassi di interesse nominali su livelli non (troppo) superiori ai tassi d’inflazione. In termini reali, il costo del denaro risulterà bassissimo o azzerato. Non possiamo neanche escludere che diventerà negativo per agevolare l’indebitamento dei governi. Una politica che offrirebbe sostegno ad oro e argento e che farebbe riscoprire l’appetito anche per le criptovalute.
giuseppe.timpone@investireoggi.it