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Oggi: 10 Feb, 2026

Bitcoin crolla di nuovo: il deleverage e l’ombra dei tassi

I tassi di interesse sono dietro al crollo di Bitcoin della settimana scorsa, quando l'asset ha subito un forte deleverage.
1 ora fa
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Tassi dietro al deleverage di Bitcoin
Tassi dietro al deleverage di Bitcoin © License Creative Commons

Dai minimi toccati giovedì scorso, quando le quotazioni erano scese appena sopra i 60.000 dollari e ai livelli più bassi dal settembre del 2024, Bitcoin ha parzialmente risalito la china fino a superare nella giornata di ieri i 71.000 dollari. Ma la ripresa vera e propria resta lontana. Le perdite dai massimi storici di ottobre arrivano al 45% e ancora una volta c’entrano i tassi di interesse, ma non soltanto come abbiamo fin qui discusso. Nei giorni scorsi, Bitcoin è stato travolto da un deleverage potente. Il leverage ratio era a 0,2415 nella giornata di giovedì, scendendo a 0,2180 il venerdì.

Bitcoin, deleverage per paura dei tassi

Numeri all’apparenza incomprensibili ai più, ma che ci raccontano della chiusura di posizioni a leva sul mercato. Quasi 2,6 miliardi di dollari in poche ore. Un indicatore di pessimismo, che ha a che vedere con il contesto macroeconomico più che con l’asset nello specifico.

Cerchiamo di fare chiarezza. Sui mercati si può investire o con i soldi che si hanno o ricorrendo almeno in parte ai soldi in prestito. I primi hanno il difetto di costringere l’investitore a concentrare tutto il capitale disponibile in uno o pochi prodotti. Il secondo metodo consente di ampliare il portafoglio d’investimento, dato che su 100 si può decidere di spendere effettivamente solo una percentuale anche minima (ad esempio: 50, 20, 10, ecc.).

Investire a leva tra opportunità e rischio

Con la leva finanziaria, però, si rimane esposti al capitale complessivamente investito, cioè a quel 100 acquistato ricorrendo al prestito. Se abbiamo operato con una leva di 1:10, abbiamo speso inizialmente appena 10. Tuttavia, se i prezzi si muovessero nella direzione a noi contraria del 10%, l’intero margine risulterebbe azzerato. E il broker reclamerebbe una sua ricostituzione (“margin call”), altrimenti chiuderebbe la posizione. E’ quanto accaduto nel corso della settimana passata e che ci spiega che il mercato non se l’è sentita di continuare a spendere denaro per Bitcoin, evidentemente non nutrendo ottimismo per il breve periodo.

E cosa c’entrano i tassi di interesse. La leva è uno strumento prezioso per investire, ma non gratuito. L’intermediario che si espone per nostro conto su parte dell’investimento, pretende in cambio il pagamento di un certo tasso di interesse in funzione del periodo di mantenimento della posizione. Quando i tassi sono bassi, il costo della leva consente agli investitori di operare anche a lungo e con rapporti elevati. Al contrario, quando i tassi si alzano, molte posizioni vengono chiuse più in fretta e vengono accese con rapporti più bassi. E’ una delle ragioni per cui i mercati finanziari amano i tassi bassi: generano liquidità che alimenta la domanda di asset finanziari.

Segnali dalle banche centrali

Nel giro di pochi giorni, le principali banche centrali hanno tutte mantenuto i tassi invariati (Federal Reserve, Banca d’Inghilterra e Banca Centrale Europea). Proprio giovedì scorso, Francoforte segnalava di non essere disturbata dall’apprezzamento dell’euro contro il dollaro.

E pochi giorni prima, il presidente americano Donald Trump aveva sorpreso i mercati con la nomina di Kevin Warsh come prossimo governatore FED. L’economista è considerato un “falco”, ossia un sostenitore della lotta all’inflazione attraverso l’aumento dei tassi. Mettete pure che il mercato sovrano dagli Stati Uniti al Giappone sta scontando tassi d’inflazione e di interesse alti a lungo e capite perché Bitcoin ha vissuto la sua tempesta perfetta.

Deleverage su Bitcoin per tassi su un mercato poco liquido

Il deleverage è stato il segnale di frustrazione lanciato da chi si era esposto nei mesi scorsi sul mercato delle criptovalute e che adesso inizia a temere che i tassi resteranno alti o si abbasseranno meno del previsto. Una leva più bassa in sé può avere “ripulito” il mercato da operazioni azzardate, preparando le condizioni per una ripartenza. Chi eccepisce che 2,6 miliardi sarebbero poca cosa per un asset che capitalizza in tutto circa 1.400 miliardi, bisogna che ricordi che parliamo di un mercato poco liquido con scambi giornalieri nei primi 8 giorni di febbraio in media di 18 miliardi. Un dato, pur in forte ripresa dai meno di 8 miliardi a gennaio.

Volumi mensili per Bitcoin
Volumi mensili per Bitcoin © License Creative Commons

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

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