A 115,99 dollari l’oncia l’argento ha segnato nella giornata di oggi il suo ennesimo record storico, guadagnando dall’inizio dell’anno qualcosa come il 60%. Numeri impressionanti e che fanno impallidire anche quelli legati all’oro, che a gennaio segna un rialzo fino ad oltre il 22% e oggi ha superato per la prima volta i 5.300 dollari. Il rapporto tra i due metalli è sceso a poco più di 46, dimezzandosi in appena un anno. Questo significa che oggi basta la metà del silver di un anno fa per comprare la stessa quantità del metallo giallo.
Argento esploso rispetto all’oro
Quando il rapporto tra oro e argento precipita, solitamente scatta un segnale “bearish” per il secondo.
Esso risulterebbe relativamente più caro e destinato, quindi, a deprezzarsi. A questi prezzi dobbiamo tornare al 2011 per trovare un rapporto ancora più basso. Pensate che nel marzo del 2020, all’indomani del primo “lockdown” in Italia contro la pandemia, il rapporto tra i due metalli era schizzato a 124. Da allora si è ridotto dei due terzi.

Massimi storici reali più alti nel 1980
Questa volta, può andare diversamente. L’argento risulterebbe molto apprezzato in termini nominali, mentre resta ancora ben sotto il picco storico di inizio 1980 in termini reali. Infatti, la quotazione “inflation-adjusted” più alta di sempre, ai prezzi di oggi, sarebbe stata in quell’anno a quasi 147 dollari. E sempre guardando al rapporto tra i due metalli, al netto dell’inflazione, scopriamo che agli inizi degli anni Ottanta risultò sprofondare a meno di 19. Dunque, non dovrebbe impressionarci quel 46 e poco più di questi giorni. L’argento è stato ben più caro rispetto all’oro, considerate le variazioni dei prezzi al consumo nel tempo.

Timori per bolla IA, ma boom per alta domanda
A queste considerazioni tecniche se ne aggiungono altre di mercato. Oggi, il metallo grigio è impiegato nella produzione di beni ricercati, legati alla transizione energetica e all’Intelligenza Artificiale. Per non parlare della stessa elettronica di consumo, che quasi mezzo secolo fa o non esisteva o era diffusa a livelli molto contenuti. I margini per l’ulteriore crescita delle quotazioni ci sarebbero, anche se avanza lo spettro di una bolla dei metalli preziosi. Il quadro complessivo ci fornisce l’immagine di mercati a caccia di “safe asset” per affrancarsi dai rischi legati ai debiti sovrani e all’inflazione, quest’ultima temuta a cause del possibile ritorno all’accomodamento monetario delle banche centrali.
Quanto avrebbe reso l’investimento in argento in 50 anni
E noi italiani quanto avremmo guadagnato se avessimo investito nell’argento mezzo secolo fa esatto. Allora, un’oncia si acquistava per 4 dollari e il cambio tra dollaro e lira italiana era di circa 730. Avremmo potuto acquistare 100 grammi di argento per poco più di 9.410 lire (circa 4,86 euro). Considerate che al tempo uno stipendio medio in Italia si aggirava attorno alle 150.000 lire al mese (circa 77,50 euro).
Oggi, potremmo rivendere questi stessi 100 grammi per oltre 300 euro, cioè per 62 volte il suo prezzo di acquisto (in lire). Nel frattempo, i prezzi al consumo in Italia sono aumentati di 11,77 volte. Ci sarebbe bastato rivendere il metallo a poco più di 57 euro per coprire la perdita del potere di acquisto. In termini reali, avremmo ottenuto un rendimento annuo medio del 3,4%.
giuseppe.timpone@investireoggi.it