Una spesa sostenuta nel 2025 per lavori edilizi agevolati può non comparire nella dichiarazione precompilata 2026 quando il pagamento è stato eseguito con un trasferimento bancario ordinario. L’assenza del dato, però, non comporta necessariamente la perdita dello sconto fiscale. In presenza di un errore, è importante verificare se sia ancora possibile correggere l’operazione, ripetere il versamento oppure acquisire una dichiarazione dell’impresa. Il bonifico parlante resta la modalità richiesta per la maggior parte degli interventi edilizi, ma alcuni rimedi consentono di conservare il diritto alla detrazione.
Bonifico parlante errato o assente: quando serve per i bonus edilizi
Per usufruire delle principali agevolazioni sulla casa, il pagamento deve rispettare precise condizioni.
Non è sufficiente che il movimento di denaro sia rintracciabile: devono essere presenti anche le informazioni necessarie per collegare la spesa ai lavori e al soggetto che richiede il beneficio.
Questa procedura è prevista, tra gli altri, per il bonus ristrutturazioni, l’ecobonus, il sismabonus, il superbonus e l’installazione delle colonnine destinate alla ricarica dei veicoli elettrici. La stessa regola riguarda anche il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Nel bonifico parlante devono risultare la causale con il richiamo alla disposizione che disciplina l’incentivo, il codice fiscale di chi beneficia della detrazione e il codice fiscale o la partita Iva dell’impresa o del professionista che riceve il denaro.
Una disciplina diversa è prevista per il bonus mobili e grandi elettrodomestici. In questo caso sono accettati anche il bonifico ordinario e la carta di credito o di debito. Non sono invece ammessi, nemmeno per questa agevolazione, pagamenti effettuati in contanti o tramite assegno.
Perché il pagamento ordinario può creare problemi fiscali
La particolare modalità bancaria richiesta per i lavori sulla casa permette all’Agenzia delle Entrate di controllare l’origine, la destinazione e la natura della spesa. Un normale trasferimento tracciabile, pur indicando chi paga e chi riceve la somma, potrebbe non contenere tutti i dati necessari per riconoscere l’agevolazione.
Dal 1° marzo 2024, inoltre, banche e Poste applicano sui pagamenti relativi agli interventi agevolati una ritenuta dell’11%. In precedenza, la percentuale era pari all’8%. La trattenuta non rappresenta un costo aggiuntivo per il contribuente, perché viene sottratta dalla somma accreditata all’impresa o al fornitore.
Il bonifico parlante consente, quindi, all’intermediario finanziario di applicare correttamente la ritenuta. Quando viene utilizzato un pagamento ordinario, questo adempimento potrebbe non essere eseguito. Proprio tale circostanza può rendere necessario intervenire per evitare la contestazione della detrazione.
Causale sbagliata, dati incompleti e possibilità di correzione
Non tutti gli errori producono le stesse conseguenze. Un riferimento normativo inesatto inserito nella causale del bonifico parlante, per esempio, non determina automaticamente la decadenza dal beneficio. Se dal pagamento e dalla documentazione disponibile è, comunque, possibile individuare il lavoro agevolato, il beneficiario e l’impresa, la spesa può restare detraibile.
In una situazione del genere, non è necessario annullare l’operazione e disporre un nuovo versamento. Occorre però conservare fatture, ricevute, contabili bancarie e ogni altro documento utile a dimostrare la natura dell’intervento.
Il problema diventa rilevante quando l’errore impedisce alla banca di effettuare la ritenuta dell’11%. È il caso, ad esempio, del trasferimento ordinario utilizzato al posto del bonifico parlante. La soluzione principale consiste nella restituzione della somma da parte del fornitore e nell’esecuzione di un nuovo pagamento compilato correttamente.
Bonifico parlante non rifatto: la dichiarazione dell’impresa salva il beneficio
La ripetizione del pagamento non è sempre possibile. L’impresa potrebbe aver cessato l’attività, potrebbero essere trascorsi molti mesi oppure potrebbero esistere difficoltà concrete nel recuperare la somma già versata.
In questi casi, la detrazione può essere salvaguardata attraverso una dichiarazione sostitutiva rilasciata dal soggetto che ha ricevuto il denaro. Nel documento l’impresa o il fornitore deve attestare di aver contabilizzato correttamente l’importo e di averlo incluso nel proprio reddito d’impresa.
La dichiarazione deve essere conservata insieme alla fattura, alla prova del pagamento e agli altri documenti relativi ai lavori. Potrà essere richiesta dall’Agenzia delle Entrate in caso di controllo.
La mancata presenza della spesa nella precompilata 2026, quindi, non impedisce di indicare manualmente la detrazione nella dichiarazione. Prima di procedere, è però necessario verificare che esistano tutti i requisiti e che l’errore sia stato regolarizzato. Anche senza un nuovo bonifico parlante, l’attestazione del fornitore può permettere di mantenere l’agevolazione.
Riassumendo
- Il bonifico parlante è richiesto per ottenere la maggior parte delle detrazioni edilizie.
- Un pagamento ordinario può impedire l’applicazione della ritenuta fiscale dell’11%.
- Una causale normativa errata non comporta automaticamente la perdita dell’agevolazione.
- Quando possibile, il fornitore restituisce l’importo e il pagamento viene ripetuto correttamente.
- In alternativa, l’impresa può certificare la corretta contabilizzazione delle somme ricevute.
- La spesa assente dalla precompilata può essere inserita manualmente, conservando tutta la documentazione.



