La notizia riportata ieri dall’agenzia internazionale Reuters è di quelle che fanno tremare i polsi: l’Iran avrebbe ordinato agli alleati Houthi il blocco del Mar Rosso per accrescere la pressione sugli USA. Se confermata, anche lo Stretto di Bab el-Mandeb rischia la chiusura dopo Hormuz con effetti catastrofici per il commercio mondiale. Da quest’altro versante che separa la Penisola Arabica dall’Africa transitano milioni di container ogni anno, equivalenti al 12% del traffico complessivo e ad un terzo di quello navale. Non si arresterebbe solo l’afflusso di energia (petrolio e gas) come dagli inizi di marzo, ma più complessivamente quello relativo a un po’ tutte le merci.
L’impatto sull’inflazione sarebbe amplificato, che è poi la minaccia che Teheran sta rivolgendo agli USA e ai suoi alleati.
Blocco del Mar Rosso già nel 2023
Gli Houthi sono ribelli yemeniti, che da anni minacciano la sicurezza nel Mar Rosso, arrivando nei primi mesi del 2023 a imporre un blocco di fatto contro le navi in transito a colpi di artiglieria. Da allora, il traffico marittimo nell’area non si è ripreso del tutto. Nei primi 5 mesi del 2026, stando alla Suez Canal Authority, sono state 5.696 le navi che hanno attraversato lo stretto, in crescita tendenziale del 12,7%. Tuttavia, sono rimaste del 47% sotto i livelli del primo trimestre del 2023, cioè prima delle tensioni nell’area.
Gli Houthi sono alleati dell’Iran, seppure non ai suoi diretti ordini. Il loro nemico numero uno è l’Arabia Saudita, così come i suoi alleati americani e lo stato di Israele. Dopo gli attacchi di tre anni fa, il 20% della flotta mondiale di portacontainer ancora oggi si trova costretta a circumnavigare l’Africa attraverso Capo di Buona Speranza per evitare l’area.
Il risultato è un allungamento dei tempi di consegna di 10-14 giorni per le esportazioni dall’Asia all’Europa. E a farne maggiormente le spese sono i prodotti deperibili come l’agroalimentare, le carni e le piante. Guarda caso, quelli che maggiormente hanno accusato forti rincari negli ultimi tempi.
Iran e USA divisi sul futuro di Hormuz
L’asse tra Iran e Houthi è una grossa minaccia per la sicurezza economica, energetica e persino alimentare globale. Essa mira a premere su Washington per cessare gli attacchi contro Teheran e tornare a trattare sull’accordo di pace sottoscritto dalle parti a giugno. Uno dei punti più controversi, però, riguarda la gestione di Hormuz. Il regime dei pasdaran pretende di imporre un pedaggio sulle navi in transito, gli USA restano contrari dopo avere a loro volta annunciato un pedaggio del 20%, poi smentito a favore di un accordo commerciale con gli alleati esportatori del Golfo Persico. La dittatura islamista si divide tra estremisti – i pasdaran – e l’ala politica capeggiata dal presidente Mazoud Pezeshkian. I primi hanno rotto le trattative, la seconda cerca disperatamente di prevalere dopo l’uccisione dell’ayatollah Khamenei.
Il blocco del Mar Rosso avrebbe conseguenze inflazionistiche allarmanti per il pianeta.
Lo stesso presidente Donald Trump non può ignorare la minaccia sotto elezioni. Se finora il problema aveva riguardato essenzialmente il petrolio, adesso inizia a diventare generalizzato. Questa è la vera arma iraniana, altro che nucleare! Ma gli americani non possono permettersi neanche di scendere a patti con il nemico sotto ricatto, altrimenti libererebbero il Kraken una volta per tutte, esponendo l’intera regione (e il mondo) ai capricci di una dittatura sanguinaria e fortemente estremista.
Mercati spaventati da rischio stagflazione
Non caso i mercati hanno reagito male nella seduta di ieri, con borse in calo, rendimenti in rialzo e prezzi di petrolio e gas europeo in forte ripresa. Il blocco del Mar Rosso sarebbe la ciliegina indigesta sulla torta. Quando pensavamo di essere scampati alla reflazione, rischiamo di ricaderci con tutte le scarpe e per un periodo più lungo di quanto previsto. Spedire merci comporta maggiori costi di trasporto e di assicurazione, che pagano come sempre i consumatori. E se i prezzi salgono, a soffrire sarebbe la produzione di beni e servizi, ossia la crescita economica. Tira aria di stagflazione, ancora una volta!
giuseppe.timpone@investireoggi.it



