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Patrimoniale e tasse locali, il piano Burnham spaventa Londra: rischio fuga dei capitali?

Gli investitori si aspettano quasi all'unanimità un aumento delle tasse a Londra con l'ingresso di Andy Burnham a Downing Street.
15 Luglio 2026
Londra verso un aumento delle tasse?
Londra verso un aumento delle tasse? © Investireoggi.it

Questo venerdì, Andy Burnham dovrebbe essere incoronato segretario del Partito Laburista senza neanche scontrarsi con un candidato alternativo. Avrebbe già dalla sua 349 su 406 deputati. Dopodiché, la breve era di Keir Starmer a Downing Street volgerà al termine con il passaggio di consegne con il nuovo primo ministro. E a Londra si sussurra con preoccupazione una parola in queste settimane: “tasse”.

Più tasse a Londra sotto Burnham?

Burnham è stato fino allo scorso mese il sindaco di Greater Manchester sin dal 2017. E’ anche soprannominato “re del Nord” proprio per questo. Tra l’altro, è l’unico politico laburista realmente popolare a sinistra. Erediterà da Starmer una situazione difficile sul piano politico, ma anche economico. Inflazione media al 3% negli ultimi mesi, crescita economica attesa all’1,3% dal Fondo Monetario Internazionale per quest’anno, debito pubblico al 95% e deficit nei pressi del 4%.

Dopo essere tornati al governo nel luglio del 2024 per la prima volta dal 2010, i laburisti non si sono mostrati capaci di perseguire obiettivi di sostegno alla crescita e al contempo di tutelare i conti pubblici. Sono finiti per scontentare tutti e nei sondaggi, così come alle elezioni amministrative sono sprofondati. La politica fiscale per Burnham rischia di rivelarsi un terreno assai scivoloso. A Londra si aspettano una sfilza di nuove tasse. L’uomo è esponente dell’ala più progressista del partito e vorrebbe nominare come prossimo cancelliere dello Scacchiere Ed Miliband, altra figura controversa su temi come spesa e conti pubblici.

Verso stangata sulle case

Non c’è ancora un piano ufficiale, ma esistono varie indiscrezioni riguardo alle possibili misure fiscali che il prossimo primo ministro varerebbe quasi subito dopo la nomina. La più chiacchierata riguarda l’introduzione di una nuova imposta sulle case, che varrebbe lo 0,48% del valore di mercato dell’immobile e lo 0,96% per le seconde abitazioni. In pratica, se una casa valesse 500.000 sterline, il suo proprietario pagherebbe ogni anno 2.400 sterline o 4.800 sterline se non ci vivesse. Rimpiazzerebbe le attuali Council Tax e Stamp Duty, rispettivamente l’imposta comunale sui servizi in vigore dal 1993 e l’imposta di bollo sulle compravendite immobiliari.

In passato, Burnham era intervenuto su questo tema con la proposta di una nuova imposta commisurata al valore del terreno e non dell’immobile edificato su di esso. Fatto sta che milioni di famiglie temono rincari e un gran disordine nella transizione verso il nuovo modello fiscale. I valori immobiliari non sono facili da determinare e dovrebbero essere aggiornati costantemente per non risultare anacronistici. Il primo ministro in pectore sostiene che tassare gli immobili sia un modo per aumentare le entrate senza la possibilità di sfuggire al fisco, visto che per definizione non possono essere spostati altrove.

Federalismo e patrimoniali

Egli punta molto sul federalismo fiscale, arrivando a concedere agli amministratori locali la possibilità di aumentare la Council Tax (sempre che continuerà ad esistere) anche oltre il 5% senza passare per i previsti referendum. Sarebbe un modo per Londra di aumentare le tasse indirettamente, cioè scaricandone il peso e il costo politico sui sindaci.

I laburisti si sono impegnati in campagna elettorale a non aumentare le imposte a carico dei lavoratori, per cui le aliquote sui redditi non si potrebbero toccare.

Burnham adocchierebbe anche una patrimoniale: aliquota del 2% e senza grosse esenzioni sui patrimoni sopra 2 milioni di sterline. E la Mansion Tax, ossia l’imposta sugli immobili di lusso, scatterebbe dalla soglia attuale dei 2 milioni di sterline come valore di mercato a 1,5 milioni. E ce ne sarebbe anche, se non soprattutto, per gli investitori. La “capital tax gains” ad oggi prevede una franchigia di 3.000 sterline e aliquote inferiori a quelle sui redditi fino a un massimo del 24%. L’aliquota più alta salirebbe al 45%. Infine, per frenare la fuga dei capitali il prossimo governo imporrebbe una “exit tax”.

Più spesa sociale

Questo boom di tasse atteso a Londra a cosa servirebbe? A finanziare un ambizioso programma sociale, tra cui l’aumento delle pensioni statali in base al tasso di crescita più alto tra salari, inflazione o il 2,5%. Altri 38 miliardi in 10 anni sarebbero destinati ad un piano case in Inghilterra. Rete elettrica e idrica passerebbero sotto un maggiore controllo dello stato, anche se non attraverso nazionalizzazioni vere e proprie, in quanto costerebbero decine di miliardi. L’idea sarebbe di accrescere la regolamentazione a carico dei privati. Starmer ha altresì stanziato 15 miliardi in 4 anni in favore della difesa e il successore dovrebbe confermarlo. In più, il prossimo governo vorrebbe trasformare il National Health Service in un servizio sanitario realmente universale, cosa che graverebbe per diversi miliardi in più ogni anno sul bilancio statale.

In qualità di sindaco, Burnham non lascia una situazione rosea a Manchester. Il deficit è salito a 1,34 miliardi nello scorso anno fiscale, in crescita dai 945 milioni ereditati quando ricoprì la carica per la prima volta. Risulta essere il più grosso “buco” di bilancio per un ente locale britannico. Non un ottimo biglietto da visita per un uomo chiamato da Westminster a gestire una situazione assai delicata proprio dal punto di vista fiscale. Il Gilt a 10 anni rende già circa il 5%, il rendimento più alto tra le economie del G7.

La politica del “tassa e spendi” tipica della sinistra UK pre-thatcheriana rischia di intensificare i deflussi dei capitali da una parte e l’aumento del deficit e degli interessi dall’altra.

Deficit Greater Manchester sotto Burnham
Deficit Greater Manchester sotto Burnham © Licenza Creative Commons

Londra si prepara a nuove tasse

Con tutte le sue pecche, l’attuale governo aveva cercato di rassicurare i mercati con una clausola prevista dall’attuale cancelliere Rachel Reeves, tesa a costituire un margine a tutela dei conti pubblici. Burnham si è detto intenzionato a rispettare tale vincolo, sebbene dai calcoli delle opposizioni ciò farebbe lievitare a 100 miliardi di sterline l’importo necessario per non mettere a rischio l’impegno. In pratica, un centinaio di miliardi di nuove tasse da Londra, fatto salvo che la sinistra non ci pensa affatto a tagliare l’assistenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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