Salario giusto: come verificare se lo stipendio è conforme alle nuove regole
Entrato in vigore con il decreto Lavoro approvato dal Governo il 1° maggio, il salario giusto rappresenta la risposta dell’esecutivo al problema delle retribuzioni troppo basse in Italia.
Mentre le opposizioni continuano a sostenere l’introduzione del salario minimo legale, il Governo ha scelto una strada diversa, già operativa, che punta a garantire ai lavoratori una retribuzione conforme ai contratti collettivi maggiormente rappresentativi del settore.
La novità è già efficace e impone nuovi obblighi ai datori di lavoro.
Quando il datore di lavoro deve aumentare lo stipendio
Con l’introduzione del salario giusto, le aziende devono verificare che la retribuzione riconosciuta ai propri dipendenti non sia inferiore al trattamento previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) maggiormente rappresentativo del settore di appartenenza.
Se il trattamento economico riconosciuto è inferiore a quello individuato dalla normativa, il datore di lavoro è tenuto ad adeguare la retribuzione.
Per effettuare questa verifica, però, non basta confrontare il solo minimo tabellare previsto dal contratto collettivo.
Il riferimento è infatti il cosiddetto TEC (Trattamento Economico Complessivo), cioè l’insieme delle voci retributive che costituiscono il compenso minimo complessivamente spettante al lavoratore.
Cosa cambia per i lavoratori
Per chi già percepisce una retribuzione pari o superiore al trattamento economico complessivo previsto dal contratto collettivo di riferimento non cambia nulla.
Diverso è il caso dei lavoratori che ricevono uno stipendio inferiore ai nuovi parametri.
La verifica non riguarda più soltanto il minimo tabellare, ma l’intera struttura della retribuzione.
Inoltre, il confronto deve essere effettuato con il CCNL leader del settore, cioè quello sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, anche qualora l’azienda applichi un diverso contratto collettivo.
Qualora emerga una retribuzione inferiore al trattamento economico complessivo previsto, il datore di lavoro dovrà adeguare lo stipendio e, ove necessario, riconoscere anche gli arretrati maturati dall’entrata in vigore della nuova disciplina.
Cosa rientra nel Trattamento Economico Complessivo
Il Trattamento Economico Complessivo (TEC) comprende diverse componenti della retribuzione, non soltanto il minimo tabellare.
Tra le principali voci da considerare rientrano:
- il minimo tabellare previsto dal CCNL;
- la quota delle mensilità aggiuntive, come la tredicesima e l’eventuale quattordicesima;
- gli elementi fissi e continuativi della retribuzione;
- le indennità continuative previste dal contratto, come quelle per lavoro notturno, festivo o su turni;
- le prestazioni continuative di welfare aziendale previste dalla contrattazione collettiva.
L’obiettivo della normativa è valutare la retribuzione nella sua interezza, evitando che un minimo tabellare apparentemente conforme nasconda un trattamento economico complessivamente inferiore agli standard del settore.
Cosa resta escluso dal calcolo
Non tutte le somme corrisposte al lavoratore concorrono alla formazione del trattamento economico complessivo.
Restano escluse tutte le componenti variabili e occasionali della retribuzione, tra cui:
- premi individuali;
- premi di risultato;
- bonus una tantum;
- incentivi non continuativi;
- altre erogazioni che non presentano carattere stabile e ricorrente.
In sostanza, il salario giusto si basa esclusivamente sulle componenti retributive fisse e continuative previste dalla contrattazione collettiva, lasciando fuori tutte le somme riconosciute in modo occasionale o legate al raggiungimento di specifici obiettivi.



