Ieri, Doha ha annunciato la morte dell’ex emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al Thani, all’età di 74 anni. Pochi uomini hanno forgiato la storia del loro Paese in un lasso di tempo così ristretto. Era il 1995, quando con un golpe senza spargimento di sangue depone il padre Khalifa bin Hamad in visita all’estero. Da quel momento, questa nazione grande poco più dell’Abruzzo cambiò pelle e sarebbe diventata tra le più ricche e influenti al mondo.
Riforme emiro del Qatar
L’emiro Hamad capì che bisognasse puntare non soltanto sullo sfruttamento del petrolio, ma anche dell’enorme giacimento di gas offshore North Field in condivisione con l’Iran. Oggi, le esportazioni di gas incidono per il 60% e quelle del petrolio per il 30%. A conferma che fu la scelta giusta. Già nel 1996, fondò Al Jazeera, il primo network globale proveniente dal mondo arabo e che l’Occidente e parte dello stesso mondo mussulmano considerò quasi sin da subito una fonte di propaganda jihadista.
L’intento fu di estendere l’influenza qatariota nel mondo, così come avvenne attraverso gli investimenti all’estero, specie nel settore immobiliare.
Nel 1997, venne rilanciata Qatar Airways e nel 2003 venne riformata la Costituzione con la separazione dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. E nel 2005 l’emiro fondò il Qatar Investment Authority, quello che sarebbe diventato uno dei principali fondi sovrani del pianeta. Alla fine del 2025, gestiva asset per 580 miliardi di dollari. Esso è alimentato dalle entrate derivanti da petrolio e gas, che restano l’ossatura del bilancio statale. La loro incidenza sul totale si aggira ancora oggi attorno all’80%.
Autonomia dai sauditi e legami con l’Iran
L’emiro Hamad lasciò la carica al figlio Tamim, attuale sovrano del Qatar, nel 2013. Tre anni prima, si era visto assegnare i Mondiali di Calcio, disputati nel 2022 ed eccezionalmente tra novembre e dicembre per via delle alte temperature estive. Fu un altro segno della grande influenza geopolitica che Doha è riuscita a ritagliarsi nel corso degli ultimi trenta anni. Qualcuno ha parlato di “sportwashing”, ossia dell’uso dello sport per finalità differenti. Una pratica imitata negli anni recenti dalla stessa Arabia Saudita.
Il legame con il regno è stato altalenante. Da alleato di ferro, con Hamad come emiro il Qatar divenne più autonomo in politica estera, al punto di essere a volte accusato di intrattenere legami ambigui con l’Iran. Per questo nel decennio passato i suoi vicini del Golfo Persico gli imposero l’embargo. Gli Stati Uniti fecero da pacieri, data l’importanza che questa nazione ricopre nell’area sul piano geopolitico ed economico.
Boom economico dal 1995
I dati danno ragione all’operato di Hamad. Il Pil pro-capite è passato da 15.000 a 70.000 dollari in appena tre decenni. A parità di potere di acquisto, un boom da 38.500 a 120.114 dollari. Il fondo sovrano dispone di risorse pari ad oltre il 260% del Pil, mettendo in sicurezza il futuro finanziario della popolazione di appena 3,8 milioni di abitanti. Il loro benessere materiale figura ai vertici della classifica mondiale. Con una produzione giornaliera di 1,26 milioni di barili di petrolio ed esportazioni di gas naturale liquido per 81,5 milioni di tonnellate nel 2025 (pari al 18,65% dell’offerta mondiale), oggi tutti i capi di stato e di governo sono costretti a intrattenere buone relazioni con questo emirato fino a pochi decenni fa sconosciuto al mondo.
Ed è in gran parte merito proprio del suo appena defunto ex emiro.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



