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Oggi: 10 Lug, 2026

Pensione troppo bassa, l’INPS non la paga

Pensioni contributive INPS più difficili da centrare nel 2027, sono tre i fattori che incideranno e alcuni non sono noti a tanti.
10 Luglio 2026
Pensione troppo bassa, l'INPS non la paga
Foto © Pixabay

Non sarà certo il mese in più di età pensionabile a impedire ai nati nel 1960 di andare in pensione nel 2027. La vera criticità del sistema previdenziale italiano è infatti un’altra e rischia di rendere impossibile il pensionamento a molti contribuenti appartenenti a questa generazione.

Il principale ostacolo, più che l’innalzamento dell’età anagrafica, potrebbe essere rappresentato dall’importo della pensione maturata che, se troppo basso, non consentirà di soddisfare uno dei requisiti richiesti dalla normativa vigente.

Pensione troppo bassa, l’INPS non la paga

Nel 2027 il sistema pensionistico italiano sarà interessato da tre importanti novità.

La prima riguarda il già annunciato adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita, che comporterà un aumento di un mese nel 2027 e di ulteriori due mesi nel 2028, salvo eventuali modifiche legislative.

Si tratta del meccanismo previsto dalla normativa che aggiorna periodicamente i requisiti pensionistici in base all’andamento della vita media della popolazione.

La seconda novità riguarda i coefficienti di trasformazione del montante contributivo, destinati a diventare meno favorevoli. Anche questo aggiornamento è collegato all’aumento della speranza di vita e inciderà sul calcolo delle pensioni determinate, in tutto o in parte, con il sistema contributivo.

Infine, aumenterà anche l’Assegno Sociale, il cui importo sarà rivalutato in base all’andamento dell’inflazione.

Un mix di fattori renderà la quiescenza più complicata

La combinazione di questi tre elementi rischia di complicare il pensionamento di molti lavoratori.

In particolare, numerosi contribuenti nati nel 1960, pur raggiungendo nel 2027 l’età prevista per la pensione di vecchiaia, potrebbero non riuscire comunque ad accedere al trattamento pensionistico.

Il mese aggiuntivo richiesto per l’età pensionabile rischia infatti di essere il problema meno rilevante.

Le maggiori difficoltà riguarderanno soprattutto i contributivi puri, ossia coloro che non possiedono contributi accreditati prima del 1° gennaio 1996.

Per questi lavoratori, nel 2027 la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e un mese di età e almeno 20 anni di contributi. E un ulteriore requisito spesso sottovalutato. Ovvero: l’importo della pensione dovrà essere almeno pari all’Assegno Sociale vigente al momento della decorrenza.

Pensione troppo bassa, l’INPS non la paga

Perché questo requisito rischia di diventare un ostacolo così importante?

Ogni due anni i coefficienti di trasformazione vengono aggiornati in funzione della speranza di vita. Se quest’ultima aumenta, il coefficiente applicato al montante contributivo diminuisce e, a parità di contributi versati, la pensione risulta inevitabilmente più bassa.

Per i contributivi puri, che oltre ai requisiti anagrafici e contributivi devono raggiungere anche un importo minimo dell’assegno, questa modifica rende il traguardo ancora più difficile.

Attualmente il requisito economico coincide con l’importo dell’Assegno Sociale, pari a 546,24 euro mensili. Se, come indicano le previsioni, nel 2027 l’inflazione dovesse attestarsi intorno al 2,8%, anche l’Assegno Sociale verrebbe rivalutato, superando i 560 euro al mese.

Di conseguenza, la soglia minima da raggiungere diventerebbe più elevata proprio mentre i nuovi coefficienti di trasformazione contribuirebbero a ridurre l’importo della pensione maturata.

In altre parole, molti lavoratori potrebbero ritrovarsi con un assegno che, pur essendo frutto di 20 anni di contribuzione e del raggiungimento dell’età pensionabile, non sarebbe sufficiente per ottenere la pensione di vecchiaia.

In sintesi, coefficienti di trasformazione meno favorevoli e aumento dell’Assegno Sociale rischiano di rendere il pensionamento nel 2027 ancora più difficile per molti lavoratori interamente contributivi.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.