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Oggi: 09 Lug, 2026

Spese per addetti all’assistenza personale: documenti, reddito e regole per lo sconto IRPEF

La cura quotidiana può pesare meno sulle tasse: ecco quando la ricevuta dell’assistenza diventa una detrazione da non perdere.
9 Luglio 2026
spese addetti assistenza personale
Foto © Investireoggi

Le spese per addetti all’assistenza personale possono dare diritto a uno sconto Irpef quando riguardano persone non autosufficienti. La regola interessa chi paga assistenti familiari, strutture o servizi organizzati per aiutare una persona nelle attività essenziali della vita quotidiana. Il riferimento principale è l’articolo 15, comma 1, lettera i-septies), del TUIR, che prevede una detrazione del 19%o entro condizioni precise.

Spese per addetti all’assistenza personale: quando nasce il diritto alla detrazione

L’agevolazione fiscale riguarda i costi sostenuti per l’assistenza di persone che, a causa di una malattia, non riescono a compiere in autonomia atti ordinari e necessari. Rientrano in questa situazione, ad esempio, i casi in cui serva controllo continuo oppure manchi la capacità di mangiare da soli, curare l’igiene personale, camminare o vestirsi.

La non autosufficienza deve risultare da certificazione medica. Non basta, quindi, una generica difficoltà legata all’età o alla condizione familiare. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 2/E del 3 gennaio 2005 (ripresa nella guida sulle agevolazioni fiscali in dichiarazione redditi), ha chiarito che il beneficio non riguarda i bambini per il solo fatto di essere piccoli, se non esiste una patologia collegata alla perdita di autonomia.

La detrazione può essere richiesta da chi ha pagato la prestazione, anche se il contratto non è intestato a quella persona. Il beneficio vale anche quando l’assistenza riguarda familiari, compresi quelli non fiscalmente a carico. I familiari rilevanti sono quelli indicati dall’articolo 433 del codice civile, tra cui coniuge, figli, genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle.

Limiti di reddito, importo massimo e calcolo dello sconto fiscale

Per accedere al beneficio, il reddito complessivo del contribuente non deve superare 40.000 euro.

Nel conteggio rilevano anche redditi soggetti a cedolare secca, regime forfetario, imposte sostitutive e altri importi considerati nel reddito di riferimento per le agevolazioni fiscali.

La detrazione è pari al 19% e si calcola su una spesa massima di 2.100 euro. Di conseguenza, il risparmio massimo d’imposta può arrivare a 399 euro. Il tetto di 2.100 euro vale per ciascun contribuente, non per ogni persona assistita. Quindi, se lo stesso soggetto sostiene costi per più persone, il limite resta unico.

Se più familiari partecipano al pagamento per assistere la stessa persona, la soglia deve essere divisa tra loro in base alla quota realmente sostenuta. Le spese per addetti all’assistenza personale conservano la detrazione piena perché l’accesso è già vincolato al limite reddituale di 40.000 euro, nonostante le regole generali degli articoli 15, comma 3-bis, e 16-ter del TUIR prevedano riduzioni per alcune detrazioni al crescere del reddito.

Quali servizi rientrano e quali restano fuori

Il beneficio non riguarda soltanto l’assistente assunto direttamente dalla famiglia. Sono ammesse anche prestazioni rese da una casa di cura o di riposo, come confermato dalla risoluzione n. 397/E del 22 ottobre 2008, purché il costo dell’assistenza sia separato dagli altri servizi. Possono rientrare anche le prestazioni fornite da cooperative, secondo la circolare n. 17/E del 18 maggio 2006, e quelle tramite agenzia interinale, quando sia chiara la qualifica del lavoratore.

Restano, invece, escluse le somme pagate per colf o collaboratori domestici con mansioni diverse dall’assistenza personale. Non vanno confuse neppure con i contributi previdenziali versati per lavoratori domestici, che seguono un’altra regola: sono deducibili dal reddito secondo l’articolo 10, comma 2, del TUIR e non rientrano in questa detrazione.

Dal 2020 il pagamento deve essere tracciabile. Sono, quindi, validi bonifico (basta quello ordinario, non serve bonifico parlante), carta, bollettino, MAV, PagoPA, assegni o altri strumenti che lascino prova certa della transazione. Non danno diritto allo sconto i pagamenti in contanti. Le spese per addetti all’assistenza personale indicate nella Certificazione Unica possono essere riportate in dichiarazione se non sono state rimborsate dal datore di lavoro. In caso di rimborso parziale, resta detraibile solo la parte rimasta effettivamente a carico.

Spese per addetti all’assistenza personale: documenti da conservare

Per non perdere il beneficio, la documentazione deve essere completa. Servono fattura o ricevuta firmata, dati anagrafici e codice fiscale di chi paga, di chi presta assistenza e, quando diverso, della persona assistita. È necessaria anche la prova del pagamento tracciabile, oppure l’annotazione del metodo di pagamento sul documento fiscale.

Quando il servizio arriva da una struttura, il documento deve distinguere l’assistenza dagli altri costi, come vitto, alloggio o cure diverse. In caso di cooperativa, va indicata la natura del servizio. Se interviene un’agenzia interinale, deve risultare la qualifica contrattuale del lavoratore.

Va conservata anche la certificazione medica che attesta la non autosufficienza. Se l’assistenza riguarda un familiare, può essere utile un’autocertificazione che confermi il rapporto rientrante nell’articolo 433 del codice civile. Una gestione ordinata dei documenti rende più semplice dimostrare il diritto alla detrazione sulle spese per addetti all’assistenza personale in caso di controllo fiscale.

Riassumendo

  • Le spese per addetti all’assistenza personale danno una detrazione Irpef del 19%.
  • La persona assistita deve essere non autosufficiente per una patologia certificata.
  • Il reddito complessivo non deve superare 40.000 euro.
  • La spesa massima agevolabile è pari a 2.100 euro.
  • Sono ammessi assistenti, strutture, cooperative e agenzie con documentazione corretta.
  • Pagamenti tracciabili e certificazione medica sono necessari per conservare il beneficio.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.