La riforma delle pensioni continua a essere al centro del dibattito. Più che di una nuova riforma, però, si tratta degli effetti prodotti dalla normativa già in vigore, in particolare dalla legge Fornero. Sebbene siano allo studio diverse ipotesi di intervento previdenziale, una certezza riguarda l’aumento dei requisiti di accesso alle pensioni dal 2027. Questa legata all’adeguamento alla speranza di vita.
Proprio da questo incremento deriva la possibilità, per alcuni lavoratori, di andare in pensione a 64 anni e un mese nel 2027. In futuro questa opportunità potrebbe essere estesa a una platea più ampia nell’ambito di una riforma del sistema previdenziale.
Ma allo stato attuale la misura continua a riguardare soltanto determinate categorie di lavoratori. Vediamo quali sono gli altri requisiti richiesti.
Riforma pensioni: 64 anni e un mese di età, ma quali altri contributi servono?
Dal 2027, salvo interventi legislativi dell’ultimo momento, la pensione di vecchiaia sarà accessibile a 67 anni e un mese. In seguito all’adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita.
Per i contributivi puri, cioè per coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996, oltre ai 20 anni di contribuzione sarà necessario soddisfare anche un ulteriore requisito: l’importo della pensione dovrà essere almeno pari all’Assegno Sociale vigente al momento della decorrenza della pensione.
Poiché le previsioni indicano un tasso di inflazione intorno al 2,8%, anche l’Assegno Sociale dovrebbe essere rivalutato. Se tali stime saranno confermate, l’importo mensile potrebbe passare dagli attuali 546,24 euro a circa 561,53 euro.
Di conseguenza, nel 2027 i lavoratori interamente contributivi potranno ottenere la pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese.
Ma soltanto se l’assegno maturato raggiungerà almeno il nuovo importo dell’Assegno Sociale.
Più complessi risultano invece i requisiti della pensione anticipata contributiva, misura che rappresenta uno dei possibili punti di partenza delle future riforme previdenziali.
Anche questa forma di pensionamento dovrebbe adeguarsi alla speranza di vita, portando il requisito anagrafico a 64 anni e un mese, sempre con almeno 20 anni di contributi, a condizione che il lavoratore sia un contributivo puro, ossia abbia il primo contributo accreditato dal 1° gennaio 1996.
Ecco le ultime ipotesi che portano alla previdenza complementare
La pensione anticipata contributiva richiede anche il raggiungimento di un importo minimo dell’assegno.
Con gli attuali valori di riferimento, la pensione deve essere almeno pari a tre volte l’Assegno Sociale per gli uomini e per le donne senza figli. Per le lavoratrici con un figlio, la soglia è ridotta a 2,8 volte l’Assegno Sociale, mentre per quelle con due o più figli scende a 2,6 volte l’Assegno Sociale.
Se venissero confermati gli incrementi previsti per il 2027, tali soglie salirebbero anch’esse in proporzione alla rivalutazione dell’Assegno Sociale, rendendo ancora più difficile raggiungere i requisiti richiesti.
La misura, almeno secondo la normativa oggi vigente, continuerà a essere riservata ai contributivi puri. Tuttavia, tra le ipotesi allo studio per la prossima riforma previdenziale figura la possibilità di estendere la pensione anticipata contributiva anche ai lavoratori del sistema misto, purché accettino il ricalcolo contributivo dell’intera prestazione o della quota interessata, secondo le modalità che un eventuale intervento normativo dovrà definire.
Tra le soluzioni attualmente allo studio vi è anche un maggiore coinvolgimento della previdenza complementare.
L’ipotesi è quella di consentire ai lavoratori che, a 64 anni e un mese, non raggiungono la soglia minima richiesta con la sola pensione maturata presso l’INPS, di sommare anche la rendita maturata nel fondo pensione complementare ai fini del raggiungimento del requisito economico necessario per il pensionamento anticipato.
Tra le proposte circolate negli ultimi mesi vi è anche quella di valorizzare il TFR destinato alla previdenza complementare. Trasformandolo così in una rendita periodica da affiancare alla pensione pubblica. Si tratta, tuttavia, di ipotesi di riforma ancora in fase di discussione e che, al momento, non sono state recepite da alcun provvedimento normativo.

