Pur in risalita dai minimi toccati nel corso della settimana passata di circa 1,1330, il cambio tra euro e dollaro inizia la settimana restando attorno a 1,14, cioè nei pressi dei livelli più bassi dell’ultimo anno. Ed è interessante che ciò stia accadendo con il petrolio tornato ai livelli di fine febbraio, azzerando i guadagni realizzati con la guerra in Iran e riducendo i timori per una reflazione globale. Il dollaro resta forte, nonostante i “beni rifugio” stiano perdendo appeal nelle ultime settimane con l’allentamento delle tensioni geopolitiche. Il mercato sta segnalando di voler continuare a scommettere sugli Stati Uniti d’America. Una brutta notizia per l’Eurozona.
Euro dollaro a 1,14
Il cambio tra euro e dollaro a 1,14 implica un calo del 3,4% rispetto ai massimi toccati in aprile e del 5% dal precedente 1,20 di fine gennaio. Gli investitori stanno riducendo le loro aspettative sui tassi di interesse nell’Eurozona, mentre le stanno alzando sugli Stati Uniti. La minore divergenza monetaria attesa da qui a fine anno gioca un ruolo sul mercato forex e a sua volta riflette condizioni macro differenti tra le due grandi economie mondiali.
Questa sarà una settimana densa di spunti per il mercato. Domani, Germania e Francia pubblicheranno i rispettivi dati sull’inflazione nell’Eurozona e mercoledì sarà la volta dell’intera area. Le previsioni per quest’ultima sono per un rallentamento tendenziale a giugno al 3% dal 3,2% di maggio. E oggi la governatrice della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, apre il Forum di Sintra, in Portogallo, a cui partecipano le principali banche centrali. Attesissimi gli interventi in programma per mercoledì di Kevin Warsh e Andrew Bailey, rispettivamente a capo di Federal Reserve e Banca d’Inghilterra.

Tassi BCE vs FED
Tra dati macro e dichiarazioni, il cambio tra euro e dollaro può sbandare rispetto a 1,14 nel caso di sorprese. Un “raffreddamento” dell’inflazione europea oltre le attese indurrebbe a immaginare un rialzo dei tassi BCE meno accentuato. Di conseguenza, la moneta unica si deprezzerebbe in favore del biglietto verde. Warsh ha debuttato da governatore con un discorso da “falco” sull’inflazione americana, salita al 4,2% a maggio e contrariamente alle attese. Vedremo se confermerà questa impostazione in settimana.
Il punto è questo: l’economia americana resta forte con un’inflazione oltre il doppio del target. L’economia europea resta debole con un’inflazione destinata probabilmente a scemare nei prossimi mesi con la riapertura di Hormuz in corso. I prezzi al consumo erano in forte crescita negli Stati Uniti già prima della crisi energetica globale. Viceversa, erano scesi sotto il target del 2% nell’Eurozona. Tra l’altro il Pil nell’area si è contratto dello 0,2% nel primo trimestre, salendo negli Stati Uniti del 2,1% annualizzato.
Riapre Hormuz e oro crolla
Un euro debole può favorire i titoli di stato italiani e nel resto dell’Eurozona. I capitali esterni trovano già relativamente convenienti gli asset denominati nella moneta unica. Inoltre, un cambio tra euro e dollaro a 1,14 o che dovesse persino deprezzarsi ulteriormente, avvantaggerebbe le esportazioni dell’area e, in questo modo, ne sosterrebbe il ritorno alla crescita con relativo contenimento del rischio sovrano.
A patto che la situazione resti sotto controllo, altrimenti costringerebbe la BCE ad intervenire con una stretta monetaria più dura per evitare di importare inflazione.
Per il dollaro è un buon momento. Non solo è risalito ai massimi dalla primavera dello scorso anno, ma il suo principale avversario è collassato ai minimi dal novembre scorso. L’oro è sceso oggi sotto 4.050 dollari per oncia, quando a fine gennaio raggiungeva i massimi storici di quasi 5.600 dollari. Proprio la prospettiva i tassi FED più alti colpisce i metalli preziosi, ma anche la riduzione delle tensioni con l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran in corso di negoziazione.

Euro dollaro a 1,14 segno di debolezza per Eurozona
Il fatto che la divisa americana paradossalmente si stia rafforzando, va oltre le dinamiche puramente monetarie. E’ l’ennesimo segnale che il mercato abbia dichiarato la superpotenza quale vincitrice di questa fase post-bellica. Non in termini strettamente militari, bensì di prospettive economiche nel medio e lungo periodo. Al contrario, l’Europa è percepita sempre più marginale nel palcoscenico internazionale. Con buona pace di chi sogna la dedollarizzazione, a perdere quota anche questa volta è l’euro contro il dollaro, sprofondando a un cambio di 1,14 e dopo che per mesi si era assurdamente speculato su un suo rialzo sopra 1,20 in risposta ai dazi trumpiani. Come se questi ultimi avrebbero fatto bene alla nostra economia esportatrice! Le bugie hanno sempre le gambe corte.
giuseppe.timpone@investireoggi.it